Sintesi
- Le Bu Tables di Han Seungmin, alias Sonny Han, reinterpretano il mobile coreano trasformando la ferramenta industriale in ornamento
- Staff e staffe, rondelle e cerniere diventano motivi decorativi, mettendo in luce il costo e lo saper fare artigianale
- Esposte alla galleria One of One, allestite sotto un pesce di legno intagliato che rimanda alla fiabaJaringobi popolare di Jaringobi
Le Bu Tables, create dall’artista con base a Brooklyn specializzata in arredi e oggettiHan Seungmin (nota anche comeSonny Han), sono una serie di arredi in due parti che reimmagina sensibilità, proporzioni e logica decorativa del mobile tradizionale coreano.
Bu, titolo del progetto, abbraccia una stratificata dualità linguistica in coreano, utilizzando un suono fonetico che può significare sia “ricchezza” sia “divisione o parti”. Presentati in composizione impilata, i tavoli sono esposti sotto un pesce di legno scolpito a mano, sospeso alle travi del soffitto. Questo allestimento rimanda direttamente alla fiaba popolare coreana diJaringobi — un avaro estremo che appendeva un pesce essiccato sopra il tavolo per limitarsi a guardarlo anziché mangiarlo, facendolo durare più a lungo.
Attraverso la ripetizione e una disposizione serrata, questi elementi utilitari si trasformano in motivi decorativi: le staffe delimitano i bordi, le rondelle ricordano pattern floreali e le cerniere si adagiano sulla superficie come gioielli. Questa ricontestualizzazione intenzionale mette in risalto le qualità estetiche spesso ignorate dell’hardware standardizzato, spostandolo dall’anonimato funzionale a una delicata ornamentazione. Il progetto sottolinea anche l’inscindibilità tra materiale e costo: ogni staffa, rondella e bullone arriva con il proprio cartellino del prezzo, trasformando l’atto di assemblare in una meditazione sulle economie dell’artigianato in un presente iper-commercializzato.
Presentato dallaOne of One gallery nel suo spazio satellite al 35 di Allen Street, le Bu Tables sono esposte in forma impilata sotto un pesce di legno scolpito a mano, in riferimento alla fiaba coreana di Jaringobi, un avaro che preservava un pesce essiccato limitandosi a guardarlo durante i pasti. Questa giustapposizione tra componenti industriali e simbolismo popolare solleva interrogativi su valore, consumo e misura nel fare artigianale.
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