Tornando alla manifattura Zenith di Le Locle, la facciata multicolore firmata Felipe Pantone che avevamo visto nel 2023 ha lasciato il posto a qualcosa di nuovo. Al suo posto ora campeggia un sorprendente murale trompe-l’œil che ricalca le storiche mura esterne della manifattura, con file di finestre color azzurro, un discreto motivo a mattoni e l’iconica scritta “G.F.J.” in omaggio al fondatore Georges Favre-Jacot. Svelato la scorsa primavera per celebrare i 160 anni di Zenith, questo restyling architettonico è arrivato appena un mese prima che la Maison svelasse la sua nuova direzione di alta artigianalità a Watches and Wonders.
Il clima di celebrazione è proseguito naturalmente fino al salone annuale dell’orologeria, dove Zenith ha presentato ufficialmente la linea G.F.J. Intitolata al fondatore visionario della Maison, la collezione G.F.J. rappresenta il nuovo modello di orologio classico da dress all’interno della proposta contemporanea del brand, segnando una svolta rigenerante per un catalogo che negli ultimi anni è stato fortemente dominato dagli sportivi di lusso della linea Defy.
«Nella nostra gamma abbiamo sempre avuto una collezione classica, elegante, da abito», racconta a Hypebeast Romain Marietta, Chief Products Officer di Zenith. «Fino all’anno scorso, questa era la Elite Collection. Era il nostro segmento entry-level per la manifattura. Tuttavia, come brand focalizzato sulla value proposition più che sui volumi di massa – produciamo meno di 20.000 orologi l’anno, rispetto ai milioni di altri marchi – ci siamo resi conto di dover elevare i nostri valori fondamentali». Man mano che la storica collezione Elite viene progressivamente dismessa, la G.F.J. si impone come la nuova espressione di punta dell’elegante haute horlogerie della Maison.
«Come brand focalizzato sulla value proposition più che sui grandi volumi, ci siamo resi conto di dover elevare i nostri valori fondamentali» – Romain Marietta, Chief Products Officer di Zenith
Per ancorare questa nuova era, Zenith ha riportato alla luce il suo Sacro Graal d’archivio: il leggendario Calibre 135. Laurence Bodenmann, Head of Heritage di Zenith, lo descrive come un’«icona dell’orologeria in senso lato» e come un movimento che, nei più di 160 anni di storia della Maison, può rivaleggiare per importanza e fama con il celebrato El Primero. Ideato originariamente nel 1949 dal costruttore Ephrem Jobin, il movimento era un capolavoro tecnico concepito specificamente per dominare le prove di cronometria dell’Osservatorio di Neuchâtel. La sua architettura fisica ne determina il nome stesso: un diametro di 13 lignes – di fatto la misura massima consentita per la categoria degli orologi da polso in competizione – abbinato a uno spessore di 5 mm.
«[Jobin] voleva portare al polso la precisione tipica di un orologio da tasca – in particolare il grande bilanciere sovradimensionato», spiega Bodenmann. «Ha progettato questo movimento con un bilanciere extra-large per fornire maggiore inerzia alla marcia, ottenendo così più regolarità e precisione». Ed è proprio questo bilanciere monumentale a rendere il Calibre 135 immediatamente riconoscibile.
«C’è qualcosa di romantico nel caricare [un orologio] a mano, un gesto che ricorda l’orologio da tasca» – Laurence Bodenmann, Head of Heritage di Zenith
Ancora oggi, Zenith resta il detentore indiscusso del maggior numero di premi di cronometria nella storia dell’orologeria, con un palmarès senza pari di 2.333 riconoscimenti. Il solo Calibre 135 rappresenta oltre il 10% di questo record leggendario, con 235 titoli interni. Sebbene il massiccio passaggio dell’industria agli automatici a metà Novecento abbia costretto il calibro a un lungo letargo iniziato nel 1962, nel 2022 il suo ritorno in grande stile è stato innescato da una storica collaborazione a tre.
«In realtà l’idea è arrivata da Phillips», racconta Bodenmann, spiegando come sia stata la casa d’aste a dare il via al progetto. «Ci hanno chiesto: “Cosa state facendo con il 135? È così emblematico, e ogni volta che compare un 135 d’epoca le persone si entusiasmano”». Questo ha poi portato al progetto a tre tra Phillips, Zenith e il rinomato orologiaio indipendente Kari Voutilainen, culminato nel restauro e nell’incassatura di dieci rarissimi calibri 135-O di livello osservatorio, vincitori delle storiche prove di Neuchâtel tra il 1950 e il 1954.
Forte di quel successo, Zenith ha deciso di installare una variante modernizzata di questa leggenda meccanica come cuore pulsante dei modelli G.F.J. di serie. «Oggi, in questo contesto, a cosa ci serve davvero un automatico? I cronografi ad alta frequenza sono fantastici, ma per un tre sfere molto prezioso che non indossi tutti i giorni dovrai comunque rimetterlo all’ora», osserva Bodenmann. «C’è qualcosa di romantico nel caricarlo a mano, come un orologio da tasca». Pur portando la riserva di carica a tre giorni, in linea con gli standard contemporanei, Zenith ha preservato con cura i principi storici del calibro originario – inclusa una rara spirale tipo Breguet con curva terminale, tutt’oggi poco comune nei movimenti moderni – a dimostrazione che la carica manuale resta la nostra interazione più romantica con il tempo.
