Il 'Ladrón' di Enio Arroyo Gomez trova casa nel Queens

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Courtesy of the artist and SaveArtSpace
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Sommario

L'opera 'Ladrón de casas' dell'artista costaricano Enio Arroyo Gomez conquista un cartellone pubblicitario ad Astoria nell'ambito dell'iniziativa d'arte pubblica Looking In di SaveArtSpace.

Fondendo l'immaginazione infantile con i temi della migrazione, dello sfollamento e dell'appartenenza, l'opera esplora la nostra complessa relazione con il concetto di casa.

Testo di Matilda Berke

Sopra un modesto parcheggio triangolare ad Astoria, nel Queens, la nuova installazione del progetto d’arte pubblica Looking In di SaveArtSpace presenta Ladrón de casas (2018) del pittore e scultore costaricano Enio Arroyo Gomez: una figura chimerica dagli occhi sporgenti che, pur fuggendo con una casa in mano, si volta a guardare lo spettatore indicando il suo bottino. A prima vista, l’immagine evoca semplicemente il frutto accessibile e familiare di un’immaginazione fantasiosa. Ma a uno sguardo più attento, la postura e l’espressione della creatura (unite al suo posizionamento leggermente asimmetrico in un’ambientazione surreale e ristretta) la rendono più difficile da decifrare. La curatrice e premiata artista Jessica Alazraki ha selezionato quest’opera dalla serie Bestiario di Gomez, che fonde i bestiari medievali (compendi enciclopedici di animali reali e immaginari) con i temi e le tecniche della pratica personale dell’artista, oltre che con il suo lavoro quotidiano come insegnante d’arte per bambini.

Gomez, che progetta le aule della sua scuola per favorire la libera sperimentazione e massimizzare la creatività degli studenti, struttura in modo simile il suo programma attorno al disegno automatico che guida la sua stessa arte. Proprio come il suo Ladrón, ingannevolmente complesso, le sue opere non sono così ingenue come sembrano. (Come scrive Meyer Schapiro in “On Some Problems in the Semiotics of Visual Art: Field and Vehicle in Image-Signs”, “la figura appare anomala, fuori luogo, persino spiritualmente provata… la postura contenuta e altri elementi dell’immagine servono a rafforzare un’espressione malinconica e introversa. La tendenza a preferire una posizione decentrata è stata notata nei disegni di bambini emotivamente disturbati”.) I tratti di Gomez, appresi da un artista Chamacoco in Paraguay ed esercitati quotidianamente durante le sue lezioni, somigliano volutamente a quelli tracciati da un bambino. Le prime opere del Bestiario furono realizzate prima che potesse permettersi vere e proprie tele. I fogli grezzi e ruvidi su cui prendono vita queste bestie mitiche ricordano i loro abiti logori: una scelta materica dettata dall’economia e dal caso, che àncora questi teneri mostri alla dura realtà del nostro mondo.

Come molti dei dipinti di Gomez, Ladrón de casas, che si traduce con “topo d’appartamento/ladro di case”, espande l’approccio psicoanalitico dell’artista al gioco per accedere agli impulsi subconsci: l’arte rappresentata come una finestra a doppio senso, affacciata sull’io e su uno spettro di esperienze più ampio. Il cartellone rettangolare dai bordi arrotondati in cui riposa Ladrón ricorda casualmente l’architettura industriale del finestrino di un autobus o di una metropolitana, evocando lo stile di vita di un pendolare o di una società in movimento. Le piccole piante dipinte vicino ai piedi della creatura fanno da specchio a un albero che si sovrappone leggermente al lato destro dell’installazione, sottolineando la persistente presenza del mondo organico perfino in questo strano paesaggio urbano, così come nel nostro.

Courtesy of the artist
“Queste esperienze di migrazione forzata si manifestano nell’alienato ‘ladro di case’ e nel suo ambiente strano e instabile.

Queste sincronicità rappresentano potenti esempi della capacità dell’arte di trasformare alchemicamente il personale in universale, visualizzando i sentimenti inconsci. Dopo aver lasciato la casa della sua infanzia, Gomez è stato quasi costantemente in viaggio; queste esperienze di migrazione forzata si manifestano nell’alienato “ladro di case” e nel suo ambiente strano e instabile. A gennaio 2020, poco prima dell’inizio della pandemia di COVID-19, il mecenate e collezionista Viljon Caka è entrato per caso nella galleria di Buenos Aires dove si è imbattuto per la prima volta in Ladrón, destinato a diventare il primo pezzo (e il cuore emotivo) della sua Pensofino Collection. Sebbene Caka non avesse alcuna familiarità con il mondo dell’arte al momento della scoperta, è entrato subito in sintonia con questo dipinto: da immigrato albanese, ha ritrovato la propria esperienza nell’implicito autoritratto di Gomez, che Caka ha poi sottoposto all’attenzione di SaveArtSpace per conto dell’artista. Proprio come le voci degli antichi bestiari, ognuna delle quali includeva tipicamente una descrizione simbolica dell’animale volta a impartire una lezione morale, la figura del “ladro di case” comunica lo sradicamento e l’instabilità di uno stile di vita nomade imposto da condizioni di precarietà.

In questo particolare contesto, tale vulnerabile mostro è ancora più in linea con la missione di SaveArtSpace. Proprio come l’omonimo ladro sembra intrappolato dai confini della tela, l’immagine stessa è recintata dal perimetro metallico del cartellone. Eppure, anche all’interno di questi limiti, riesce a esercitare alcune forme di potere sovversivo. Il cartellone adiacente a quello di SaveArtSpace (una cornice parallela, assolutamente identica per dimensioni e forma, che racchiude normali contenuti commerciali) ci ricorda che quest’opera d’arte sta di fatto “rubando” spazio pubblicitario. La posizione dell’installazione ad Astoria, storico crocevia di diverse culture, tra cui le comunità di immigrati greci, italiani, albanesi, egiziani e libanesi, rafforza il desiderio di Gomez di riplasmare la realtà attraverso l’espressione personale. Sulle pareti del sottopassaggio che fa da supporto a Ladrón, gli studenti della Frank Sinatra School of the Arts hanno dipinto imponenti figure della mitologia greca; in passato, lo stesso Gomez ha guidato progetti murali molto simili. Sebbene SaveArtSpace selezioni le location dei suoi progetti basandosi esclusivamente sulla visibilità, è un’altra felice coincidenza che questo artista internazionale trovi casa in una comunità così profondamente cosmopolita.

Nel dipinto (che in realtà è stato intelaiato e incorniciato in un negozio di Astoria, dove un tempo viveva lo stesso Caka), le torri esili e colorate dei grattacieli che circondano Ladrón suggeriscono una visione stravagante della città come una serie di blocchi sovrapposti, una New York sognata da un bambino. Questa raffigurazione ludica allude a verità più profonde sulla pianificazione urbana: come le aule di Gomez, le città sono progettate appositamente per incoraggiare determinati modi di vedere e di vivere. Ricavando spazi specifici per incontri culturali altrimenti inaccessibili, i progetti di arte pubblica ci spingono a osservare più da vicino le trame quotidiane delle nostre esistenze, permettendoci di rubare scorci di mondi, sia dentro che fuori di noi.

Keith Estiler Managing Editor, Hypeart

Keith Estiler is a New York-born curator, writer, and the Managing Editor of Hypeart, the contemporary art arm of Hypebeast. Based in NYC, Keith heads up editorial strategy at the intersection of contemporary art and culture, capturing the icons and outliers of both the local and international scenes. He has curated exhibitions worldwide, dedicated to championing the emerging voices and subcultures currently redefining contemporary visual culture.

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