Dal Giorno Uno a Oggi: NITRO MICROPHONE UNDERGROUND

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From Day One to the Present NITRO MICROPHONE UNDERGROUND Oral History
Yuji Kaneko

Le Radici dell’Autenticità

I primi passi dell’hip-hop giapponese mossero da Tokyo, dove una generazione affascinata dallo stile ricercato del rap assisteva al primo vero e proprio boom del genere a livello nazionale. A metà degli anni ‘90, tracce come “DA.YO.NE” avevano spinto l’hip-hop nel mainstream, ma sotto la superficie andava delineandosi una frattura tra il rap “pop” commerciale e l’underground. Mentre i media trasformavano l’espressione “check it out” in un tormentone, la scena underground rifiutava il lato commerciale: gli artisti affilavano le proprie abilità in silenzio, spinti da un’intensa competizione.

La genba (prima linea) di questo movimento era il Club CAVE di Shibuya, dove l’evento “A BAOA QU” divenne un santuario per chi condivideva una vocazione di stampo “fly” – uno spazio in cui i volti della musica e della moda cercavano menti affini. È qui, attraverso connessioni spontanee piuttosto che dal piano calcolato di fondare un gruppo, che ha iniziato a prendere forma la bozza dei NITRO MICROPHONE UNDERGROUND (NMU).

La Formazione e la “Realtà” della Scena

I futuri membri erano già volti noti nelle scene di Shibuya e Harajuku: MACKA-CHIN e XBS erano stati compagni di liceo; GORE-TEX e S-WORD lavoravano a Shibuya; mentre SUIKEN e DABO gestivano serate a Nishi-Azabu. Il loro legame si consolidò in modo naturale, frequentando gli stessi negozi e club. Quando venne loro offerta una serata a cadenza mensile al CAVE, le loro feste divennero subito leggendarie.

In un’epoca in cui l’attrezzatura di registrazione scarseggiava, i rapper si esibivano solitamente cantando i propri testi originali sopra basi strumentali estratte da 12 pollici d’importazione americana — una pratica in cui il gusto di un artista veniva valutato in base alla scelta del beat. Man mano che queste feste vivaci attiravano lo staff di negozi di dischi iconici come Manhattan Records e CISCO, un collettivo di circa 30 persone si consolidò sotto l’insegna approssimativa di “circa i NITRO MICROPHONE UNDERGROUND”. Questo slancio catturò l’attenzione di Kazuteru Maekawa della Lexington Co., Ltd., che propose una collaborazione. Nonostante una persistente avversione per i “venduti”, chi decise di restare – mentre altri abbandonavano per lavori convenzionali – finì per costituire il nucleo degli NMU.

Lo Spirito di Shibuya Udagawa


La pubblicazione nel 1999 di “REQUIEM” – una staffetta al microfono a quattro voci che vedeva la partecipazione di MACKA-CHIN, S-WORD, GORE-TEX e di un non accreditato SUIKEN – contribuì a elevare Udagawacho a epicentro culturale globale. La zona si distingueva per un’atmosfera intimidatoria, alimentata dallo staff “sfacciatamente arrogante” dei negozi di dischi e d’abbigliamento. Questo ambiente fungeva da “barriera di selezione” che costringeva i giovani fan a diventare più affamati ed esigenti – una sensibilità che gli NMU incarnarono in pieno, essendo il primo gruppo a emergere davvero da quel contesto specifico.

Il nome stesso del gruppo nacque da un mix di spontaneità e dalla cultura delle auto radiocomandate: “Nitro” richiamava la nitroglicerina, mentre “Microphone” era un omaggio ai MICROPHONE PAGER. Sotto la guida di Maekawa, quello che all’inizio era un semplice slogan sulle grafiche divenne il nome ufficiale del gruppo per promuovere il loro primo CD, Nitro Works.

