Corte Suprema USA boccia il ricorso di Vetements sulla registrazione federale del marchio
Confermate in via definitiva le precedenti sentenze.
Sintesi
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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ufficialmente rifiutato di esaminare il ricorso di Vetements, confermando così le decisioni dei tribunali di grado inferiore che negano al brand la registrazione federale del marchio sul proprio nome
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In base alla “doctrine of foreign equivalents”, la Corte ha ritenuto il marchio generico o meramente descrittivo, poiché “vetements” si traduce direttamente con la parola inglese “clothing”
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Questa decisione rafforza uno standard giuridico particolarmente severo per i marchi internazionali, confermando che i brand con nomi in lingua straniera non possono ottenere marchi registrati negli Stati Uniti se il loro nome è una traduzione letterale del prodotto che vendono
La battaglia legale ad altissima posta in gioco sul branding di Vetements Group AG è giunta a una conclusione definitiva negli Stati Uniti. Il 12 gennaio 2026, la Corte Suprema statunitense ha rifiutato di esaminare il ricorso dell’etichetta di lusso, confermando di fatto le precedenti sentenze che negano al brand la protezione del marchio federale sul suo nome. Questa decisione rafforza la “doctrine of foreign equivalents”, un quadro normativo che, durante la procedura di registrazione, valuta le parole straniere in base alla loro traduzione diretta in inglese.
La disputa ruotava attorno al fatto che “vetements” è la traduzione francese letterale di “clothing”. In base alla normativa statunitense sui marchi, un termine generico o meramente descrittivo dei prodotti venduti—come chiamare un brand di moda “Clothing”—non può essere monopolizzato come marchio registrato. La casa di moda ha sostenuto che la grande maggioranza dei consumatori americani percepisce quella parola come un nome di brand distintivo e non come una descrizione letterale, ma lo U.S. Patent and Trademark Office (USPTO) e i tribunali di grado inferiore non sono stati d’accordo. Secondo loro, concedere la registrazione impedirebbe in modo scorretto ad altri competitor di utilizzare un termine descrittivo di uso comune.
Il rifiuto della Corte Suprema di intervenire segna un ostacolo significativo per i brand internazionali che vogliono entrare nel mercato statunitense con nomi in lingua straniera. La sentenza chiarisce che l’oscurità linguistica non permette di aggirare il vaglio sui marchi: se un nome si traduce nel prodotto stesso, ottenere la registrazione resta un percorso tutto in salita. Per Vetements, questo esito significa continuare a operare negli Stati Uniti senza le tutele legali specifiche garantite da una registrazione federale del marchio principale.

















