Riassunto
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La seconda collezione di Julian Klausner per Dries Van Noten racconta la silenziosa transizione dalla casa alla città, celebrando i modi sinceri e spontanei con cui i più giovani sperimentano i loro primi guardaroba totalmente indipendenti.
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L’estetica abbraccia una versione sofisticata del cosiddetto granny chic, con maxi maglioni a rombi, jacquard Fair Isle e silhouette di famiglia ereditate che diventano copertine di Linus nostalgiche per il viaggiatore contemporaneo.
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La sfilata mette in scena un mix giocoso di proporzioni e texture volutamente sfasate, accostando stampe floreali sfocate da Polaroid e tocchi pastello ad accessori da viaggio funzionali come borse da bucato e cappelli patchwork.
Per la sua seconda prova menswear come Creative Director di Dries Van Noten, Julian Klausner presenta una collezione che cattura il brivido sommesso e vibrante della partenza da casa. La sfilata si apre sulle note di “Yo Ga Aketara” (When Dawn Breaks), prendendo le distanze dall’alba festosa in spiaggia della scorsa stagione e seguendo quegli stessi personaggi mentre preparano le valigie per la grande città. Non appena i modelli iniziano a calcare la passerella con la nuova collezione, si percepisce una celebrazione dei “primi esperimenti” con lo stile: quel momento goffo ma autentico in cui si comincia a mescolare i vecchi capi del cuore con nuove avventure.
L’estetica indulge apertamente in quello che gli appassionati di stile di oggi chiamano “granny chic”, nobilitato dal sofisticato tocco belga della Maison. Klausner asseconda il fascino del guardaroba ereditato, riempiendo la passerella di maglieria oversize e avvolgente, classici maglioni a rombi ed eccentrici motivi Fair Isle che sembrano usciti direttamente dal baule di legno di un nonno. Questi “abiti amici” diventano copertine di Linus per i personaggi, regalando calore e senso di storia mentre escono dalla loro comfort zone.
Le silhouette giocano con queste proporzioni volutamente “sbagliate”: alcuni capi sono iper ristretti, altri volutamente oversize, costruendo un look che sembra spontaneo e non rifinito. Stampe floreali sfocate tratte da Polaroid e accenti pastello “Fruitella” rischiarano una palette profonda di blu e grigi. Gli accessori raccontano la storia di un viaggiatore in movimento, tra borse tipo sacco da bucato, cappelli patchwork da wanderer e portafortuna appuntati come esche da pesca. È una vera masterclass di “sharp casualness”, a dimostrazione di come lo stile più significativo nasca spesso dalle cose che scegliamo di portarci dietro.