Marcos Hjorn, il nuovo maestro delle scarpe eleganti contemporanee

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Marcos Hjorn Is Mastering the Modern Dress Shoe
Marcos Hjorn Shoemakers

Nonostante il dominio delle sneaker come stile de facto del XXI secolo, le scarpe classiche non sono mai passate di moda. Eppure, proprio come nell’abbigliamento, il fatto a mano è una pratica che si sta lentamente estinguendo. Dalle suole cucite a macchina alle tecniche di montaggio automatizzato (il processo con cui si modella la tomaia), i produttori di calzature hanno perfezionato la produzione di scarpe a velocità e su scala senza precedenti — ma cosa si perde, in questo processo?

I calzolai di Barcellona Marcos Hjorn hanno un’estetica dichiaratamente contemporanea, ma restano tra i pochi nomi oggi fedeli a una calzatura interamente artigianale, realizzata su ordinazione. Adottando tecniche che attraversano i secoli, i fondatori, Marcos e Aina, hanno inaugurato il loro atelier nel 2023, in un momento in cui le start-up di sneaker, come Allbirds, hanno iniziato a perdere slancio per fattori come la sovraespansione e il calo di qualità. 

Nascosto con discrezione lungo una via lastricata di mattoni nel quartiere di Gràcia, lo studio ha sede in uno spazio chiamato Casa Bruta. Sullo sfondo dei progressi nell’automazione e di trend sempre più veloci, Marcos Hjorn ha scelto di iniziare il proprio percorso facendo un passo indietro e procedendo con intenzione. Qui ogni paio è su misura, riducendo al minimo gli sprechi e permettendo una cura minuziosa per ogni singola scarpa. 

“Come dei rifugi, le scarpe trasformano e offrono conforto, una sensazione di appartenenza e un dialogo con la materialità che ti circonda.”

Marcos Hjorn, il nuovo maestro delle scarpe eleganti contemporanee

Marcos Hjorn Shoemakers


Questo approccio offre ai fondatori lo spazio per «rimettere in discussione e risolvere i problemi in modo creativo». Le tomaie in pelle si arricchiscono di dettagli che catturano lo sguardo, come i fili lasciati liberi della Wrinkled Slip-on, e le chiusure con occhielli elastici della loro moderna Mary Jane. La Crossed Ballerina è tra i modelli più minimal, con tomaie in pelle ricavate da un unico taglio che avvolgono con eleganza la punta, lasciando il tallone piacevolmente privo di cuciture. 

È tornando alle origini delle tecniche tradizionali di calzoleria che Marcos e Aina hanno sviluppato una sensibilità tutta loro, al tempo stesso futuristica e nostalgica. L’atelier non è una maison nata nell’Ottocento, ma affronta il prodotto con un livello di cura e qualità analogo.

Marcos Hjorn, il nuovo maestro delle scarpe eleganti contemporanee

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In seguito a una visita a gennaio, abbiamo incontrato i fondatori per scoprire di più sulla loro pratica unica. Marcos e Aina raccontano le qualità insostituibili delle scarpe fatte a mano e la filosofia profondamente legata all’arte che guida i loro modelli.


Quando e perché è nata Marcos Hjorn Shoemakers?

Abbiamo presentato pubblicamente questo progetto nel 2023, ma in realtà è iniziato qualche anno prima. Siamo partiti senza grandi aspettative su dove ci avrebbe portati ma, come due giovani calzolai, eravamo curiosi di esplorare il nostro mestiere al di fuori delle sue tradizioni, che a volte possono risultare rigide nella pratica.

Entrambi avevamo alle spalle studi di design e ci siamo sentiti portati a sviluppare una nostra metodologia e un nostro approccio — fondati sui processi artigianali e sulle tecniche tradizionali, ma applicati attraverso una prospettiva più flessibile.

Qual è stato il primo modello di scarpa Marcos Hjorn?

È difficile definire quale modello sia nato per primo. All’inizio stavamo esplorando molte silhouette e idee contemporaneamente. Dopo numerose prove, guidati soprattutto dall’intuizione, abbiamo iniziato a percepire che alcuni modelli erano pronti. Abbiamo sviluppato le Mary Jane e le Wrinkled Slip-on in parallelo, andando avanti e indietro finché non siamo arrivati alle loro versioni definitive.

