Crollo LVMH: peggior primo trimestre di sempre, azioni giù del 28%
Per gli analisti, il tonfo in Borsa è persino peggiore del Q1 di LVMH durante la crisi finanziaria del 2008 e del tracollo da pandemia del 2020.
Riepilogo
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Per LVMH il primo trimestre 2026 è stato il peggiore di sempre, con i titoli in calo del 28% sullo sfondo di una forte instabilità geopolitica.
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Il CEO Bernard Arnault ha visto svanire 55,4 miliardi di dollari dal proprio patrimonio, la più ampia perdita individuale registrata al mondo.
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Nonostante l’arrivo di nuovi direttori creativi, l’aumento dei costi e il calo dei consumi di alcol tra i giovani, la pressione sul colosso del lusso continua a intensificarsi.
Nella mattina di giovedì, un’analisi firmata Bloomberg è stata diffusa, rivelando che il colosso del lusso LVMH ha archiviato il suo peggior primo trimestre di sempre, con le azioni in ribasso del 28%. Analizzando i conti del gruppo da quando è sbarcato in Borsa nel 1987, il Q1 2026 risulta peggiore persino dei trimestri segnati dalla pandemia di COVID-19 del 2020, dalla crisi finanziaria del 2008 e dalla bolla Dot-Com del 2001.
Dopo una sorta di boom post-pandemico, il settore del lusso fatica a scrollarsi di dosso il rallentamento che ha iniziato a farsi sentire nel 2024. Solo nell’ottobre 2025 gli analisti hanno iniziato a mostrare maggior fiducia nel comparto. LVMH, il cui andamento è di fatto il termometro dell’intero universo luxury, nel terzo trimestre del difficile 2025 ha registrato la sua prima crescita organica trimestrale, con un timido +1%. I principali osservatori del settore si erano fatti più ottimisti, complici un numero senza precedenti di debutti di Creative Director che aveva riportato i riflettori sul lusso.
Un vortice di dazi commerciali, rapporti internazionali in deterioramento e rincari per i consumatori sta affossando queste prospettive. Quella che era nata come una crisi legata all’instabilità dell’economia post-pandemica è stata aggravata da conflitti geopolitici sempre più intensi, che colpiscono non solo le strategie di espansione nella regione MENA, ma il commercio e i consumi a livello globale. Le previsioni per il lusso si fanno sempre più cupe, complice l’intreccio di fattori come filiere finite nel fuoco incrociato e clienti con sempre meno liquidità.
Anche per il CEO Bernard Arnault il conto è salato: secondo il Bloomberg Billionaires Index, nel primo trimestre il patrimonio del magnate è crollato di 55,4 miliardi di dollari. La piattaforma segnala che si tratta della perdita più ingente registrata tra i 500 individui più ricchi del pianeta.
Queste notizie sollevano interrogativi sull’andamento del business nei marchi di punta del gruppo LVMH, tra cui Louis Vuitton, Dior, Fendi, Celine, Loewe, Givenchy, Loro Piana e RIMOWA. Con Jonathan Anderson da Dior, Maria Grazia Chiuri da Fendi, Michael Rider da Celine e il duo Proenza Schouler da Loewe, LVMH ha ancora il resto dell’anno per capire se la freschezza delle nuove nomine basterà a riaccendere l’interesse. A ciò si aggiungono le etichette di vini e spiriti come Moët & Chandon, Hennessy e Dom Pérignon, che restano una fonte importante di ricavi, anche se il 2025 è stato un anno già complesso per la divisione, complice il calo dei consumi alcolici tra le nuove generazioni.
Al momento della stesura di questo articolo, LVMH non ha ancora pubblicato il report ufficiale del primo trimestre 2026, atteso però nelle prossime settimane. Restate sintonizzati su Hypebeast per non perdervi gli ultimi aggiornamenti e insight sull’industria della moda.

