Il Grande Successo e l’Era Def Jam

Gli NMU ridefinirono l’hip-hop di Tokyo concentrandosi su una realtà del tutto locale: le battute e le bravate all’interno del raggio di Harajuku-Shibuya. Nel 2000, pubblicarono il loro grande classico, “NITRO MICROPHONE UNDERGROUND”, che vedeva la partecipazione di tutti e otto i membri. Il verso iconico di BIGZAM, “Shibuya Udagawa-hatsu” (“nato a Shibuya Udagawa”), divenne lo slogan definitivo del gruppo.

Il loro album omonimo d’esordio riscosse un successo esplosivo. Rilasciato inizialmente come tiratura limitata a 20.000 copie dalla Reality Records, andò immediatamente esaurito. Questo rappresentò il trampolino di lancio per un importante contratto con la Def Jam Japan, rendendo quello degli NMU il primo disco del catalogo nazionale dell’etichetta. Se da un lato il passaggio a una major offrì un’enorme visibilità su riviste come WOOFIN’ e Fine, dall’altro la transizione non fu esente da attriti per quanto riguardava il controllo creativo e i ritorni economici.

In risposta, i membri decisero di prendere in mano i propri interessi commerciali lanciando la Night Rich Co., Ltd. e il marchio di abbigliamento NITROW. L’album pubblicato per la major, rivisto e corretto, superò infine le 150.000 copie vendute, proiettando i membri verso carriere soliste di successo presso etichette importanti come Sony e Victor. Quest’epoca segnò la transizione degli NMU da un collettivo underground dal respiro informale a un’operazione culturale sfaccettata.

Nei primi anni 2000, “venduto” era un’accusa ostile rivolta agli artisti che perdevano il controllo creativo una volta firmato con una grande etichetta. Gli NMU, tuttavia, riuscirono a scrollarsi di dosso questo stigma. La loro posizione fu del tutto irremovibile: se non potevano mantenere il controllo creativo, non avrebbero firmato. Scegliendo all’interno della major figure di cui fidarsi, dimostrarono che per raggiungere il successo economico non era necessario sacrificare l’integrità della loro musica.

Infrangere gli Schemi del Rap Giapponese

Dal Giorno Uno a Oggi: Storia Orale dei NITRO MICROPHONE UNDERGROUND

Yukihisa Ishii

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Lo stesso anno in cui gli NMU pubblicarono il loro album d’esordio omonimo, fecero incetta ai premi annuali della rivista blast (la principale pubblicazione hip-hop in Giappone), trionfando sia come Miglior Gruppo che come Miglior Album. All’epoca, la rivista non faceva distinzione tra artisti nazionali e internazionali, ma selezionava gli interpreti più simbolici dell’anno. Fu notevole che gli NMU avessero conquistato il primo posto sbaragliando pesi massimi globali del calibro di Wu-Tang Clan, OutKast e De La Soul.

Sebbene questi riconoscimenti suggerissero l’esistenza di una scena già completamente strutturata, si trattava in realtà di un’epoca fatta di innumerevoli prove ed errori. Lo scetticismo nei confronti del rap in lingua giapponese restava profondamente radicato, e spesso i critici liquidavano gli NMU come meri emulatori del Wu-Tang Clan. L’arrivo del gruppo fu tuttavia rivoluzionario; la qualità delle loro produzioni reggeva il confronto con le uscite del mainstream statunitense, capovolgendo in modo efficace la mentalità di chi si ostinava a non voler riconoscere la validità del rap giapponese.

Un Caso Raro di Passaggio in Blocco a Una Major

La portata sensazionale degli NMU fu esemplificata da un traguardo raro: alla fine, tutti e otto i membri firmarono contratti da solisti con delle major. Questo non fu solo merito dello slancio commerciale del gruppo, ma anche del duro lavoro che ciascun membro aveva portato avanti in solitaria prima della loro ascesa collettiva.

