I 50 album che hanno definito il nostro 2025

I nostri 50 album dell’anno, tra debutti, grandi ritorni, super collaborazioni, pesi massimi e gemme nascoste.

Musica
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Se il 2024 ha visto un particolare album dal bagliore verde elettrico dominare lo zeitgeist culturale dalla sua uscita a metà estate, il 2025 è stato piuttosto un lavoro corale. I dischi più influenti di quest’anno hanno messo in mostra un’arte ampia e totalizzante, capace di costruire veri e propri mondi, hanno acceso conversazioni culturali stimolanti e hanno continuato a sfumare i confini di genere in modi ancora più entusiasmanti.

I debutti sono arrivati da una schiera di nuovi talenti promettenti e di forze finora silenziose che hanno guidato le sottoculture sonore dietro le quinte, come Monte Booker, Ovrkast. e Kal Banx. Se il futuro della musica è nelle mani di questi musicisti, possiamo stare più che tranquilli.

I pesi massimi hanno colpito più forte che mai, con il successo di Bad Bunny con DeBÍ TiRAR MáS FOToSche ha frantumato record, facendo di Benito il primo artista di sempre a guidare le classifiche di streaming di Spotify per quattro volte di fila, portandosi a casa di nuovo il titolo nel 2025 con l’incredibile cifra di 19,8 miliardi di stream. I Geese di Cameron Winter, il DON’T TAP THE GLASS, e il LUXhanno tutti infranto record e confini, continuando a testimoniare i rischi artistici senza precedenti a cui stiamo assistendo, con le grandi star e le nuove leve che spingono ben oltre le forme convenzionali.

È stato decisamente un anno da incorniciare, quindi abbiamo suddiviso i 50 album che hanno definito il 2025 – un numero che continua a crescere – in cinque categorie: i debutti, i pesi massimi, i ritorni, le collaborazioni e le gemme nascoste.

Scopri la lista completa qui sotto.


Debutti:

Il 2025 è stato l’anno dei grandi debutti. Dagli artisti indie ai rapper underground, in molti sono entrati in scena mostrando la loro versione creativa più affinata.

Liim – Liim Lasalle Loves You


E noi amiamo Liim Lasalle. Il ventiduenne, molto più saggio della sua età, si definisce solo un “tipo normale” di Harlem, cresciuto con la durezza e il senso di comunità di New York City nei suoi cinque distretti, per nulla scosso dall’acclamazione che il suo debutto Liim Lasalle Loves Yousi è guadagnato. Con anche il co-sign di Tyler, the Creator in tasca (probabilmente in total look Supreme), l’assoluta incapacità di Liim di fingere autenticicità o di essere qualcun altro che non sia sé stesso alimenta come non mai la sua musica che sfida i generi mentre scala le classifiche. Il disco da 12 tracce oscilla con anima tra rap, pop, R&B e indie, toccando l’apice in brani come “For The Both Of Us” – dove riflette in modo quasi stream-of-consciousness sul post-rottura – e la totalmente francese “Le Pouvoir Noir.” È ogni genere e nessun genere esistente allo stesso tempo. È Liim Lasalle!

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Monte Booker – noise ( meaning )


Forza silenziosa nel definire da oltre un decennio la personalità sonora di molti, il membro fondatore di Zero Fatigue ci ha regalato quest’anno il suo vero e proprio esordio da solista. Intitolato noise ( meaning ), il grande debutto di Monte Booker fonde con naturalezza i generi e stratifica texture ambient lungo 14 brani intrecciati senza soluzione di continuità. Il suo ricchissimo carnet di collaboratori costella l’ascolto immersivo, con volti noti come Smino, reggie e Ravyn Lenae che firmano i vertici “lights”, “awake” e “no good”, affiancati da pionieri alla prima prova che continuano a tracciare corsie artistiche personali come Planet Giza, Young Pink e chlothegod.

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SAILORR – FROM FLORIDA’S FINEST


Anticipato da “Pookie’s Requiem”, lo swagger di SAILORR parla da sé. Originaria – indovina – della Florida, la vietnamita-americana affronta la musica come tutto il resto, con un’autenticità assoluta che traspare nel suo debutto in formato LP dal taglio diaristico. Oscillando tra massima hot-girl energy e vulnerabilità down bad, FROM FLORIDA’S FINESTè un’introduzione incisiva e sincera a chi è SAILORR, come artista e come persona. Produzioni atmosferiche si intrecciano con il suo canto confessionale e il rap sottotraccia lungo tutta la mixtape, una lettera d’amore sonora alla sua storia.

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Jim Legxacy – black british music (2025)


Jim Legxacy modella il suono dell’underground UK già da un bel po’, ma quest’anno la sua black british music (2025)mixtape lo ha spinto decisamente di più sotto i riflettori mainstream. Una capsula del tempo degli ultimi anni del rapper, il seguito di homeless n*gga pop musicè un arazzo senza tempo di generi, epoche, sample e stili che ricompongono il suo romanzo di formazione fatto in casa.

