Pieter Mulier può diventare il salvatore di Versace?
Se la storia si ripete, il designer belga potrebbe davvero seguire il suo mentore Raf Simons nel mondo di Prada Group.
Il 30 gennaio è stato confermato che il designer belga Pieter Mulier lascerà il suo ruolo di direttore creativo alla maison Alaïa. Sebbene Alaïa non abbia ancora annunciato il suo successore, l’attenzione è tutta puntata sulla prossima mossa di Mulier.
La sua uscita ha riacceso le voci di corridoio iniziate nel 2025, secondo cui Mulier sarebbe il prossimo direttore creativo di Versace, dopo l’improvvisa interruzione del neonato incarico di Dario Vitale. A dicembre, un report di WWD ha rivelato che fonti vicine alla vicenda, a Milano, sostengono che Mulier sia effettivamente destinato a passare a Versace, acquisita da Prada Group da Capri Holdings in uno storico accordo del 2025.
Mulier, che ha studiato architettura all’Institut Saint-Luc di Bruxelles, è strettamente associato a Raf Simons, con cui ha lavorato fianco a fianco per anni. Il designer è entrato ufficialmente in Raf Simons nel 2002 per guidarne il team creativo e ha continuato a lavorare come “braccio destro di Raf Simons” da Jil Sander nel 2006 e poi da Dior, quando Simons è stato nominato direttore creativo nel 2012. I due designer hanno proseguito insieme anche quando Simons è approdato da Calvin Klein nel 2017, un legame solido reso evidente dai loro inchini finali in tandem.
La domanda è se Mulier seguirà ancora una volta Simons all’interno di Prada Group, dove Simons ricopre il ruolo di co-direttore creativo di Prada insieme all’erede Miuccia Prada dal 2020. Mulier potrebbe occupare una posizione molto simile a quella di Simons, restando in costante dialogo con l’erede della maison, Donatella Versace, qualora accettasse l’incarico. La forte strategia di doppia guida in Prada ha contribuito alle performance eccezionali dello scorso anno, permettendo al gruppo di superare i concorrenti nella fase di “luxury slowdown” con 19 trimestri consecutivi di crescita, come riportato nei risultati 9M 2025.
L’approdo di Mulier da Alaïa nel 2021 ha consacrato definitivamente la sua credibilità nel mondo del lusso come direttore creativo indipendente. È stato il primo direttore creativo a raccogliere l’eredità del fondatore Azzedine Alaïa dopo la sua scomparsa nel 2017, un ruolo che segna la carriera di qualsiasi designer. Essere investito, per primo, del compito di portare avanti il lascito creativo di una maison che porta il nome del suo fondatore non è certo un traguardo da poco. Poco prima delle sue dimissioni, i CFDA Awards 2025 hanno nominato Mulier International Designer of the Year per il suo lavoro da Alaïa, consolidando ulteriormente la sua posizione nel settore.
Che si sia trattato della risposta tiepida alla nuova visione di Vitale o di una mossa strategica per riposizionare Versace nell’orbita di Prada, il curriculum di Mulier potrebbe senza dubbio renderlo un sostituto di peso. Il designer ha passato anni alla guida di team creativi per un mix di etichette leggendarie. Il suo periodo da Dior ha messo in luce la capacità di muoversi con naturalezza tra couture e lusso, mentre il lavoro da Calvin Klein ha evidenziato il suo talento nell’elevare il fascino di un brand più quotidiano. Nel panorama fashion, Versace si colloca esattamente tra questi due poli, nota per un doppio ethos fatto di opulenza e disinvoltura.
Inoltre, l’ottimo riscontro ottenuto da Mulier da Alaïa rafforza la fiducia nelle sue capacità, avendo guidato sia maisons moderne, affini a Versace, sia case di tradizione come Dior. Di fatto, gran parte della sua esperienza arriva da marchi dall’attitudine contemporanea nati tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta: da Jil Sander a Calvin Klein, fino allo stesso Azzedine Alaïa. Fondata nel 1978 da Gianni Versace, Versace è probabilmente la più versatile tra queste realtà, capace di spaziare dagli abiti metallici scintillanti alle interpretazioni più casual di Versace Jeans.
Sotto la guida di Donatella, il DNA stesso del brand è rimasto intatto ben oltre la scomparsa di Gianni, e sua sorella ha continuato a essere strettamente coinvolta nel marchio anche dopo essersi fatta da parte nel 2025. La sua assenza dal debutto in passerella della collezione SS26 di Vitale a Milano è stata infatti uno degli elementi che ha fatto alzare più di un sopracciglio nel settore. Al momento della chiusura dell’acquisizione, ad aprile, Prada Group ha però ribadito la volontà di preservare l’integrità del marchio: «All’interno di Prada Group, Versace manterrà il proprio DNA creativo e la propria autenticità culturale, beneficiando al contempo di tutta la forza della piattaforma consolidata del Gruppo, incluse le capacità industriali, l’eccellenza retail e il know-how operativo».
I segnali che arrivano da Prada Group e da Donatella indicano che non si cerca un rivoluzionario chiamato a stravolgere il marchio, bensì un custode capace di preservare l’identità consolidata di Versace e un visionario di lungo corso abbastanza autorevole da guidarne il futuro. Considerando la storia di Mulier al fianco del suo collaboratore Raf Simons, il designer potrebbe avere già un piede dentro la porta.
Al momento della stesura di questo articolo, Prada Group non ha ancora nominato un successore per Dario Vitale, ma secondo alcune fonti il suo sostituto potrebbe essere rivelato già a febbraio.

















