Art Basel 2026: il ritorno della scoperta tra gli stand della fiera
L’edizione di quest’anno si apre con installazioni ambiziose, vendite solide e un rinnovato focus sulla scoperta dal vivo, direttamente in fiera.
In sintesi
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Basel Exclusive debutta con opere rivelate in anteprima assoluta
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Vendite solide e una presenza di spicco per Unlimited, Parcours e le presentazioni digitali in tutta la fiera
Art Basel ha inaugurato lo scorso weekend l’edizione 2026 con 290 gallerie provenienti da 43 Paesi, presentando Basel Exclusive, una nuova iniziativa pensata per restituire l’emozione della scoperta dal vivo, riservando alcune opere al loro debutto pubblico durante l’opening VIP. La fiera segna inoltre il debutto di Ruba Katrib come curatrice di Unlimited, il ritorno del percorso espositivo diffuso in città Parcours e di un programma di talk ampliato, oltre alla più recente presentazione di arte digitale di Zero 10, curata da Trevor Paglen e Eli Scheinman.
Alle 11 CET, il cortile che aveva ospitato la colazione VIP si è svuotato quasi all’istante. Pochi minuti prima era gremito di collezionisti, curatori e galleristi che chiacchieravano tra calici di champagne e tazze di caffè. Quando le porte della fiera si sono aperte all’unisono, la folla si è riversata verso gli ingressi più vicini e all’interno dei padiglioni.
Il cambiamento più evidente di quest’anno è arrivato con Basel Exclusive. Se molti visitatori avevano sentito parlare dell’iniziativa prima di arrivare, in tanti ne hanno colto davvero il senso solo alla vista delle discrete targhette in metallo nero affisse alle pareti delle gallerie. Ben presto, i collezionisti hanno iniziato a scrutare gli stand come in una caccia al tesoro, alla ricerca di opere presentate in pubblico per la prima volta. Invece di svelare le opere selezionate tramite viewing room online o anteprime private, le gallerie partecipanti le hanno riservate al debutto pubblico durante l’opening VIP, offrendo ai collezionisti un motivo ancora più forte per vivere la scoperta in presenza.
Nonostante la persistente cautela del mercato globale, i primi report di vendita indicano una domanda resiliente nella fascia più alta. Hauser & Wirth ha dichiarato di aver venduto 35 opere entro le 16 CET, guidata da un Picasso proposto a 35 milioni di dollari, mentre GRAY ha ceduto un David Hockney per 8,5 milioni di dollari. L’attività si è estesa anche ai grandi nomi del dopoguerra e del contemporaneo, tra cui Willem de Kooning, Helen Frankenthaler, Pierre Soulages e Josef Albers.
Tra le sezioni di spicco di quest’anno, Unlimited ha dimostrato ancora una volta perché resta una delle esperienze più emblematiche di Art Basel. Curata per la prima volta da MoMA PS1di Ruba Katrib, del MoMA PS1, la sezione ha riunito 59 progetti di scala museale presentati da 66 gallerie, tra installazioni monumentali, scultura, performance, film e ambienti immersivi.
“Le opere monumentali sembravano dialogare tra loro attraverso il vasto spazio espositivo.”
Rispetto alle passate edizioni, Unlimited è apparsa ancora più ambiziosa sul piano visivo. Le opere monumentali sembravano dialogare tra loro nell’immenso padiglione espositivo, invitando i visitatori a rallentare anziché spostarsi rapidamente da una presentazione all’altra. “Tryvoha (Sirens and the Mast)” (2023) di Nikita Kadan è stata tra le opere più toccanti, con la voce di un mezzosoprano che, da dietro un velo bianco traslucido, ricreava il suono di una sirena d’allarme antiaereo. Durante l’anteprima, una visitatrice è rimasta seduta all’interno dell’installazione in lacrime. Anche “Knowing My Enemy” (2002) di Tracey Emin, presentata da White Cube, si è distinta con una cabina da spiaggia recuperata a Margate, collocata su una struttura in legno a palafitta. L’opera è stata venduta durante la preview per 1,25 milioni di sterline.
Un altro momento clou è stato Parcours, curata da Stefanie Hessler, che ha esteso Art Basel alla città attraverso 21 progetti presentati da 30 gallerie. Allestita in spazi pubblici e luoghi storici nelle immediate vicinanze della fiera, la sezione ha invitato i visitatori a vivere l’arte contemporanea oltre i padiglioni espositivi, facendo percepire Basilea stessa come un’estensione della fiera.
Altrove, Zero 10 è tornata con il titolo The Condition, curata da Trevor Paglen ed Eli Scheinman. Con artisti come Hito Steyerl e Andreas Gursky, la piattaforma ha continuato ad ampliare il coinvolgimento di Art Basel con pratiche artistiche digitali, tecnologiche e guidate dall’intelligenza artificiale. Anche Zero 10 ha registrato un’attività vivace fin da subito, con Fellowship che ha venduto STANDARD di John Gerrard per 500.000 dollari già nella prima ora di apertura della piattaforma.
Più che cambiare per il gusto di cambiare, Art Basel 2026 ha riaffermato le qualità che da sempre definiscono la sua fiera di punta: opere eccezionali, incontri significativi e l’emozione di scoprirli dal vivo. Sebbene il mercato globale resti prudente, i primi giorni hanno indicato che i collezionisti continuano a viaggiare per opere che non possono essere vissute altrove, rafforzando il ruolo di Basilea come fulcro della scena artistica internazionale.
Testo di Sunmin Byun

