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Ovrkast. – While The Iron Is Hot


Figlio autentico della Bay Area, Oakland è dappertutto in Ovrkast. La sua nonchalance contagiosa e quel tono quasi blasé raccontano quella che definirei la sua superpower sonora: saper passare dal sedile anteriore a quello posteriore di un SUV truccato senza perdere il controllo. A 27 anni ha già dimostrato una notevole potenza produttiva, mettendo mano a brani di Drake e Earl Sweatshirt; ora è deciso a costruirsi un catalogo tutto suo come rapper solista. While The Iron Is Hotha segnato il primo vero passo di Kast come artista in prima linea, cucito addosso alla sua abilità produttiva e a un approccio alla scrittura tanto convincente quanto in contrasto: unisce il suo cool californiano contagioso a un flow narrativo precisissimo e a una delle penne più affilate in circolazione.

Ascoltalo se ti piace: le produzioni di “If The Shoe Fits” e “El Toro Combo Meal”

John Glacier – Like A Ribbon


Un debutto dal titolo perfetto per l’inafferrabile e ultraterrena John Glacier. Battezzato Like a Ribbonper la sua struttura – divisa in tre atti metaforici che si srotolano come un nastro – è liscio e levigato, glaciale e intimo. Glacier non si trattiene, scivola senza sforzo su produzioni ariose e atmosferiche, con il suo deadpan dominante che plana su 11 tracce una diversa dall’altra. Alle produzioni contribuisce un parterre di grandi nomi, tra cui Flume ed evilgiane.

Ascoltalo se ti piace: Little Simz

WHATMORE – WHATMORE


Se il breakout year di WHATMORE ha avuto una costante, è stata la coerenza. La brigata di cinque ragazzi, energica e sorprendentemente compatta, si è conosciuta nei corridoi della LaGuardia High School a NYC e da allora è salita in modo costante nelle playlist e nelle colonne sonore delle feste dei locals, senza mai tradire il proprio ethos fresco, fervente e sfacciatamente newyorchese. Formato da Cisco Swank, Yoshi T., Jackson August, $eb (Sebastiano) ed Elijah Judah, WHATMORE incanala un senso di nostalgia contagioso e inedito (senza scadere nel cheesy) che non conosce generi. Il debutto omonimo è la realizzazione, in tempo reale, del potenziale sconfinato del supergruppo, destinato a portare questi cinque newyorchesi ben oltre i cinque borough.

Ascoltalo se ti piace: BROCKHAMPTON e la internet culture

dexter in the newsagent – Time Flies


dexter in the newsagent è un’altra delle voci in ascesa provenienti dal Regno Unito – anche se la sua potrebbe essere la più eterea di tutte. A soli 23 anni, la cantautrice del Sud di Londra emana un fascino naturale e una leggerezza disarmante, con una voce delicata e sospesa che si presta alla perfezione a qualsiasi forma di malinconia.Time Fliesvede dexter attingere direttamente al dolore per la morte del padre, trovando conforto tra le melodie morbide e le transizioni fluide dell’LP. È straziante e pieno di speranza allo stesso tempo, quell’enigma che probabilmente è al centro della sua scrittura in ascesa.

Ascoltalo se ti piace: il languore più puro e PinkPantheress, insieme

Kal Banx – RHODA


Le production credit di Kal Banx parlavano già per lui, almeno fino a quest’anno. Pilastro di Top Dawg Entertainment, nel solo 2025 ha collaborato con quasi tutto il roster dell’etichetta e oltre, unendo le forze con Pink Siifu, SiR e, come opener della sua tournée di testa di cartello Alligator Bites Never Healtour, Doechii. Un anno chiave in cui Banx ha rivendicato il proprio blueprint sonoro, il multihyphenate ha anche sollevato il velo sul suo progetto solista in studio, RHODA. Con contributi di serie A da Isaiah Rashad, Audrey Nuna, Smino e Maxo Kream, RHODAè un patchwork artistico variegato, che dà spazio anche a una costellazione di shapeshifter dietro le quinte, tra cui reggie, Maxo e Mez.

Ascoltalo se ti piace: una produzione hip hop pulita, a metà tra California e Chicago

EsDeekid – Rebel


Tra i rapper di punta emersi dal sottobosco UK, EsDeeKid — che possiamo ormai confermare ufficialmente non essere Timothée Chalamet — ha fatto un ingresso notevole nella scena con Rebel. Un slow burn, nel senso che ha raggiunto il suo vero potenziale solo alcuni mesi dopo l’uscita di giugno. Intriso di spavalderia tutta britannica e cucito con produzioni sporche e quasi grunge, Rebel vede lo spitter di Liverpool assicurarsi un posto come forza con cui fare i conti ben oltre i confini del Regno Unito.