Questi modelli sono nati dall’osservazione di diversi elementi e codici, e dal considerare come potessero dialogare all’interno della struttura di una scarpa. Per esempio, usare bottoni combinati con elastici ad asola — più comuni in altri capi di abbigliamento — oppure sperimentare silhouette in grado di valorizzare al meglio la texture a smock. Dietro le finiture e i dettagli che trasmettono una sensazione di familiarità o nostalgia c’è molta ricerca e riflessione, per poterli mostrare ancora una volta sotto una luce nuova.

Il lungo patrimonio di calzoleria artigianale di Barcellona influenza il vostro approccio?

Non diremmo in modo diretto, ma ci piace l’idea che le persone possano interpretare e trovare connessioni con la città in cui siamo cresciuti. Ci sentiamo fortunati a essere circondati da molti amici talentuosi che ci aiutano a rimettere in discussione e portare avanti il nostro lavoro, spesso proponendo idee a cui, da soli, forse non arriveremmo. 

Per noi la contemplazione e la ricerca d’archivio hanno un ruolo fondamentale nel modo in cui progettiamo e ci avviciniamo alla calzoleria.

“La maggior parte dei nostri modelli richiede momenti di concentrazione e cura che implicano, in modo naturale, un ritmo più lento.”

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Marcos Hjorn Shoemakers

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Da dove nasce l’idea della Wrinkled Slip-On?

Tutto il nostro lavoro affonda le radici nel nostro atelier di Barcellona. Il processo di progettazione dipende molto dal fare e da un dialogo continuo tra idee e materiali. Questo metodo ci mantiene ancorati alla realtà e ci aiuta a scoprire nuovi modi di lavorare.

Fin dall’inizio siamo stati attratti dall’idea di sperimentare diverse tecniche di manipolazione dei tessuti del XV secolo, applicandole alla pelle. Abbiamo creato una serie di campioni esplorando queste tecniche, senza chiederci subito come potessero tradursi in una scarpa.

Osservando questi campioni di pelle lavorata a smock, ci siamo accorti che quello che normalmente verrebbe considerato il “rovescio” ci risultava più interessante del “diritto”. In questa versione, i fili di ogni piega restano visibili — dettagli che normalmente rimarrebbero nascosti sotto. Dopo molte prove, abbiamo infine combinato questa tecnica con una silhouette da loafer che ci sembrava unica, ma comunque equilibrata.

Quale dei vostri modelli è il più difficile da realizzare?

Ogni modello presenta le proprie difficoltà, sia nella costruzione della tomaia sia nel montaggio preciso della scarpa sulla forma. Per esempio, spesso evitiamo di usare una cucitura centrale sul retro perché preferiamo che il tallone rimanga liscio e ininterrotto. Questa scelta aumenta la complessità nella creazione dei cartamodelli o nel montaggio della tomaia.

La maggior parte dei nostri modelli richiede momenti di concentrazione e cura che implicano naturalmente un ritmo più lento. Per noi è un modo di opporci alle scorciatoie e ai processi semplificati. La complessità va di pari passo con il nostro lavoro artigianale.

Marcos Hjorn, il nuovo maestro delle scarpe eleganti contemporanee

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Che ruolo hanno, nel vostro design di calzature, i riferimenti d’archivio che condividete su Instagram?

Ci piace raccogliere e studiare riferimenti tratti da archivi, saggi e testi su arte, artigianato e design. Ci piace anche condividere il lavoro di artisti e creativi che ci accompagnano da anni e continuano a influenzare il nostro lavoro.

La fotografia storica della vita quotidiana, gli archivi etnografici che documentano oggetti e lavorazioni artigianali ci aiutano a comprendere meglio come vengono realizzate le cose. Siamo affascinati dalle sfumature dei diversi approcci e delle diverse estetiche, e da come le necessità di tutti i giorni e la funzionalità influenzino forme e materiali.

Rivelano anche i legami culturali e i simbolismi nascosti nei saperi artigianali di ogni giorno, provenienti da regioni ed epoche diverse. La ricerca, per noi, è un modo per comprendere più a fondo gli oggetti che stiamo creando oggi.

