Per Frieze Seoul 2026 si prospetta un cielo sereno, nonostante le incerte piogge di agosto. La grande fiera è tornata al COEX per la sua quinta edizione, in programma fino al 5 settembre, e alla consueta folla di Gangnam si aggiunge un afflusso internazionale di collezionisti, artisti e visitatori della fiera, tutti in movimento per non perdersi nulla.
Dal suo debutto nel 2021, Frieze Seoul è diventata uno degli appuntamenti imprescindibili dell’arte in Asia. Alle 133 gallerie, un record, provenienti da 30 Paesi, si affiancano alcune novità. Debuttano le nuove sezioni curate Spotlight e Material Practice, dedicate rispettivamente agli artisti del Novecento trascurati dalla storia e al dialogo fra artigianato, arte contemporanea e tradizione. Torna invece Focus, riservata alle gallerie più giovani, che per la prima volta amplia il proprio sguardo oltre l’Asia.
Quanto allo stato del mercato in questa edizione, è ancora presto per trarre conclusioni. Le vendite finora registrano però un’attenzione più marcata per opere dai prezzi accessibili, oltre che per artisti e collezionisti più giovani, in un cambio di passo.
Ma cosa vale davvero la pena vedere? Abbiamo percorso i padiglioni della fiera per scoprirlo. Continuate a leggere per conoscere i nostri cinque stand imperdibili a Frieze Seoul.
Caption, stand F7
“Gaehwa 05” (2026) di Yongjae Lee è tra le prime opere a catturare lo sguardo lungo il corridoio di Focus. Presentato da Caption, galleria di Yongsan, il lavoro riunisce un coro di dipinti dai toni seppia e sculture Nine Elephants, rielaborando immagini tratte dagli Smithsonian Archives: lavoratori tatuati e scene della sala delle udienze di Kim Gojong. Il vero lavoro prende forma negli interstizi della storia e non ci concede una risoluzione così facile. Per tutta la durata della fiera, le opere di Lee compaiono anche sulla Frieze Uniform T-Shirt di quest’anno, realizzata con Stone Island.
CON_, stand F5
Da CON_, galleria con sede a Tokyo, Minhee Kim lavora sul glitch. La presentazione, anch’essa nella sezione Focus, esplora la complessa fantasia della bellezza «ideale». Attingendo ai media degli anni Novanta, come manga e pubblicità, Kim affronta il proprio disagio davanti a queste figure e il desiderio di diventare come loro. Al corpo “PC” perfetto si sostituisce un corpo cristallizzato, vulnerabile ai malfunzionamenti. La nuova serie di dipinti e illustrazioni indaga le nostre domande più intime su vergogna e desiderio, andando oltre ciò che ci viene promesso quando siamo lucidi e nuovi.
Mendes Wood DM, stand B8
Sono i sottili gesti di disobbedienza ad attirare il pubblico. “Bomb” (2026) di Eunnam Hong cela una minaccia sotto i codici del lusso e del desiderio. Precious Okoyomon evoca erotismo, vergogna e fragilità nella figura di un orso timido e inginocchiato, con una mano sulla bocca; Josi, invece, seduce con un’opera stratificata e dai toni d’inchiostro, che attraverso forme oscure invita a una presenza fisica. In rappresentanza del Brasile e non solo, l’ampia selezione di Mendes Wood DM è ben calibrata tra linguaggi e storie, e include anche Laís Amaral, Lucas Arruda, Amadeo Luciano Lorenzato, Tomie Ohtake, Lygia Pape, Marina Perez Simão, Paulo Nazareth, Paulo Nimer Pjota, Mário Rubinski, Luiz Roque, Paula Siebra, Daniel Steegmann Mangrané e Kishio Suga.
Unaw Gallery, stand S13
Le fotografie di Gyutae Hwang a UNAW Gallery risplendono in mezzo alla prevalenza di sculture e dipinti. Parte della nuova sezione Spotlight, dedicata ai protagonisti del modernismo al di fuori del canone occidentale, la personale riunisce opere fondamentali dell’innovativo fotografo sperimentale, dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila. La carriera di Hwang è segnata da una ricerca sulla materia che ha spinto le possibilità del mezzo oltre le sue tradizioni. «Soffro di curiosità», disse una volta. «La curiosità mi ha portato a guardare attraverso una lente d’ingrandimento, e così sono arrivato fin qui.»
Galerie Kandlhofer, stand A14
Alla sua prima partecipazione a Frieze Seoul, la viennese Galerie Kandlhofer porta sette artisti nel proprio stand. Vale la pena soffermarsi qualche minuto su una coppia di opere a olio su alluminio di Paco Koenig, appena oltre una sinuosa fioritura metallica di So Young Park: lavori che sfiorano il confine tra vita e morte. Tra gli artisti più giovani in mostra, Paulina Aumayr presenta “Find a penny, pick it up. Who pays for your luck? (2)” (2026), un’altra riflessione su una salvezza appena fuori portata.