Dopo l’impatto del loro debutto con la Def Jam Japan, SUIKEN fu il primo a lanciarsi nell’arena delle grandi etichette firmando con la Sony nel 2001, seguito a ruota da DABO e S-WORD. Queste avventure da solisti permisero ai membri di andare oltre il boom-bap degli anni ‘90, esplorando un panorama sonoro moderno che includeva groove alla Neptunes e sperimentazioni avanguardistiche. MACKA-CHIN fece notare che l’ambiente di una major metteva a disposizione studi di altissimo livello e le risorse per poter curare in modo ossessivo ogni minimo dettaglio, permettendo loro di mantenere un’etica del lavoro senza compromessi.


Colmare il Divario ed Espandere l’Impero

Oltre agli album solisti, i membri rafforzarono i propri nomi a livello individuale attraverso collaborazioni di alto profilo. Riuscirono a colmare la sottile distanza tra l’hip-hop nazionale e la scena R&B in forte ascesa, comparendo in tracce di artisti come bird, wyolica e Namie Amuro.

L’influenza del collettivo si espanse ulteriormente grazie a progetti paralleli come MABO (MACKA-CHIN e DABO) e AQUARIUS (DELI e YAKKO). Nel 2003, nonostante GORE-TEX e BIGZAM fossero gli unici membri a non aver ancora pubblicato dischi da solisti, l’influenza del gruppo rimaneva ineguagliabile. In contemporanea, XBS si dedicò alla fondazione del marchio di abbigliamento nitrow, consolidando ulteriormente lo status dei Nitro come poliedrica potenza culturale.


La Nascita di nitrow e lo Spirito Indipendente

Al volgere del XXI secolo, la zona di Udagawacho a Shibuya presentava una sorta di “divisa riflessa” ben precisa. In estate, le strade si riempivano di capi Tommy Hilfiger, Ralph Lauren e Nautica; in inverno, si mimetizzavano con giacche The North Face e First Down. Abbinato a stivali Timberland, Air Force 1 e l’immancabile durag o stecchino da masticare, questo abbigliamento rappresentava un rito di passaggio culturale. Gli NMU erano l’incarnazione definitiva di questa estetica, avendo filtrato le proprie sensibilità attraverso i centri nevralgici della moda di Harajuku e Ueno.

Dal Giorno Uno a Oggi: Storia Orale dei NITRO MICROPHONE UNDERGROUND
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Andando oltre la musica, il gruppo operava come una “nazione indipendente” attraverso il proprio marchio di abbigliamento, nitrow (successivamente diventato nitraid). A differenza degli artisti che si limitavano a cedere il proprio nome su licenza, loro controllavano la produzione e la distribuzione in prima persona. Questo approccio li condusse a una storica e profonda collaborazione con Nike che portò alla realizzazione di sneaker esclusive riservate ai membri.

L’Era Nike: Una Sinergia Globale

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Sotto la guida di XBS, nitraid realizzò ciò che all’epoca sembrava inimmaginabile per un marchio indipendente giapponese: un rapporto di stretta collaborazione con Nike. Non si trattò di una semplice sponsorizzazione; questa sinergia diede vita a diverse sneaker esclusive, tra cui edizioni “Staff” riservate ai membri e versioni al dettaglio di Air Force 1 e Delta Force. La loro influenza raggiunse giganti di fama mondiale come Stüssy, New Era e Levi’s® Fenom. Al suo apice, nitraid era un colosso culturale, capace di fondere maestria sartoriale d’alto livello con una sensibilità street cruda e “fly” che anticipava di quasi due decenni l’attuale era degli imperi della moda guidati dai rapper.

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La Fine di un’Era e il Percorso Verso la Pausa

Agli inizi del 2011, gli NMU pubblicarono THE LABORATORY, un progetto ambizioso ideato per far evolvere il loro sound attraverso il coinvolgimento di produttori esterni. Tuttavia, il grande terremoto del Giappone orientale colpì appena due mesi dopo, bloccando l’industria dell’intrattenimento del paese e rendendo impossibile il tour nazionale NITRO CAMP previsto dal gruppo. MACKA-CHIN ricorda che il disastro spostò le priorità nazionali sulla sopravvivenza, a discapito di moda e musica.