Ascoltalo se ti piace: l’accento Scouse

Venna – MALIK


A definire una corsia tutta sua nel jazz-rap arriva l’impressionante debutto in studio di Venna, MALIK. Con già qualche EP alle spalle, il sassofonista vincitore di un Grammy firma una presentazione magistrale e maestosa come paroliere solista, e contemporaneamente dimostra quanto il jazz contemporaneo abbia ancora molto da dire. Ogni brano scorre nel successivo con naturalezza, vellutato e vibrante dall’inizio alla fine. MIKE, Leon Thomas, Smino e Jorja Smith entrano tutti in gioco.

Ascoltalo se ti piace: un assolo strumentale morbido e setoso

Ritorni:

L’anno è stato anche una lunga stagione di comeback, con ritorni arrivati da ogni angolo dell’industria.

Yung Lean – Jonatan


Il primo progetto in studio di Yung Lean dopo Starz, Jonatanevoca una nuova versione, più introspettiva, dell’artista, prendendo la forma di un altro tipico paesaggio sonoro alla Leandoer, intriso della giusta dose di esistenzialismo. Del resto Lean ha curato la tracklist dell’album in tre luoghi iper-esistenziali: i boschi oscuri della Svezia, il deserto californiano e New York City. La traccia che interpola gli ABBA, “Might Not B”, guarda più alle periferie di Los Angeles, mentre “Babyface Maniacs” richiama una solitudine boschiva e “Forever Yung” trova conforto nell’angoscia newyorchese. Impresa lirica solitaria di un Lean in piena ruminazione, l’intera direzione artistica di Jonatanè stata supervisionata da Ecco2k della Drain Gang.

Tracce preferite: “Swan Song”, “Might Not B”, “Babyface Maniacs”

Bon Iver – SABLE fABLE


Bon Iver ha pubblicato quest’anno il suo album più felice. Con SABLE, fABLE– il primo album di Bon Iver dopo quasi sei anni – Justin Vernon ha cercato di rifiutare non solo la tristezza come concetto, ma anche l’idea che Bon Iver possa fare soltanto musica intrisa di malinconia. Ancora più potente grazie ai contributi di collaboratori di lunga data come Jim-E Stack, Dijon e Mk.gee, il rosato SABLE, fABLEattinge profondamente alle radici di Vernon nel Wisconsin, ma il progetto, attesissimo, vede infine il musicista del Midwest uscire dal bosco ed entrare nella luce.

Tracce preferite: “Day One”, “From”, “I’ll Be There”

Justin Bieber – SWAG


Il grande comeback di Bieber ha raddoppiato la posta in gioco, per uno dei ritorni più attesi (e inattesi) dell’anno, ma il primo dei due progetti colpisce un po’ più forte del successore, almeno negli uffici di Hypebeast. Segnando il primo progetto in studio di lunga durata di Justin dopo Justice, SWAGaveva grandi aspettative da soddisfare per un’uscita sotto gli occhi di tutti – e ci è entrato dentro come fosse la cosa più naturale, scintillando grazie alle produzioni di Mk.gee e Dijon.

Tracce preferite: “YUKON”, “THINGS YOU DO”, “WALKING AWAY”, “405”

Dave – The Boy Who Played The Harp


A ribadire la potenza della sua penna come una delle più forti in circolazione arriva Dave, senza una vera campagna di lancio né singoli nel quarto trimestre. Una mossa che solo il rapper britannico ventisettenne poteva gestire con tanta eleganza, facendola sembrare facilissima. In The Boy Who Played the Harp, il suo terzo LP in studio, Santan rovista nel suo subconscio, sputando alcune delle barre più contemplative della sua carriera. Guarda dentro di sé in “History” con James Blake e “My 27th Birthday”, e si volta verso l’esterno riflettendo sullo stato del mondo in “Chapter 16” con Kano. L’ospitata più notevole, però, potrebbe essere proprio quella di Jim Legxacy in “No Weapons”.

Tracce preferite: “No Weapons”, “Sundance”

Earl Sweatshirt – Live Laugh Love


Il mantra suburbano suona decisamente meglio quando esce dalla bocca di Earl Sweatshirt. Il rapper ha intitolato Live Laugh Loveancor prima di iniziare a scrivere l’album; nato come titolo satirico, il processo di scelta racconta molto del disco, che mostra un lato più morbido del rapper – uomo di famiglia, neogenitore, qualcuno che sembra in pace con il punto in cui si trova. Una capsula di aneddoti sull’inizio della paternità e sulla continua ricerca di sé – tema ripreso anche dagli ospiti Black Noise, Child Actor e Navy Blue – l’album si adagia sulle vibrazioni post Sick!– gli aftershock del disco precedente – con uno Sweatshirt più maturo che sputa barre su temi altrettanto cresciuti di sviluppo personale.

