Netflix, “Michael Jackson: The Verdict” vuole mostrarti il processo che (suppostamente) non hai mai visto
A vent’anni di distanza, il tribunale senza telecamere viene finalmente ricostruito al microscopio – attraverso le voci esclusive di chi era davvero in aula.
In sintesi
- Michael Jackson: The Verdict, una docuserie Netflix in tre parti diretta da Nick Green, in uscita il 3 giugno, che torna sul processo del 2003-2005 conclusosi con l’assoluzione piena di Jackson da tutte le accuse
- La serie propone nuove interviste in esclusiva ai testimoni oculari presenti in aula, tra cui giurati, volti dei media e protagonisti coinvolti sia nell’accusa sia nella difesa
- Poiché all’epoca non erano ammesse telecamere in tribunale, la percezione pubblica del processo è stata plasmata soprattutto dai commenti esterni, più che dalle udienze stesse — un vuoto che questo documentario nasce proprio per colmare
Netflix ha svelato il trailer del suo prossimo documentario Michael Jackson: The Verdict, in uscita il 3 giugno. La docuserie in tre parti, diretta da Nick Green, torna sul processo del 2003-2005 che tenne con il fiato sospeso milioni di persone e si concluse con l’assoluzione di Jackson da tutte le accuse, ricostruendo il caso attraverso nuove interviste a chi si trovava realmente in aula quando tutto è successo.
Il cuore del documentario è anche la sua scelta editoriale più potente. Durante il processo a Michael Jackson non furono ammesse telecamere in aula: questo significa che tutto ciò che il pubblico ha assimilato su uno dei procedimenti giudiziari più seguiti della storia americana recente è arrivato filtrato, attraverso i commenti, i resoconti selettivi e le lenti particolari delle testate che hanno coperto il caso a frammenti nell’arco di due anni. Il risultato è stato un processo seguito da milioni di persone che però quasi nessuno ha davvero compreso fino in fondo. Vent’anni dopo, la controversia generata da quell’immagine incompleta resta ancora irrisolta.
Nick Green e la produttrice esecutiva Fiona Stourton hanno affrontato il progetto come un resoconto storico forense, più che come una semplice retrospettiva. La metodologia delle interviste riflette questa impostazione: compaiono solo testimoni oculari che hanno avuto un ruolo diretto nel procedimento, tra cui giurati, protagonisti dei media presenti in aula e figure coinvolte sia nell’accusa sia nella difesa. L’obiettivo, come spiegano i filmmaker, è portare il pubblico dentro le udienze così come si sono realmente svolte, offrendo agli spettatori qualcosa di più vicino a un racconto in prima persona rispetto a qualsiasi altra cosa sia stata disponibile da quando il processo si è concluso nel 2005. «Non erano ammesse telecamere in tribunale», ricordano i filmmaker, «e quindi la visione dei fatti da parte del pubblico all’epoca è stata filtrata dai commentatori e presentata a pezzi. Era il momento di analizzare il processo nel suo insieme con uno sguardo forense.»
Anche il tempismo è tutt’altro che casuale. La presenza di Michael Jackson nell’immaginario collettivo non si è affievolita nei sedici anni trascorsi dalla sua morte, e le domande sulla sua eredità si sono fatte ancora più incandescenti man mano che nuove accuse, documentari e dibattiti pubblici si sono accumulati attorno al suo nome. Una serie che sceglie di mostrare esclusivamente ciò che è stato accertato in aula, attraverso le testimonianze di chi ha assistito ai fatti in prima persona, occupa una posizione diversa in questa conversazione rispetto a qualsiasi cosa l’abbia preceduta.
Guarda il trailer qui sopra. Michael Jackson: The Verdict debutta il 3 giugno su Netflix.

















