Mark Tuan non mette più in scena il silenzio
In “Alone”, il suo primo singolo del 2026, l’artista racconta i pensieri ossessivi e la solitudine che un tempo teneva fuori dai suoi brani.
Mark Tuan non mette più in scena il silenzio
In “Alone”, il suo primo singolo del 2026, l’artista racconta i pensieri ossessivi e la solitudine che un tempo teneva fuori dai suoi brani.
Per Mark Tuan, il 2026 si apre con una versione di sé più introspettiva e sincera, racchiusa nel singolo “Alone”. Il brano si muove sulle atmosfere dell’R&B, segnando una svolta evidente rispetto all’alt-pop di Silhouette, ma per il membro fisso dei GOT7 non significa affatto lasciarsi qualcosa alle spalle. «È nato tutto in modo semplice: volevo provare qualcosa di nuovo e vedere fin dove potevo spingermi musicalmente. Ormai i confini tra i generi sono così sfumati che non considero esplorare un nuovo stile musicale un allontanamento da ciò che ho fatto finora. Mi sono concentrato su quello che volevo dire, e da lì è nato questo suono», racconta a Hypebeast. A spingerlo in questa direzione è stato anche Alligator Bites Never Heal di Doechii, prodotto da Peyote, che ha curato anche “Alone”. «Quello che mi ha colpito dell’album di Doechii è stato il suo modo di raccontare storie e quanto sia stata audace e sincera nel dar loro vita. Il lavoro di Peyote ha davvero amplificato quel racconto e speravo di riuscire a fare lo stesso», dice.
Silhouette ha presentato la versione di lui che vive lontano dai riflettori. “Alone” si addentra invece in un territorio più silenzioso: nei pensieri ossessivi e nell’irrequietezza che emergono quando tutto si fa immobile. Tuan è molto chiaro sul fatto che i due progetti nascono da luoghi diversi. «Silhouette ha preparato il terreno. Ha permesso alle persone di vedermi lontano dai riflettori, e questo mi ha dato la sicurezza per andare ancora più in profondità. Ma lì mostravo il lato più disinvolto, quelle che alcuni definirebbero le parti più facili. Non i pensieri ossessivi, non l’irrequietezza, non chi sono quando tutto tace. Questa volta non ci costruisco sopra una performance: scrivo partendo da lì, ed è molto appagante», racconta.
Quella sincerità è nata da un anno in cui ha scelto consapevolmente di rallentare, affinare il proprio mestiere e lasciare che la musica arrivasse secondo i suoi tempi. Questa pazienza gli ha insegnato qualcosa su come vuole lavorare. «Mi sto innamorando sempre di più del processo creativo e di scrittura. Prima mi imponevo delle scadenze che nessuno mi aveva chiesto. Lasciarle andare è stata la prima volta, dopo tanto tempo, in cui ho semplicemente lasciato che la musica mi guidasse. Ora mi rendo conto che amo fare musica, non solo finirla», confida. Questo percorso lo ha anche messo di fronte a qualcosa che aveva evitato. «A sorprendermi è stata la consapevolezza che a volte mi sento solo e che lo nascondevo lavorando troppo. Mi sto rendendo conto che, ogni tanto, ho bisogno di quel tempo per capire chi sono, ed è questa la bellezza del mio lato creativo.»
Guarda qui sotto il video musicale di “Alone” di Mark Tuan.

