Tracce preferite: “INFATUATION”, “Gamma (need the <3)”

Clipse – Let God Sort ‘Em Out

Una reunion destinata a restare nella storia. I fratelli preferiti dell’hip-hop, Pusha T e Malice, hanno rimesso insieme la famiglia quest’anno per Let God Sort Em Out– oltre 15 anni dopo l’ultima uscita dei Clipse, Hell Hath No Fury . Così si torna in scena. Registrato principalmente a Parigi e rafforzato dalle produzioni affilate di Pharrell, Let God Sort Em Outci ricorda chi sono i Clipse. E che nessuno lo farà mai come loro.

Tracce preferite: “Ace Trumpets”, “So Be It”, “Let God Sort Em Out/Chandeliers”

FKA twigs – Eusexua

EUSEXUAè un portmanteau fra “sex” ed “euphoria”, come spiegato da FKA twigs quando ha annunciato l’uscita del suo opus avant-pop empirico. Sensuale, sintetizzato e sicuro di sé, il nuovo volto di twigs è esattamente ciò che ci è mancato negli ultimi sei anni. Distribuito su 11 tracce a trazione dance, EUSEXUAva ben oltre il semplice “album”: è uno stato d’animo – e coinvolge corpo intero. Ispirato al suo amore per la techno, nato durante il periodo trascorso all’estero a Praga, il disco amplifica l’energia che twigs ha assorbito nei warehouse rave e nei DJ set underground e la filtra attraverso la sua lente creativa inconfondibile. Ogni brano è una “eusexua” a sé, che si muove tra synth e archi, tenuto insieme dalle sue voci eteree.

Tracce preferite: “Girl Feels Good”, “Perfect Stranger”

Dijon – Baby


Arrivato esattamente al momento giusto, poco meno di quattro anni dopo il suo predecessore pionieristico, Absolutely, e sulla scia dell’anno più esposto di sempre per questo musicista schivo, l’LP atteso da tutti è esattamente ciò che speravamo da Dijon dopo la sua sorta di recente pausa solista. Sulla base di Absolutelye della sua composizione senza confini, ma con una prospettiva meno frenetica e più focalizzata, orientata alla famiglia, Babyè perlopiù un lavoro da solista; il progetto è un affare di famiglia intimo e casalingo, una riflessione sul piccolo nucleo domestico di Dijon, che ora comprende anche il suo bimbo. Da quando Absolutelyè uscito, l’influenza tutt’altro che silenziosa di Dijon sullo zeitgeist musicale è diventata sempre più nitida; quell’album crudo e rigenerante (e la sua performance live in sala da pranzo) ha aperto la strada a una nuova era di sperimentazioni sonore intime e dall’aria improvvisata. Un ruolo che lui stesso sembra indossare con orgoglio: con questa uscita, il musicista si scrolla di dosso l’etichetta da IYKYK. Aggrappato alla sua capacità di fondere liriche profondamente introspettive con soluzioni produttive che spostano l’asticella, Dijon in questo nuovo album fa quello che sa fare meglio, con un suono più affilato e una produzione (solo leggermente) più levigata.

Tracce preferite: “HIGHER”, “(Referee)”, “Baby!”, “Kindalove”

Playboi Carti – MUSIC


Caos, alla maniera di Carti. Tra trap e techno, restando però fedele alle radici ruvide del SoundCloud rap, il Whole Lotta Redsuccessor di Whole Lotta Red non delude. Lunghissimo e prolisso proprio come il suo rollout durato anni, MUSICsi muove tra 30 tracce e una lineup di ospiti stellare che include Travis Scott, Skepta, Future, The Weeknd, Lil Uzi Vert e Young Thug. Con implicazioni che vanno ben oltre la musica, l’album ha inaugurato una nuova era per Carti, che per la prima volta è diventato una figura davvero front-facing.

Tracce preferite: “FINE SHIT”, “TOXIC”, “I SEEEEE YOU BABY BOI”, “HBA”, “LIKE WEEZY”

Lorde – Virgin


Un coming-of-age catartico e un disco di rinascita – insieme a tutte le macerie che questa si porta dietro. Virgin, il lavoro più introspettivo di Lorde finora, porta in copertina un’immagine ai raggi X a infrarossi del suo bacino – spirale compresa. Virgin è esattamente questo: l’esame interno, eseguito in autonomia dalla cantautrice neozelandese, non solo sugli ultimi quattro anni ma anche sulle emozioni, molto precedenti, che l’hanno trasformata nella sedicenne cresciuta, trapiantata a New York, che è oggi. Con la produzione di Jim-E Stack, Virginparla di sentire davvero tutte quelle emozioni disordinate e incompresse, molte delle quali emergono per le strade di NYC – tra Canal Street, Baby’s All Right e la Westside Highway.

