Avendo viaggiato sia con le CMF Headphone Pro che con le Headphone (a), ho percepito un salto di qualità immediato non appena ho indossato le nuove Headphone (1) Pro di Nothing. I materiali sono decisamente più pregiati (il titanio, in particolare, risulta davvero lussuoso), ma a sorprendermi maggiormente è stato il peso. Con i loro 327 grammi, mi sono sembrate molto più simili alle Headphone (a) di quanto mi aspettassi, nonostante tutto l’hardware e i componenti in metallo aggiuntivi. Per me è un dettaglio fondamentale: il peso era stato proprio uno dei motivi per cui non mi ero mai decisa ad acquistare le Headphone (1) originali.
Ricordo che al momento del lancio, l’estate scorsa, fui subito attratta dalla loro estetica rétro, quasi in stile Braun; tuttavia, dopo averle provate, le avevo trovate un po’ più pesanti di quanto avrei voluto. Vivere in un clima subtropicale non aiutava affatto: di solito riservo le cuffie over-ear per i viaggi o per i mesi autunnali e invernali più freschi, quando indossarle non significa iniziare a sudare all’istante. Così, pur avendo pensato alle Headphone (1) per mesi, avevo preferito rinunciare.
Poi, a fine settembre, mi sono state regalate le CMF Headphone Pro e le ho sottoposte a un vero e proprio test su strada durante un viaggio in Giappone. Considerando il prezzo, mi hanno davvero colpita. Il suono era solido, la durata della batteria eccellente e la loro interpretazione del design rétro conferiva loro molta personalità, anche se l’aspetto era decisamente diverso da quello delle Headphone (1). Ho apprezzato molto anche la possibilità di acquistare i cuscinetti di ricambio in colori diversi. Oltre alla personalizzazione, c’era qualcosa di rassicurante nel sapere che una delle parti più esposte all’usura poteva essere sostituita con facilità. Le CMF mi sono piaciute al punto da diventare le mie cuffie da viaggio per eccellenza, sebbene non mi sia mai del tutto abituata alla sporgenza dei padiglioni. Più di una volta, con un certo imbarazzo, li ho persino raschiati contro le porte dell’ascensore.
Le cose sono cambiate di nuovo quando, all’inizio di quest’anno, Nothing ha presentato le Headphone (a). Le ho provate per la prima volta durante un evento primaverile e me ne sono innamorata all’istante. Mantenevano gran parte del carattere visivo che mi aveva attratta nelle Headphone (1), ma la struttura più leggera e il profilo più piatto si adattavano molto meglio alla mia testa. Anche le quattro opzioni di colore (Black, White, Pink e Yellow) soddisfacevano quel desiderio di personalizzazione che avevo apprezzato nel modello CMF. Alla fine ho acquistato il paio rosa, che è diventato in breve tempo il mio preferito tra i tre. La qualità del suono era almeno pari a quella delle CMF Headphone Pro, se non leggermente superiore per le mie orecchie, ma a conquistarmi è stata soprattutto la comodità. I padiglioni più sottili mi permettevano anche di entrare in ascensore con un po’ più di disinvoltura.
Alla fine dello scorso mese, Nothing mi ha sorpresa di nuovo con il suo nuovo modello di punta, le Headphone (1) Pro. Questa volta si percepisce un salto di qualità molto più sostanzioso. Con un prezzo di 399 dollari americani, si posizionano 100 dollari sopra il costo originale di 299 dollari delle Headphone (1), ma la spesa aggiuntiva si riflette sia nella qualità costruttiva sia, aspetto ben più importante, in ciò che si nasconde all’interno dei padiglioni. Invece di affidarsi a un unico driver principale per coprire la maggior parte dello spettro udibile, le (Pro) utilizzano un’architettura a tre driver: un driver dinamico da 40 mm per i bassi, un driver dinamico di precisione separato per i medi e un driver xMEMS dedicato alle frequenze più alte. In questo modo il modello (Pro) riesce a coprire una gamma da 20 Hz a 40 kHz, con ogni driver che gestisce una porzione più mirata dello spettro sonoro. All’atto pratico, la differenza si nota più nella separazione e nella trama del suono che non nel semplice aumento del volume: i bassi risultano più controllati, le voci si inseriscono nel mix in modo più nitido e i minimi dettagli degli strumenti emergono con maggiore definizione.
La cancellazione attiva del rumore (ANC) è un altro ambito in cui le (Pro) staccano la concorrenza. Nothing ha integrato nelle cuffie un sistema a 10 microfoni, cinque per lato, che alimenta l’ANC adattivo in tempo reale. Il sistema passa automaticamente dal livello basso al medio fino all’alto a seconda dell’ambiente circostante, con una riduzione del rumore dichiarata fino a 46 dB. Nothing afferma inoltre che la riduzione media del rumore è superiore di 5 dB rispetto alle Headphone (1), mentre la cancellazione opera su una gamma di frequenze più ampia del 40%. Personalmente, noto questa differenza soprattutto negli ambienti in cui uso davvero le cuffie over-ear (aerei, treni e uffici), dove le (Pro) riescono ad allontanare il rumore di fondo dalla musica con un’efficacia nettamente maggiore.
