Dior Cruise 2027 conquista il LACMA: Jonathan Anderson riscrive da zero il passato hollywoodiano della Maison

Dior jonathan anderson Cruise 2027 Runway Show info
Priscilla Poon
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Sintesi

  • Jonathan Anderson ha presentato Dior Cruise 2027 al Los Angeles County Museum of Art, mettendo in scena una collezione intitolata “Wilshire Boulevard” che attinge alla profonda storia hollywoodiana di Christian Dior e al linguaggio visivo della Los Angeles di metà Novecento.
  • Tra i momenti di design più significativi: camicie realizzate in collaborazione con l’artista Ed Ruscha, copricapi su misura con piume tipografiche firmati Philip Treacy che rielaborano una tecnica originariamente creata per Isabella Blow, jeans in denim ricamati con sottilissime catene d’argento e una nuova variante della Saddle bag con superfici effetto vernice d’auto e charm a forma di chiave d’accensione.
  • La collezione segna il primo show Cruise di Anderson per Dior, presentato a meno di un anno dal suo insediamento come direttore creativo delle Collezioni Donna.

Il primo show Cruise di Jonathan Anderson per Dior è approdato al Los Angeles County Museum of Art e la collezione che ha presentato, intitolata “Wilshire Boulevard”, era costruita su una provocazione da prendere sul serio. Christian Dior, sosteneva Anderson, non si è limitato a vestire Hollywood: ha compreso Hollywood come un progetto filosofico, un luogo in cui il sogno di evasione del dopoguerra e l’ossessione surrealista per la fantasia convergevano in qualcosa che ha plasmato la moda tanto quanto la moda ha plasmato Hollywood. Tornato a Los Angeles con questa tesi ben chiara, Anderson si è impegnato a renderla visibile.

Le radici storiche sono più profonde di quanto la maggior parte delle sfilate osi tentare. Prima di fondare la sua maison, Christian Dior disegnò costumi, contribuendo a due film usciti nel 1950 — Les Enfants Terribles di Jean-Pierre Melville e Stage Fright di Alfred Hitchcock, quest’ultimo realizzato su insistenza di Marlene Dietrich — e nel 1955 ricevette una nomination agli Oscar per i costumi di Terminal Station. L’età d’oro di Hollywood e l’età d’oro di Dior non furono fenomeni paralleli: dialogavano attivamente, mediate da donne come Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Ava Gardner, Audrey Hepburn, Grace Kelly, Sophia Loren, Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor, ognuna delle quali ha indossato la maison in momenti che hanno definito sia la loro immagine pubblica sia la portata culturale di Dior. La Cruise 2027 di Anderson parte da quella storia e si interroga su come appaia nel 2026, in una città che è cambiata radicalmente da quando Dietrich disse a Hitchcock no Dior, no Dietrich.

La sfilata si è aperta con un abito giallo ranuncolo decorato da rosette, con i fiori subito dichiarati motivo ricorrente, per poi attraversare un luminoso abito arancione a campo di papaveri e approdare infine ai pezzi più architettonici della collezione. Un cappotto in flanella di lana Dior Gray, rigato dalle ombre geometriche delle veneziane, è emerso come uno dei momenti più silenziosamente potenti dello show, una citazione diretta della grammatica visiva del film noir tradotta nei tessuti di maison. Il quotidiano è diventato couture a metà passerella, sotto forma di jeans in denim strappato ricamati con sottilissime catene d’argento che imitano filamenti di cotone: un pezzo che riassume l’istinto più ampio di Anderson di trovare il lusso in luoghi inattesi senza estetizzare la povertà.

Le camicie Ed Ruscha sono la collaborazione destinata a generare il dibattito più duraturo. Ruscha, la cui pratica cinquantennale di collocare parole e frasi su fondali californiani atmosferici costituisce una delle più lucide meditazioni su Los Angeles mai realizzate, ha portato sulle camicie una sensibilità che Anderson ha definito con precisione: la percezione del quotidiano in rapporto alla grandezza della città. Il lavoro di Ruscha ha sempre letto Los Angeles come un luogo in cui il banale e il mitico convivono al livello della strada, ed è esattamente verso questo che Anderson tendeva nel discorso più ampio della collezione. Queste camicie non sono semplici capi con il nome di un artista cucito sopra: sono l’affermazione più netta della collezione su cosa significhi creare abiti in e per questa città specifica.

I copricapi di Philip Treacy per i look d’apertura maschili meriterebbero un capitolo a parte. Treacy ha rielaborato una tecnica originariamente sviluppata per l’iconico cappello “BLOW” di Isabella Blow, usando piume per comporre lettere e tipografie con quella che lui stesso ha definito una precisione millimetrica, mantenendo però i pezzi leggeri e vibranti. Blow, che negli anni Novanta e Duemila ha indossato i cappelli di Treacy come forma di radicale auto-rappresentazione, non è mai lontana dal discorso quando il modista lavora in questo territorio, e il contesto Dior ha dato alla tecnica una nuova cornice istituzionale senza cancellarne la storia. I look maschili che sono seguiti, traghettando la collezione dal womenswear verso un guardaroba condiviso, hanno ribadito l’interesse di Anderson per la fluidità come principio progettuale più che come gesto.

Gli accessori raccontavano una storia parallela. Una minaudière ispirata al nautilus e una nuova silhouette di scarpa a mezzaluna, animata da fiori e paillettes, estendevano il fil rouge botanico della collezione a calzature e borse da sera. La nuova versione della Saddle bag, ora proposta con superfici effetto vernice d’auto e charm a forma di chiave d’accensione, attingeva direttamente a un altro riferimento di Los Angeles: le auto americane d’epoca che definiscono la mitologia visiva della città quanto le sue palme e le strade tortuose dei canyon. Il charm a forma di chiave d’accensione è un dettaglio minimo, ma è proprio il tipo di dettaglio che ripaga l’attenzione ravvicinata che Anderson invita costantemente a riservargli.

Sophie Caraan Managing Editor

Sophie Caraan is the Managing Editor at Hypebeast, where she sets the editorial direction, standards, and output strategy for the HQ team. With a decade of editorial experience, she brings both a storyteller's instinct and a strategist's eye — spotlighting the figures and movements that shape the culture across a multitude of lanes. Her tenure is marked by high-impact conversations with the likes of RZA, Mads Mikkelsen, CORTIS, Erling Haaland, Kasing Lung, NIGO, and more.

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