Tracce preferite: “If She Could See Me Now”, “Clearblue”, “Shapeshifter”

Tame Impala – Deadbeat


Bentornato, Kevin Parker. Per il primo album dei Tame Impala in cinque anni, il dancefloor-ready Deadbeatabbraccia e reinventa la forma con una svolta imbevuta di synth. Un cambio di rotta netto rispetto a The Slow Rush, il nuovo LP, a strati e intriso di house, suona come la sensazione dopo una giornata intera passata al sole: un paesaggio onirico psichedelico ed elettronico.

Tracce preferite: “No Reply”, “Not My World”, “Loser”

Blood Orange – Essex Honey


L’omaggio di Dev Hynes alla propria casa lo vede scrivere e produrre alcuni dei brani più sentiti della sua carriera. Essex Honey– il quinto album in studio del musicista inglese e il primo dopo sei anni – racconta la sua crescita a Essex, attraversata da un lutto nudo e crudo. Come solo Blood Orange sa fare, trasforma il dolore e la cupezza in qualcosa di abbagliante, meditando sulla morte della madre lungo una miriade di brani. Le collaborazioni arrivano esattamente dove servono, tra le nostre preferite Lorde, Mustafa e Daniel Caesar.

Tracce preferite: “Thinking Clean”, “Somewhere in Between”, “I Listened (Every Night)”

Hayley Williams – Ego Death at a Bachelorette Party


A oltre quattro anni dal suo ultimo LP solista, Flowers for Vases / Descansosdel febbraio 2021, Hayley Williams ci ha regalato il suo terzo album solista, nato inizialmente come un dump senza titolo di singoli slegati – Ego Death at a Bachelorette Party, che segna anche il suo primo rilascio indipendente. Mentre riflette amaramente sulla propria carriera e sul presente, l’agonia e l’ansia di Williams si percepiscono chiaramente lungo l’ampia tavolozza di sottogeneri pop e indie del progetto.

Tracce preferite: “Ice In My OJ”, “Showbiz”, “Whim”, “Hard”

Pesi massimi:

I nomi ovvi: ne hai già sentito parlare ovunque, quindi saremo brevi.

Geese – Getting Killed


Lo stormo guidato da Cameron Winter si compatta per il terzo album in studio a nome Geese, che riscrive le regole della struttura rock tradizionale grazie alle produzioni di Kenny Beats, culminando in un impatto vorticoso.

Tracce preferite: “Au Pays du Cocaine”, “Husbands”, “Cobra”

Olivia Dean – The Art of Loving


Olivia Dean si è praticamente assicurata la nomination ai Grammy 2026 come Best New Artist non appena The Art of Lovingè apparso sulle piattaforme: un’uscita R&B magnetica, intessuta di arrangiamenti lussureggianti e di un’introspezione elegante, il secondo LP soul di Dean suona già come un futuro classico.

Tracce preferite: “Lady Lady”, “Man I Need”

Bad Bunny – DeBÍ TiRAR MáS FOToS


Presentissimo in cima a una miriade di classifiche di fine anno, il DeBÍ TiRAR MáS FOToSdi Bad Bunny ci ha ricordato quanto la musica possa essere potente, capace di superare distanze e barriere linguistiche per colmare lo spazio tra culture in tutto il mondo e riflettere sul concetto condiviso di ritorno a casa, e su come questo sentimento cambi soprattutto in tempi di trasformazioni globali.

Tracce preferite: “DtMF”, “TURISTA”, “NEUVAYoL”

Tyler, the Creator – DON’T TAP THE GLASS


Arrivato dieci mesi dopo CHROMAKOPIA, il progetto a sorpresa di Tyler, the Creator ha colmato tutti i vuoti lasciati dalla sua uscita monumentale del 2024, abbracciando un sound design più grezzo e richiamando un’era pre-smartphone con la serie di concerti “No Phones”, dove i biglietti costavano tra i 5 e i 10 dollari.

Tracce preferite: “Big Poe (Sk8brd)”, “Stop Playing With Me”

ROSALÍA – LUX


Rivalutando il ruolo del “pop” nella musica contemporanea, LUXmette pienamente a frutto lo stupore cosmopolita di ROSALÍA, immaginando un etere vasto e magnetico, intriso di un tessuto culturale globale e di 13 lingue diverse.

Tracce preferite: “Porcelana”, “Sauvignon Blanc”

Turnstile – NEVER ENOUGH


Una vasta esplorazione delle emozioni più inconfessate della band, il quarto progetto in studio dei Turnstile NEVER ENOUGHridefinisce il concetto di “immersivo”, accompagnato da un cortometraggio presentato in anteprima al Tribeca Film Festival e diretto da Brendan Yates e Pat McCrory della band.