Ma è la collaborazione con i Metropolis Studios a rendere le cose un po’ più interessanti. Una delle novità che preferisco è l’interruttore fisico Flat EQ. A differenza di un tipico preset di equalizzazione studiato per enfatizzare i bassi o rendere le voci più brillanti, il Flat EQ elimina ogni colorazione ed elaborazione aggiuntiva per offrire al suono una presentazione più neutra. È concepito principalmente per operazioni come la revisione di tracce e il confronto di mixaggi, in cui ascoltare la registrazione senza “insaporitori” sonori extra si rivela più utile rispetto a un’accordatura particolarmente avvincente. Apprezzo questa funzione soprattutto in ufficio: l’ANC elimina gran parte del rumore esterno, mentre il Flat EQ mi permette di concentrarmi esclusivamente sulla registrazione. Vale anche la pena notare che l’attivazione del Flat EQ disabilita la modalità Trasparenza, l’audio spaziale e le altre impostazioni di equalizzazione, dimostrando come sia stato progettato per essere una modalità di ascolto separata e più mirata, non un semplice preset in più.
Quando invece desidero un’esperienza più avvolgente, vado nella direzione opposta. L’app Nothing X offre alle Headphone 1 (Pro) un livello molto più profondo di personalizzazione dell’equalizzazione, mentre l’audio spaziale dinamico e il tracciamento della testa riescono a rimodellare il senso di ampiezza attorno a una registrazione. Ci sono vari ambienti studiati per diversi generi musicali, tra cui Live House, Concert Hall e un’impostazione ispirata proprio allo Studio B dei Metropolis. Ascoltando la registrazione di un buon concerto dal vivo, questa combinazione si rivela sorprendentemente efficace. Ovviamente non può replicare l’esperienza di essere fisicamente presenti, ma la regolazione della presentazione spaziale e dell’equalizzazione riesce a restituire parte di quel senso di proporzione e di atmosfera che le cuffie tradizionali tendono ad appiattire.
Curiosamente, la durata della batteria è l’unico aspetto in cui le (Pro) non rappresentano necessariamente un passo avanti. Nothing stima fino a 68 ore di riproduzione con ANC disattivata e 30 ore con ANC attiva, con una ricarica di cinque minuti in grado di fornire circa quattro ore senza ANC o due ore con l’impostazione attivata. Si tratta di un’autonomia inferiore rispetto alle Headphone (1), stimate per un massimo di 80 ore senza ANC e 35 ore con l’ANC, e notevolmente indietro rispetto alle 100/50 ore delle CMF Headphone (Pro) e alle incredibili 135/75 ore delle Headphone (a), sempre in condizioni di test AAC paragonabili. L’autonomia reale dipenderà ovviamente dal volume, dal codec e da quanto si sfrutti l’ANC, ma questo significa che chi dà priorità alla durata assoluta potrebbe ancora trovare più pratici i modelli Headphone (a) o CMF. Personalmente, 30 ore con l’ANC attivata sono ancora ampiamente sufficienti per il mio modo di viaggiare, ma bisogna ammettere che lo status di top di gamma delle (Pro) non si traduce in una durata della batteria da prima della classe.
Un’altra cosa di cui devo parlare è la custodia. Le CMF Headphone (Pro) includono un semplice sacchetto con coulisse in finto camoscio, mentre per le Headphone (a) si è optato per una custodia effetto carta rivestita in plastica, dotata di fodera in poliestere e due scomparti. Quest’ultima trasmette senza dubbio una sensazione meno pregiata, ma l’ho trovata incredibilmente utile in viaggio, specialmente in aereo, dove lo scomparto extra diventa il posto perfetto in cui infilare il passaporto e i cavi di ricarica.
Dal punto di vista del design, però, per me la custodia delle Headphone 1 (Pro) vince su tutta la linea. È un vero e proprio guscio rigido rivestito internamente in morbido TPU, con asole integrate per agganciare cinghie, ciondoli o portachiavi. Certo, è più pesante e ingombrante, e tecnicamente il suo design concentra la protezione attorno ai padiglioni lasciando esposto l’archetto, ma a livello visivo trasforma il riporre le cuffie in una parte integrante dell’esperienza. Ho visto la custodia rigida nera con cerniera delle Headphone (1): per quanto sia indubbiamente pratica, non è un oggetto che vorrei avere a occupare spazio nella mia borsa. La custodia delle (Pro) appare invece più scultorea, quasi come una console portatile rétro, e ne apprezzo molto l’approccio un po’ da borsetta. Per alcuni trasportarle in questo modo potrebbe risultare scomodo, ma poter agganciare le cuffie al manico di una borsa o semplicemente appoggiarle con eleganza sulla scrivania fa proprio al caso mio.
In definitiva, questo riassume anche la mia opinione sulle Headphone 1 (Pro). Le Headphone (a) rimangono la mia scelta d’elezione se leggerezza, durata della batteria e praticità quotidiana fossero le priorità assolute, e le CMF Headphone Pro restano difficili da criticare per il loro prezzo. Tuttavia, le (Pro) sono il primo modello over-ear di Nothing che ho provato a dare la sensazione di ricercare attivamente un’esperienza di ascolto più seria, senza per questo sacrificare il linguaggio di design distintivo che mi ha incuriosita fin dal primo momento. Un ANC più potente, il sistema più sofisticato a tre driver, il Flat EQ e controlli spaziali e di equalizzazione più approfonditi rendono il salto di qualità evidente all’ascolto, anche se, per una punta di ironia, ora è la batteria anziché il suono a richiedere il compromesso maggiore.