Da un altro punto di vista, il successo di nitraid si fondava su una visione senza compromessi, ma altrettanto costosa. Le loro esposizioni stagionali erano leggendarie e presentavano scenografie elaborate, come la ricostruzione in scala reale di uno skate park all’interno di un club. L’impegno volto a offrire “l’esperienza suprema” finì però per diventare un peso finanziario. Le ripercussioni della crisi economica globale del 2008 e il terremoto del Tohoku del 2011 aggravarono ulteriormente la difficile situazione del brand.
A fronte di controversie finanziarie interne e del fatto che ogni membro stava prendendo la propria strada, gli NMU entrarunno a tutti gli effetti in una fase di inattività a partire dal 2012. Un anno dopo, nel 2013, anche nitraid dichiarò bancarotta con un debito complessivo di 250 milioni di yen. XBS ripensa a quel periodo non con rimpianto, ma come a una preziosa e rara esperienza di vita che in pochi in questo settore si sono mai trovati ad affrontare.

Avventure Soliste, Tokyo 25-ji e Nuove Sfide

Durante i sette anni di pausa, i membri rispettarono una tacita regola di libertà creativa, astenendosi dall’interferire nelle reciproche carriere soliste. Un traguardo degno di nota di questo periodo fu Tokyo 25-ji, un progetto che coinvolgeva DABO, MACKA-CHIN, SUIKEN e S-WORD. Sotto la supervisione di DJ HAZIME e con la partecipazione di produttori leggendari come MURO e DJ WATARAI, il progetto segnò una spettacolare riunione con la loro vecchia etichetta, la Manhattan Records. DABO fece notare che questo periodo diede loro l’opportunità di abbandonare le spavalderie giovanili e di infondere le loro emozioni più pure in testi che affrontavano il tema della vita e della morte.

Questa pausa permise inoltre ai membri di calarsi in una serie di nuovi e diversificati ruoli. Nel 2014, DELI si candidò con successo al consiglio comunale di Matsudo, sfruttando la sua posizione per affrontare tematiche sociali come l’attivismo antinucleare; attualmente è al suo terzo mandato. MACKA-CHIN esplorò la musica ambient e le compilation da DJ, mentre DABO lanciò l’etichetta Feel No Pain. XBS si dedicò alla fotografia con il suo vero nome, Nobuhiro Fukami, e operò come direttore creativo per media dedicati al basket come FLY. Nel frattempo, GORE-TEX lanciò il marchio di abbigliamento raidback® fabric e BIGZAM intraprese la carriera di attore con il suo vero nome, Hiroyuki Shintani.

La Reunion, la Rinascita e la Visione per il 2026

Nel 2019, tutti e otto i membri si riunirono in occasione del loro 20esimo anniversario, annunciato dal brano “LIVE19” — un omaggio al loro esordio “LIVE99”. In seguito a un concerto evento andato sold-out, S-WORD decise di farsi da parte per concentrarsi sulla sua carriera solista, lasciando gli NMU come una formazione a sette. Abbracciando un “approccio naturale e rilassato”, il gruppo ha iniziato a collaborare con artisti e produttori più giovani come Numb e PART2STYLE, per poi pubblicare l’album SE7EN nel 2022.

L’incessante influenza degli NMU si è manifestata in maniera nitida nel 2024, quando il gruppo BAD HOP li ha campionati per la traccia “8BALL CYPHER”, colmando così il divario tra Udagawacho e una nuova generazione. Oggi, proiettati verso il 2026, il gruppo rimane produttivo e in vista del sesto album ha pubblicato singoli quali “SHUTTA”, “Day One”, “Black Moon”, “G.U.I.” ed “Eclipse”. MACKA-CHIN riflette sul fatto che, nonostante siano spesso visti come delle leggende, il loro obiettivo principale resta quello di uscire dagli schemi e diventare dei musicisti a tutti gli effetti. Come osserva Utamaru (RHYMESTER), gli NMU rimangono l’icona dell’hip-hop di Tokyo — una “flotta invincibile” che, decenni dopo, continua a spaccare.

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