PUMA e NO/FAITH STUDIOS fanno rinascere il Beisser
Questo è il secondo drop della collaborazione tra PUMA e NO/FAITH STUDIOS.
Riassunto
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PUMA ha unito le forze con No/Faith Studios per riportare in vita il Beisser, una rara runner low-profile del 2005 disegnata da Peter Schmidt, finora esistita soltanto come sacro graal per collezionisti.
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La silhouette è soprannominata Biter per la sua suola tassellata aggressiva, a forma di denti, e per il design aerodinamico ispirato al motorsport che fonde le performance Y2K con un’estetica industriale contemporanea.
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Questa seconda collaborazione tra i due brand propone una rara release in store di un modello un tempo ultra-limitato, mettendo in risalto materiali premium e l’eredità sperimentale di Schmidt nel design delle sneaker.
PUMA torna ancora una volta a scandagliare il suo leggendario archivio, chiamando in causa la visione d’avanguardia di No/Faith Studios per riportare in vita un’icona scomparsa da tempo. Il duo ha puntato tutto sul Beisser, una runner low-profile affilata come una lama che ha fatto irruzione nel panorama sneaker nel 2005. Ideato originariamente da Peter Schmidt—la mente dietro al cult Mostro—il Beisser ha trascorso gli ultimi due decenni vivendo soprattutto come “grail” all’interno di circoli d’archivio di nicchia e dei lookbook dei collezionisti.
Soprannominata non a caso “Biter”, la silhouette è definita dalla sua suola tassellata aggressiva, simile a una dentatura, e da un assetto filante ispirato al motorsport che risulta sorprendentemente attuale nell’odierno universo delle tech-runner. Questo secondo capitolo della partnership segue il grande successo della collaborazione Talon dello scorso anno, sancendo un impegno condiviso nel riportare alla luce i design più sperimentali e divisivi di PUMA. Fondendo il DNA prestazionale dell’era Y2K con l’estetica sovversiva e industriale di No/Faith Studios, il nuovo Beisser colma il divario tra la cultura running dei primi Duemila e l’attuale streetstyle high-fashion.
Il revival conserva la tomaia slanciata e aerodinamica dell’originale, introducendo al contempo materiali premium e palette colore raffinate che esaltano la suola seghettata. Per una silhouette prodotta in quantità pressoché inesistenti all’epoca, questa release rappresenta una rara seconda occasione per gli appassionati di possedere un frammento dell’eredità creativa di Schmidt. È un promemoria audace: l’archivio PUMA non è solo storia, ma un vero manifesto per il futuro delle calzature più aggressive.
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