Nel pieno dei brindisi e delle tele della Singapore Art Week (SAW) 2026, la prima edizione di The Print Show & Symposium Singapore ha ricordato la forza di un protagonista che non è solo un medium da collezione, ma un motore primario di innovazione concettuale. Organizzato da STPI — pilastro del Visual Arts Cluster nazionale della regione — come appuntamento centrale di SAW, l’evento ha trasformato Robertson Quay in un santuario di carta e inchiostro ad alto tasso concettuale, offrendo un’esperienza duplice e sofisticata: una mostra curata di icone globali e un rigoroso approfondimento intellettuale sulle “politiche” del medium. Dal 22 gennaio al 7 febbraio, il progetto ha acceso i riflettori sul “campo espanso” della stampa, dimostrando che, in un mondo saturo di digitale, l’impronta fisica dell’inchiostro sulla carta resta maestosa.
La naturalezza della curatela in galleria colpisce immediatamente, quando ci si imbatte in un’astrazione di Julie Mehretu accanto alle opere cartacee stratificate e scultoree di Irfan Hendrian. The Print Show è stata una conversazione visiva che attraversava non solo i continenti ma anche le generazioni; un cast di 27 pesi massimi globali, tra cui Jeff Koons, David Hockney, Yayoi Kusama e la compianta, leggendaria Louise Bourgeois, ha impreziosito le pareti di STPI. La serigrafia di Natee Utarit, “IT WOULD BE SILLY TO BE JEALOUS OF A FLOWER