Tracce preferite: “NEVER ENOUGH”, “BIRDS”

Collaborazioni:

Incontri tra prime volte e sodalizi rodatissimi, che mettono a fuoco il vertice assoluto della sinergia sonora.

Anysia Kym, Tony Seltzer – Speedrun


Un’altra uscita celestiale e collettiva targata 10k. Lo Speedrundi Anysia Kym e Tony Seltzer è il manifesto perfetto dei pilastri della label powerhouse: un’arte viscerale ma estremamente pensata. Le produzioni levigate e imprevedibili di Seltzer si intrecciano in modo ipnotico con la vocalità morbida di Kym lungo tutto Speedrune le sue 12 tracce, la maggior parte delle quali dura un minuto e mezzo o meno, per un totale di poco inferiore ai 18 minuti. Speedrun è il classico ascolto da consumare in un colpo solo, perfetto per il tragitto, per una coffee run o da tenere in loop mentre sei concentrato in ufficio.

Picco di sinergia: “Automatic”, “Diamonds & Pearls”

Freddie Gibbs, The Alchemist – Alfredo 2


Un menu fumante in tre portate, un’avvincente saga crime ambientata a Tokyo e un’ulteriore porzione extra generosa della loro sinergia creativa incrollabile. Ancora affiatati come cinque anni fa, è chiaro che Freddie Gibbs e The Alchemist hanno cucinato Alfredo 2con tantissimo amore, dedicando tempo e cura al sequel multimediale e infondendolo con la stessa spezia, lo stesso gusto e la stessa finezza collaborativa del primo capitolo. Una magistrale ode alla loro sinergia artistica senza limiti.

Picco di sinergia: “Ensalada”, “1995”, “Gas Station Sushi”

MIKE, Tony Seltzer – Pinball II


Un altro picco nel takeover 2025 di 10K. Sulla scia del Pinball, la sinergia tra Seltzer e MIKE torna in piena evidenza e ancora più raffinata nel successore ad alto voltaggio, Pinball II. Immune a vincoli di genere o preconcetti produttivi, il secondo capitolo Pinballsuona come la versione più compiuta del potenziale collaborativo tra rapper e producer. Tutto ciò che stavano sperimentando è stato distillato in una formula apparentemente noncurante, ma mai casuale.

Picco di sinergia: “Sin City”, “WYC4”, “Prezzy”, “Shaq & Kobe”

Larry June, The Alchemist, 2 Chainz – Life is Beautiful


Questo è hip hop con classe. Se la good life avesse una colonna sonora, sarebbe questo progetto. Larry June e 2 Chainz lasciano perdere il quiet luxury per abbracciare un loud luxury dichiarato, tra flex sottili e mosse di stile sulle produzioni setose di The Alchemist. Se la ricchezza è soprattutto una mentalità, Life Is Beautifulè il biglietto di sola andata per quello stato mentale.

Picco di sinergia: “Muyon Canyon”, “Colossal”

Saba, No ID – From the Private Collection of Saba and No ID


Se il paradiso fosse Chicago, allora Saba e No ID sarebbero sicuramente una coppia scritta in cielo; From The Private Collection of Saba and No ID, è un omaggio a tutto tondo alla scena hip hop di Chicago firmato da due dei suoi pesi massimi. Un ascolto riflessivo e rigenerante, From The Private Collection of Saba and No IDaffonda le radici nelle emozioni in tempo reale di Saba e No ID, trasformandosi in un flusso di coscienza che va dalle battute sui segni zodiacali alle domande sul senso della propria vita.

Picco di sinergia: “Every Painting Has A Price”, “Crash”, “Stop Playing With Me”, “How to Impress God”

Gemme nascoste:

Dietro il velo delle grandi uscite mainstream si nasconde un diluvio di paesaggi sonori sottovalutati.

Maxo – MARS IS ELECTRIC


MARS IS ELECTRICnon assomiglia per niente a Debbie’s Son né a Even God Has a Sense of Humor. Maxo costruisce un mondo narrativo immersivo in queste 10 tracce elastiche, stratificate e oniriche. A rappresentare l’inconscio c’è un personaggio chiamato MARS che narra l’album, simbolo della dualità e delle complessità che tutti ci portiamo dietro. È un’espansione intrisa di elettricità della sua discografia, dove lo sentiamo sviluppare una cifra molto più atmosferica.

Tracce preferite: “Idk”, “Saturday Love (Cherry)”, “Mars Is Electric”

Nourished by Time – The Passionate Ones


Pubblicato ad agosto, il secondo album in studio di Marcus Brown come Nourished by Time è una vera catarsi in 12 tracce. Plasmato dai suoni della sua Baltimore, The Passionate Onesvede il musicista riflettere su amore, lavoro, esistenzialismo, disillusione e speranza attraverso la lente del metamodernismo. Intrecciando generi – elettronica, indie, R&B, jazz e hip hop – The Passionate Oneamplia il world-building artistico di Nourished by Time, radicato nella critica a capitalismo e avidità aziendale, portando il suo suono verso una dimensione più matura.

