Gli stand da non perdere a The Armory Show 2026

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Photo by Casey Kelbaugh. Courtesy of The Armory Show and CKA

Sommario

The Armory Show torna a New York dal 24 al 27 settembre con oltre 230 gallerie al Javits Center.

Dalle personali alle installazioni che mettono al centro la materia, Hypeart segnala gli stand da non perdere in tutta la fiera del 2026.

The Armory Show torna a New York dal 24 al 27 settembre e, per l’edizione 2026, riunisce oltre 230 gallerie al Javits Center. Appuntamento fisso nel calendario artistico autunnale della città, quest’anno la fiera spazia dai nomi affermati ai programmi più giovani: la sezione Focus punta lo sguardo sull’arte caraibica, mentre Platform presenta una serie di opere site-specific di grande scala che vanno oltre il tradizionale formato dello stand.

Con così tanto da vedere, sono spesso le proposte più attente ai dettagli a ripagare di uno sguardo ravvicinato. In tutta la fiera, gli artisti lavorano su archivi personali, storie ereditate, sperimentazione materica e memoria collettiva con un’immediatezza particolare. Dai tessili legati all’eredità familiare e culturale ai dipinti plasmati da pellegrinaggio, migrazione e senso del luogo, ecco alcuni degli stand da cercare a The Armory Show 2026.

Zoë Pulley da Superposition Gallery, stand P10

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Superposition Gallery


Superposition Gallery presenta a The Armory Show nuove opere dell’artista Zoë Pulley, che vive e lavora a Brooklyn: è la sua prima personale a New York e il suo debutto con la galleria. Attingendo all’archivio della nonna, la stilista di Filadelfia Sandra Olivia Moon Hightower, Pulley trasforma abiti, ritagli stampa e documenti personali in opere tessili di grande formato, esplorando come le storie creative nere vengano conservate, perdute e ricostruite di generazione in generazione.

Attraverso trasferimenti d’immagine, collage e testo, la nuova serie rilegge un archivio familiare profondamente personale nel più ampio dibattito su memoria, autorialità ed eredità culturale.

Kathia St. Hilaire da Perrotin, stand 100

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Perrotin


Partendo dalle sue origini haitiane e dalla crescita nelle comunità afro-caraibiche della Florida meridionale, St. Hilaire usa stampa, pittura e collage per indagare le storie di migrazione, occupazione e resistenza. La sua presentazione a The Armory Show ruota attorno allo Spiralismo, il movimento letterario haitiano fondato negli anni Sessanta da Frankétienne in risposta alla violenza della dittatura di François Duvalier.

Attraverso simboli stratificati, immagini incise e superfici in collage, St. Hilaire considera il caos una forza capace di generare trasformazione, non soltanto distruzione. Il suo processo — fatto di stampa, abrasione e ricostruzione delle immagini — riflette questa idea e trasforma le storie della Rivoluzione haitiana, delle Guerre delle banane e delle tradizioni vodun in opere frammentate, cicliche e in continuo movimento.

Sasha Brodsky e Leroy Johnson da Margot Samel, stand P8

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Margot Samel


Margot Samel presenta allo stand P8 opere di Sasha Brodsky e del compianto artista di Filadelfia Leroy Johnson. Johnson, che per gran parte della vita ha lavorato nei servizi sociali e nell’istruzione, costruiva dense sculture di case stratificate con materiali raccolti durante i suoi spostamenti quotidiani in città. Servendosi di insegne consumate dal tempo, oggetti trovati, graffiti e frammenti architettonici, trasformava i residui visivi di Filadelfia in ritratti scultorei della vita urbana. Le sue opere sfumano il confine tra documentazione e astrazione, preservando i segni di quartieri plasmati dalla memoria, dal lavoro e da dinamiche sociali più ampie.

Simon Benjamin da PATRON, stand A1

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Patron


PATRON presenta uno stand monografico dell’artista giamaicano Simon Benjamin nella sezione Focus di The Armory Show, curata da Maria Elena Ortiz. Al centro si trova una struttura autoportante in legno, modellata su una tradizionale nassa caraibica, che accoglie dipinti, sculture e video dedicati a come estrazione, lavoro e memoria continuino a plasmare la regione.

