Los Angeles Clippers, multa da 30 milioni di dollari e revoca di cinque scelte al Draft per l’accordo con Kawhi Leonard

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Los Angeles Clippers star Kawhi Leonard during an NBA game after league discipline ruling
Allen J. Schaben/Los Angeles Times via Getty Images

Sommario

La NBA ha colpito i Los Angeles Clippers con una multa da 30 milioni di dollari, ha revocato cinque scelte al primo turno del draft e ha inflitto numerose sospensioni per aggiramento del salary cap.

Il proprietario della squadra Steve Ballmer e i presidenti Lawrence Frank e Gillian Zucker sono stati sospesi per aver orchestrato accordi di compenso extra-campo per Kawhi Leonard.

Una trade già concordata che avrebbe mandato Leonard ai Toronto Raptors è al momento in stand-by, mentre la franchigia si prepara a contestare in arbitrato quelle che ritiene conclusioni pesantemente faziose.

L’NBA ha inflitto ufficialmente ai Los Angeles Clippers una multa di 30 milioni di dollari e ha revocato alla franchigia cinque scelte al primo giro del Draft per aver aggirato le regole sul salary cap durante il corteggiamento di Kawhi Leonard da free agent. La pesantissima sanzione sulle scelte al Draft lascia l’organizzazione senza una scelta naturale dal 2029 al 2033. I provvedimenti disciplinari hanno colpito anche i vertici: il proprietario Steve Ballmer è stato sospeso per un anno da tutte le attività della lega e della squadra. Lawrence Frank, presidente delle operazioni cestistiche, ha ricevuto una sospensione di sei mesi senza stipendio. Gillian Zucker, presidente delle operazioni commerciali, è stata sospesa per un anno senza stipendio. Leonard stesso è stato multato di 700.000 dollari per il suo coinvolgimento nello schema. Resta inoltre in sospeso, in attesa dell’esito dell’indagine, la trade già concordata che dovrebbe portare il giocatore ai Toronto Raptors.

L’indagine della lega è stata condotta dallo studio legale newyorkese Wachtell Lipton, dopo che un’inchiesta del giornalista Pablo Torre ne aveva sollecitato l’avvio. Gli investigatori hanno concluso che i Los Angeles Clippers hanno violato le regole della lega creando opportunità di guadagno esterne al campo tra Leonard e quattro aziende: Aspiration Partners, Boingo Wireless, Daktronics e Lockton Insurance. Il rapporto ufficiale afferma che la franchigia ha indotto queste società a stipulare accordi offrendo loro esplicitamente opportunità di business con la squadra. L’indagine ha inoltre rilevato che il team ha sostenuto spese personali per conto di Leonard e dei suoi rappresentanti.

L’inchiesta di Torre ha illustrato nel dettaglio il meccanismo di queste violazioni, osservando che Ballmer aveva finanziato in parte Aspiration Partners, un’ormai defunta azienda di riforestazione. Secondo le accuse, la società ha stipulato un accordo da 28 milioni di dollari con KL2 Aspire, LLC, la società personale di Leonard. Stando a Torre, una clausola del contratto con Aspiration consentiva a Leonard di ricevere pagamenti senza svolgere un’attività effettiva. Un’altra disposizione annullava completamente l’accordo qualora avesse lasciato i Los Angeles Clippers. Sfruttando il patrimonio stimato di Ballmer, pari a 152,7 miliardi di dollari, per ricorrere a investimenti esterni che compensavano segretamente Leonard oltre il suo stipendio di 50 milioni di dollari, la franchigia ha colpito il cuore delle norme finanziarie della lega. Queste azioni hanno compromesso il salary cap negoziato collettivamente, pensato per mantenere l’equilibrio competitivo e limitare le spese eccessive.

Il commissioner NBA Adam Silver ha dichiarato di essere profondamente deluso dalle palesi violazioni e dalle carenze istituzionali della franchigia. Leonard ha diffuso una dichiarazione assumendosi la responsabilità degli errori di valutazione commessi dalla sua cerchia ristretta, pur negando formalmente di essere a conoscenza di qualsiasi intento di aggirare il salary cap. La franchigia ha annunciato che contesterà le conclusioni in sede arbitrale. I dirigenti hanno respinto le sanzioni, definendo l’indagine fortemente faziosa e costruita per giustificare una narrazione predeterminata.

 

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