Tracce preferite: “Automatic Love”, “It’s Time”, “BABY BABY”

Pink Siifu – ONYX’!


Il monumentale album in studio del rapper si costruisce sulle fondamenta di Black’!Antique, con Pink Siifu che attinge a influenze punk, jazz e spoken word. Un’introspezione profonda viene messa a diretto confronto con un edonismo da manuale, un contrasto che racconta alla perfezione la storia che Siifu vuole mettere in scena.

Tracce preferite: “nun+”, “$4EVA”

Zelooperz – Dali Ain’t Dead


Molti musicisti sono veloci ad autodefinirsi “artisti”, ma Zelooperz incarna davvero il termine. Un vero surrealismo sonoro, dipinto e scritto con forza dall’affiliato della Bruiser Brigade, Dali Ain’t Dead, racchiude tutta l’ampiezza dell’arte di Z, il culmine delle sue capacità creative a raggio larghissimo. La sua visione unica permea l’intera tracklist che salta da un genere all’altro, sollevata da sole due feature: Zack Fox su “Push Me Around” e Paris Texas su “NDA”.

Tracce preferite: “Art of Seduction”, “Broke Ass H*es”

Dominic Fike – Rocket


Avevamo lasciato Dominic Fike con Sunburn(senza contare il suo EP da 14 minuti 14 minutesuscito a maggio 2024) – un album estivo archetipico, intriso di nostalgia e cucito da melodie di chitarra che sfidano i generi. Per il successore, Rocket, Fike si ritrova faccia a faccia con le parti più pesanti e meno solari del suo passato. Il suo progetto più introspettivo finora, la mixtape completamente solista ci porta in viaggio nel suo soundscape fluido, spingendosi fino ai punti più lontani mentre commenta paternità, fama e fortuna e continua ad ampliare l’universo sonoro che ha costruito.

Tracce preferite: “Great Pretender”, “Epilogue”, “Aftermath – Edit”

Amaarae – BLACK STAR


La stella di Amaarae è da tenere d’occhio già da un po’, esplosa inizialmente con il singolo “Fluid” nel 2017. Quasi dieci anni dopo, l’arte della musicista ghanese-americana è ancora guidata dalla fluidità – di genere, di gender, di stile e di composizione sonora – forse più che mai, e brilla nel suo terzo album in studio, BLACK STAR. In questo incantevole album da 13 tracce, Amaarae porta i suoni della sua infanzia in Ghana su scala globale, amalgamando amapiano e Afrobeats con altri sottogeneri locali – tra cui ghettotech, house, techno e baile funk. La sua formazione nell’era di Internet attraversa il disco, con synth ipnotici e break da dancefloor che entrano esattamente al momento giusto. Impregnato dell’influenza dei suoi “anziani”, BLACK STARsfuma una miriade di suoni locali e li reinventa per l’era di Internet – alzando il riverbero, abbracciando l’AutoTune e tenendo comunque il dito sul polso di ciò che vogliamo sentire, anticipando unioni sonore inaspettate che ancora non sappiamo di desiderare.

Tracce preferite: “She Is My Drug”, “Girlie-Pop!”

Rico Nasty – LETHAL


Il LETHALdi Rico Nasty ci reintroduce alla rapper camaleontica nella sua versione più libera di sempre. Tacobella e Trap Levigne sono alter ego del passato. LETHALnon è un personaggio; è lei nella sua forma più cruda, Maria. Terzo album in studio e primo sotto l’etichetta Fueled by Ramen, LETHALrisuona di una rabbia più esplicita, personificazione delle parti di sé un tempo mascherate che Rico ora è pronta a liberare. In 15 tracce, questa raccolta tagliente si lancia tra rap e rock, per un ascolto tutt’altro che formulaico.

Tracce preferite: “WHO WANT IT”, “ON THE LOW”, “PINK”

Niontay – Fada<3of$


La scalata di Niontay è in corso, e noi abbiamo il privilegio di assistervi in diretta. La sua prima uscita longform del 2025 è anche il suo secondo album in studio, Fada<3of$, pubblicato con 10k. La selezione essenziale e tagliente di 19 brani che compone Fada<3of$nasce dal viaggio estivo del 2024 del rapper a Londra, culminando in una raccolta di brani seducente e astratta ma allo stesso tempo assertiva, che oltrepassa i confini di genere.

