La maxi causa da 134 miliardi di dollari di Elon Musk contro OpenAI arriva in tribunale
La richiesta di Musk per enormi “profitti illeciti” legati ai suoi primi investimenti apre una causa storica davanti alla giuria sul potere e i guadagni dell’IA.
Sintesi
- Elon Musk porta su un nuovo livello la sua lunga faida con OpenAI e Microsoft, chiedendo tra 79 e 134 miliardi di dollari in presunti profitti illeciti legati ai suoi primi finanziamenti e al supporto iniziale.
- La richiesta ancora la presunta quota di valore spettante a Musk alla valutazione di circa 500 miliardi di dollari di OpenAI e ha fatto scattare un processo con giuria ad altissima posta in gioco, fissato per aprile a Oakland, in California.
- OpenAI reagisce in tribunale e in pubblico, sostenendo – attraverso nuovi documenti interni resi pubblici – che Musk appoggiava una struttura a scopo di lucro finché poteva mantenerne il controllo e che ora sta usando il contenzioso per dare slancio alla sua iniziativa di IA rivale.
La guerra tra Musk e OpenAI è passata dai subtweet alle citazioni in giudizio, trasformando quella che era la storia utopica di una no profit dell’IA in un autentico dramma da sala del consiglio. Musk non sta solo chiedendo un rimborso sulla sua scommessa iniziale su OpenAI: vuole un ritorno in puro stile startup da quella che è diventata una delle aziende più preziose della tech, sostenendo che i suoi circa 38 milioni di dollari di seed funding e il suo effetto alone abbiano contribuito a generare decine di miliardi di utili sia per OpenAI sia per la partner strategica Microsoft.
Al centro c’è una domanda semplice ma esplosiva, che tocca ogni founder, donatore e costruttore che osserva l’IA: quando un laboratorio mission-driven si trasforma in una macchina da utili, chi si prende davvero l’extra-valore? Gli esperti di Musk sostengono che OpenAI abbia incassato tra 65,5 e 109,4 miliardi di dollari grazie al suo sostegno iniziale, con Microsoft che avrebbe cavalcato altri 13,3–25,1 miliardi in aggiunta. La risposta di OpenAI è portare lo scontro alla luce del sole, pubblicando note di chiamate, pagine di diario e cronologie di governance per dimostrare che Musk spingeva per una struttura a scopo di lucro, pretendeva il controllo assoluto, aveva persino ipotizzato di far ereditare l’AGI ai suoi figli e poi si è sfilato quando non ha potuto possedere la cap table.
Questa narrazione, raccontata nel dettaglio in il post del blog di OpenAI “The truth Elon left out”, rilegge la causa come l’ultima mossa di una strategia di lungo corso per rallentare OpenAI mentre xAI prende quota. Mette in evidenza quanto in fretta la fase idealista dell’IA sia stata inghiottita da rumor di IPO da mille miliardi, contratti per cloud sovrani e prodotti pubblicitari integrati nei chatbot. Con un giudice federale che ha dato il via libera al giudizio con giuria, il processo si prepara a diventare un vero stress test dal vivo su come i player più potenti della tech giustificano i cambi di missione, le strutture ibride no profit/for profit e l’idea che reputazione, flusso di deal e potenza di recruiting valgano decine di miliardi quando la valutazione entra in orbita.



