“Le scarpe hanno un legame affascinante con la concezione dell’individuo. Diventano un ritratto vivente del loro proprietario, invecchiando al suo fianco, adattandosi a ogni passo, increspandosi in un modo del tutto particolare.”

Nel 2023 avete detto: «Per me le scarpe sono come dei rifugi, ciò che ci unisce e ci separa dal pavimento». Potete approfondire questa idea?

Questa frase nasce da un testo che abbiamo scritto mentre cercavamo di comprendere la dimensione poetica degli oggetti che creiamo. Invece di pensare alle scarpe solo come oggetti da consumare, abbiamo preferito concentrarci sul loro rapporto con chi le indossa — sul valore intrinseco e sul dialogo che si crea attraverso ciò che portiamo ai piedi.

Le scarpe hanno un legame affascinante con la concezione dell’individuo. Diventano un ritratto vivente di chi le possiede, invecchiando con lui, modellandosi su ogni passo, increspandosi in un modo tutto proprio. Ci piace l’equilibrio che può esistere tra bellezza e funzionalità — dare vita a un oggetto che per noi è bello, ma che può anche essere indossato comodamente.

Come dei rifugi, le scarpe trasformano e offrono conforto, una sensazione di appartenenza e un dialogo con la materialità che ti circonda.

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Perché realizzare ogni paio su ordinazione invece di produrre collezioni?

Crediamo fermamente nel creare scarpe per qualcuno, sapendo che ciò che immettiamo nel mondo verrà custodito e avrà un significato per una persona in particolare. Ci sembra il modo migliore per rispettare la lentezza intrinseca di questo mestiere ed evitare sprechi inutili.

Piuttosto che concentrarci sulle collezioni, preferiamo l’idea della continuità e del ritorno sui pezzi. Progettare, per noi, è una conversazione continua con materiali e idee, in cui è importante capire quando togliere, aggiungere o semplicemente fermarsi.

Ci sono aspetti delle scarpe fatte a mano che la produzione di massa non può replicare?

La produzione di massa si basa sull’efficienza — gestire il tempo e tagliare qualche angolo quando necessario. È un approccio comprensibile, ma che, per via della sua scala, a volte finisce per dimenticare il tocco umano, l’anima degli oggetti e il modo in cui vengono creati.

Per noi, lavorare a mano significa prendersi cura di ogni dettaglio, anche quando questo implica passaggi che potrebbero essere considerati inefficienti. Il lavoro manuale ci permette anche di scoprire una nostra prospettiva sul fare, che non coincide necessariamente con ciò che la tradizione considera perfetto o corretto. 

Una pratica più lenta ci aiuta a rimettere in discussione e risolvere i problemi in modo creativo, invece di concentrarci solo sull’efficienza. Crediamo che fare le cose con le proprie mani aiuti a sviluppare un linguaggio unico, che riflette il dialogo tra le idee e la realtà.

Marcos Hjorn, il nuovo maestro delle scarpe eleganti contemporanee

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C’è qualcosa che vorreste che più persone sapessero sulle calzature fatte a mano?

Ciò che all’inizio ci ha attratti verso questo mestiere è stata la varietà di passaggi e tecniche necessari per realizzare una scarpa a mano. Oltre alla progettazione dei modelli, al taglio e alla cucitura, c’è anche la trasformazione di un pezzo cucito in una forma volumetrica e strutturata.

La pelle viene modellata con un metodo consapevole e deliberato, affinché possa in seguito essere indossata da qualcuno. È un’interazione estremamente diretta con i materiali, in cui si percepisce l’influenza di molti altri mestieri e saperi artigianali attraverso metodi e strumenti condivisi.

Nico Gavino Associate Editor

Nico Gavino is a NYC-based writer with a focus on the intersection of pop culture and men’s style. He has written more than 1,000 articles on Hypebeast in the last 2 years, spanning industry news, interviews, and long-form pieces. Interviews include Takashi Murakami, Missy Elliot, and major designers like Simone Bellotti, Tremaine Emory, and Jack Carlson. Previously, Nico has been quoted in publications like Sourcing Journal and Fashionista, and acted as a trend advisory to notable names like Timberland. Deeply interested in aesthetics and subcultures, his articles tie emerging fashion currents to shifts in the wider cultural landscape.

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