Tracce preferite: “MR.HAVEMYWAY”, “Vice grip”, “So lovely”

PinkPantheress – Fancy That


Riflettendo il sentimento che intona nella prima strofa di Fancy Thatnella traccia finale “Romeo”, PinkPantheress ha “arricchito il suo portfolio” con l’ultima mixtape. Arrivata dopo una campagna nostalgica tutta centrata sullo Y2K, la nuova EP in nove tracce dell’it-girl preferita da Internet racchiude tutta la versatilità di Pink. Famosa per pubblicare soprattutto brani super corti, qui dimostra la sua tenuta sul lungo periodo con Fancy That, che include nove tracce in solitaria – solo due delle quali scendono sotto i due minuti: l’interludio “Intermission” da 24 secondi e “Noises”. In “Noises” la cantautrice ci ricorda la sua ironia da internet, campionando Nardo Wick (“What the f*ck is that?”) nel ritornello, mentre la closing track “Romeo” mette in primo piano le sue doti di penna.

Tracce preferite: “Noises”, “Illegal”

TiaCorine – CORINIAN


La forma finale di TiaCorine è stata, beh, finalizzata. CORINIAN, capitolo conclusivo della sua trilogia di world-building, è il suo progetto più curato e focalizzato finora. Le 17 tracce di CORINIANcompongono una visione immersiva e, come tutte le sue imprese creative, estremamente intenzionale dell’aura sicura e unapologetic di Tia. I singoli “Ironic”, “Fall in Love”, “Different Color Stones”, “ATE” e “Backyard” con JID confluiscono tutti nella tracklist finale, insieme a contributi altrettanto ambiziosi di Flo Milli, Smino, Wiz Khalifa e Pouya. Kenny Beats firma anche qui parte delle produzioni.

Tracce preferite: “High Demand”, “Was Hannin”, “Damn Right”, “Ironic”

Kevin Abstract – Blush


In omaggio a Houston, il Blushdi Kevin Abstract recupera lo spirito della sua città natale per un altro album che fonde i generi e spinge l’asticella in avanti, mettendo in mostra alcuni dei suoi racconti più affilati di sempre. Blushsuona come qualcosa di cresciuto in casa, un genere che Abstract definisce “Texas Pop”: una dichiarazione che attraversa tutte le 18 tracce, arricchite dalla presenza di artisti di Houston come Love Spells e da un gruppo di amici stretti e collaboratori creativi, tra cui JPEGMAFIA, Danny Brown e Dominic Fike – ora metà del duo “Geezer” con lui. L’executive production dall’alto in basso è firmata Quadeca e si sposa con la scrittura autobiografica di Abstract, per un ascolto totalmente avvolgente.

Tracce preferite: “Maroon”, “H-Town”, “Text Me”, “Geezer”

Provoker – Mausoleum


Per i Provoker, la paura resta un’emozione chiave di ispirazione, e viene reinterpretata in modo ancora una volta magnetico nel loro Mausoleum. Con le produzioni di Kenny Beats, il terzo album in studio del trio post-punk intreccia shoegaze con sottogeneri pop e indie per una raccolta nostalgica e melodrammatica di 11 brani.

Tracce preferite: “Swarm of Flies”, “Pantomime”, “Germaphobe”

Little Simz – Lotus


Un’uscita coraggiosa per Little Simz. Prodotto da Miles Clinton James, Lotusè un arazzo fiorito di influenze sonore che cattura l’evoluzione artistica e personale della musicista londinese. Radicato nei temi della sua complessità, come creativa e come individuo, il progetto ignora i cliché di genere e avanza deciso nella sua ampiezza e versatilità.

Tracce preferite: “Young”, “Lion”, “Blood”

redveil – sankofa


Quando redveil rappa, si sente che la sua anima è altrove. In realtà è sparsa in una miriade di posti diversi, ed è proprio questo il sentimento guida del nuovo LP in studio del rapper cresciuto nella Prince George County, sankofa, che rimanda al concetto della tribù Akan del Ghana di “andare fuori e prenderselo”. Le 12 tracce sono interamente prodotte e arrangiate dal rapper ventunenne, consapevole di sé, navigato sul piano sonoro e artisticamente allineato ben oltre la sua età. Ma questo è un album che redveil sente di dover fare da quando aveva 12 anni; è proprio questa scrittura catartica a flusso di coscienza a definire un corpo di lavoro eterogeneo, radicato nella sua eredità e nella sua storia.

Tracce preferite: “or so i”, “pray 4 me”, “buzzerbeater / black christmas”

Rochelle Jordan – Through The Wall


Se la house ipnotica e un R&B sinuoso e sensuale avessero un figlio, sarebbe Through The Wall. Arrivato dieci anni dopo il suo predecessore, il disco di Rochelle Jordan – accolto bene ma ancora sottovalutato – è un lavoro solista completo che si crogiola in un suono più rifinito e comunque elettro-sperimentale. Jordan spinge i confini della dance fino al limite e oltre, reinterpretandone stilemi e tecniche attraverso il proprio sguardo artistico seducente.

Tracce preferite: “Grace”, “Bite The Bait”

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