Benjamin attinge alla cultura marittima giamaicana, alla fotografia d’archivio e ai campionamenti geologici, comprese sculture simili a carote di perforazione realizzate con farina di mais, sabbia, resina e detriti raccolti lungo la costa meridionale dell’isola. Dipinti basati su immagini di marinai giamaicani e un video a due canali girato da barche con fondo di vetro ampliano la presentazione verso interrogativi su turismo, migrazione, cambiamento ambientale e mare, inteso al tempo stesso come archivio e spazio conteso.

Raghav Jabbar da Rajiv Menon Contemporary, stand P44

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Rajiv Menon Contemporary


Rajiv Menon Contemporary presenta nuove opere dell’artista Raghav Babbar, nato in India, sia nel proprio spazio di Los Angeles sia in uno stand dedicato a The Armory Show, segnando il suo debutto con una personale negli Stati Uniti. Noto per i suoi ritratti intimi, Babbar amplia lo sguardo alla dimensione dell’esperienza collettiva con dipinti ispirati al pellegrinaggio Maha Kumbh del 2025, nel nord dell’India.

Partendo dal tempo trascorso tra milioni di pellegrini, Babbar alterna figure individuali e la forza della folla, cogliendo momenti di stanchezza, devozione e contemplazione. La sua tavolozza terrosa e l’uso drammatico della luce richiamano la tradizione della pittura storica europea, mettendo però al centro pellegrini comuni. Le opere che ne risultano esplorano fede, mortalità e identità collettiva attraverso uno dei più grandi raduni della storia recente.

Marcos Kueh da Galerie Ron Mandos, stand 139

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Galerie Ron Mandos


Nato in Malaysia e oggi residente nei Paesi Bassi, Marcos Kueh lavora con il tessile e la tessitura per esplorare come le tradizioni ereditate possano trasformarsi nella vita contemporanea. Attingendo alla propria eredità del Borneo, Kueh osserva come i tessili abbiano storicamente veicolato storie, credenze e memoria collettiva, confrontandosi al contempo con i processi di tessitura industriale incontrati in Europa.

Diplomato alla Royal Academy of Art dell’Aia, Kueh ha sviluppato una pratica che si muove tra tecniche tradizionali e produzione moderna, usando il tessuto come spazio per riflettere su identità, migrazione e continuità culturale. Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni tra cui il Museum Voorlinden e lo Stedelijk Museum Amsterdam, oltre che in Giappone, Malaysia e Paesi Bassi.

Dipinti e sculture da Maruani Mercier, stand 114

The Armory Show NYC: Margot Samel, Perrotin, Rajiv Menon Contemporary, Galerie Ron Mandos, Maruani Mercier

Courtesy Of Maruani Mercier


Maruani Mercier torna a The Armory Show con una presentazione intergenerazionale che attraversa scultura cinetica, astrazione del dopoguerra, figurazione contemporanea e sperimentazione materica. La scultura cinetica di George Rickey esplora equilibrio e movimento, mentre i dipinti hard-edge di Georg Karl Pfahler indagano colore, forma e spazio. Le opere recenti di Peter Halley sviluppano ulteriormente il suo linguaggio distintivo di celle e condotti, ricorrendo a vivaci colori sintetici per analizzare sistemi di isolamento e controllo.

Altrove, Jaclyn Conley, Zaam Arif e Von Wolfe affrontano la figurazione attraverso lo spazio domestico, la memoria e la tensione psicologica, mentre Samuel de Saboia, Æmen Ededéen e Ross Bleckner si spingono verso l’astrazione attraverso il gesto e la matericità stratificata. Le opere di Francesco Clemente e Andy Warhol completano lo stand, collegando queste riflessioni contemporanee a più ampie storie del ritratto, della celebrità e della rappresentazione.

Keith Estiler Managing Editor, Hypeart

Keith Estiler is a New York-born curator, writer, and the Managing Editor of Hypeart, the contemporary art arm of Hypebeast. Based in NYC, Keith heads up editorial strategy at the intersection of contemporary art and culture, capturing the icons and outliers of both the local and international scenes. He has curated exhibitions worldwide, dedicated to championing the emerging voices and subcultures currently redefining contemporary visual culture.

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