«Disegnare [la G.F.J.] è stato incredibilmente complesso perché è un tre sfere… Trovare una personalità forte per un tre sfere è davvero difficile» – Sébastien Gobert, Creative Director di Zenith
Per la G.F.J., tradurre quel genio meccanico al polso richiedeva un linguaggio di design sofisticato quanto il movimento stesso. Sébastien Gobert, Creative Director di Zenith, ricorda l’enorme difficoltà dell’impresa: «Disegnare questo pezzo è stato incredibilmente complesso perché è un tre sfere. È molto più semplice progettare un cronografo, dove il quadrante è pieno di indicazioni. Trovare un carattere forte per un tre sfere è dura». Eppure, la soluzione estetica definitiva si è rivelata al tempo stesso profondamente storica e sorprendentemente domestica: è bastato che Gobert e il suo team si affacciassero alle finestre dell’ufficio. Quei motivi geometrici ripetuti dei mattoni e la storica scritta G.F.J. sulle facciate della manifattura sono diventati la loro musa architettonica dichiarata.
«Abbiamo provato moltissimi pattern guilloché prima di fermarci sul motivo a mattoni», racconta Marietta. Il motivo a mattoni che ne è scaturito – ora applicato all’anello esterno del quadrante, ai ponti del movimento, alle maglie del bracciale metallico integrato e alle fibbie dei cinturini in pelle su misura – diventa un omaggio poetico. Il fondatore di Zenith, Georges Favre-Jacot, possedeva infatti la stessa fornace di mattoni usata per costruire la cittadina di Le Locle, conferendo a questa texture geometrica e pulita un significato strutturale profondo.
«Per il design del quadrante volevamo essere certi di poter animare la collezione con diverse declinazioni nel tempo» – Sébastien Gobert, Creative Director di Zenith
«Per il design del quadrante volevamo essere certi di poter animare la collezione con diverse iterazioni nel tempo», rivela Gobert, indicando l’ingegnosa costruzione tripartita del quadrante. Composto da un anello esterno con guilloché a mattoni, una sezione centrale dedicata ai quadranti in pietra e un contatore in madreperla separato, questo impianto architettonico apre a possibilità creative enormi. La prima novità G.F.J. presentata a Watches and Wonders 2025 ha interpretato alla perfezione questo concept con una palette ispirata al cielo: un disco centrale in profondo lapislazzuli a evocare la notte e un contatore in madreperla trattata a riflettere il giorno, fusi insieme nel simbolo celestiale definitivo secondo Zenith.
La storia della G.F.J. continua a evolvere nel 2026. Per l’edizione di quest’anno di Watches and Wonders a Ginevra, Zenith ha presentato due modelli di punta ultra-limitati: uno in oro giallo 18 carati con quadrante in bloodstone e un altro in puro tantalio abbinato a un profondo quadrante in onice nero lucido. «Tutto è partito dalla cassa. Volevamo introdurre l’oro giallo, che non avevamo ancora in collezione», ricorda Marietta. Il team ha scelto rapidamente la bloodstone per il quadrante principale, non solo perché verde e oro si sposano alla perfezione, ma perché questa gemma sprigiona un’energia insolita, che spicca rispetto ai diffusissimi quadranti in malachite dell’alta orologeria.
Accanto a questa radiosa declinazione della G.F.J. si posiziona l’edizione in tantalio. Il tantalio è notoriamente difficilissimo da utilizzare in orologeria perché la sua natura densa e altamente duttile usura e distrugge rapidamente gli utensili di lavorazione tradizionali, trasformando la realizzazione di spigoli vivi di cassa e sottili incisioni a mano in una sfida durissima e ad altissima intensità di lavoro. Questo segna la prima volta in assoluto che Zenith produce un orologio in tantalio – una sfida resa ancora più estrema dal design della cassa della G.F.J., caratterizzato da angoli interni affilati sui biselli a gradino e sulla lunetta. A complicare il tutto, le iniziali G.F.J. sulla corona sono state incise interamente a mano per ciascuno dei 20 esemplari limitati, poiché il metallo rende impossibile la lavorazione automatizzata standard.
Guardando al futuro, Marietta racconta a Hypebeast che la macro-strategia per la linea G.F.J. ruoterà sistematicamente attorno a tre «ritmi» distinti: un modello di collezione core (come la novità in oro giallo di quest’anno), un’interpretazione in materiali altamente preziosi (come l’edizione in tantalio e onice nera) e collaborazioni indipendenti. Considerato lo spirito indipendente insito nella collezione e il suo posizionamento di haute horlogerie, Zenith vuole spingere ancora oltre questa attitudine collaborando con orologiai indipendenti da tutto il mondo. «Abbiamo ancora molto in serbo», anticipa.
Dopo qualche ipotesi alla cieca, Marietta ci ha concesso qualche indizio in più sulla prossima collaborazione in arrivo. Pur non potendo ancora svelare quale orologiaio indipendente affiancherà il brand, ci ha mostrato un concept sketch. «Quando ho incontrato l’orologiaio, prima ancora che potessi presentargli il progetto, mi ha chiesto: “Sei qui per propormi qualcosa con il Calibre 135?”», ricorda Marietta, aggiungendo che questo indipendente è un grande amante dei cronometri degli anni ’40 e ’50. «È stato l’incontro perfetto», ha concluso.