La prima collezione d’arte di Visa guarda alla FIFA World Cup
In vista della FIFA World Cup 2026, Visa e JOOPITER sbarcano a Miami per un’esclusiva anteprima della nuova collezione d’arte dedicata al calcio.
La Miami Art Week si sta accendendo per diventare l’appuntamento culturale definitivo in calendario. In vista del sorteggio di oggi per la FIFA World Cup 2026, Visa rivoluziona la propria presenza al torneo con il lancio della sua prima collezione d’arte globale ispirata al “gioco più bello del mondo”.
In collaborazione con JOOPITER, la piattaforma di aste ed e-commerce fondata da Pharrell Williams, il progetto mette in luce il ruolo fondamentale che artisti e imprenditori svolgono nelle proprie comunità, canalizzando quell’energia collettiva e ardente in visual dal forte impatto. Con i contributi di oltre 20 artisti da tutto il mondo, l’iniziativa amplia il mantra di Visa “everywhere you want to be”, spostando il focus su artisti, atleti e tifosi per liberarne il pieno potenziale creativo, come la grande famiglia del calcio che desiderano essere.
A bordo piscina del The Goodtime Hotel, l’oasi pastello di Pharrell a Miami, la presentazione inaugurale, The Art of the Draw, ha presentato i primi cinque artisti della collezione, mentre gli altri verranno svelati nei tre Paesi ospitanti il torneo – Stati Uniti, Messico e Canada – man mano che ci si avvicina al calcio d’inizio. Tra i primi nomi che spiccano ci sono Nathan Walker e Darien Birks, oltre al muralista cubano-americano Ivan J. Roque in rappresentanza di Miami, la sua città natale. Al termine delle partite, ogni opera sarà battuta all’asta, grazie a JOOPITER, e il ricavato andrà in beneficenza a organizzazioni scelte dagli stessi artisti.
«Mi è sembrato un modo davvero potente per portare la nostra identità visiva nel torneo e permettere agli artisti di usarla come piattaforma per alzare l’asticella», spiega Jeff Cha, Head of Global Brand di Visa. «Il calcio è davvero uno sport globale e significa qualcosa di diverso in ogni luogo. È la creatività che muove il commercio. Sostieni le comunità dove succedono le cose, e tutto il resto arriva di conseguenza».
Per celebrare il lancio, Hypeart ha incontrato gli artisti coinvolti, tra cui l’illustratore di Città del Messico Cesar Canseco e il creativo di Vancouver Rafael Mayani per approfondire ispirazioni, intenzioni ed emozioni che alimentano le loro opere.
«Il movimento non è solo rappresentare un’azione, ma progettare composizioni che trascinino l’osservatore dentro l’inquadratura.»
Ci raccontate i vostri progetti? Per tradurre in queste opere lo spirito che si vive in campo, quali elementi era più importante riuscire a cogliere?
Rafael Mayani: Mi sono concentrato sul movimento, sulla tridimensionalità e su una sensazione di tempo sospeso. Dal punto di vista della direzione artistica, il movimento non è solo rappresentare un gesto, ma costruire composizioni che trascinino lo spettatore dentro la scena. La dimensione ha contribuito a radicare il lavoro in uno spazio più cinematografico. L’idea dello slow motion è diventata l’àncora emotiva, mettendo in risalto la tensione e l’attesa di ciò che sta per accadere.
Cesar Canseco: Passione e cultura erano le emozioni più importanti da raccontare. La passione emerge nell’intensità di un giocatore che domina il suo sport: la concentrazione, l’energia, la tensione di quell’istante che può cambiare il risultato. Dal punto di vista culturale, volevo mettere in risalto il colore, il ritmo e il senso di festa che sono così profondamente radicati in Messico. Insieme, questi elementi celebrano il fragore, la vibrante vitalità dello stadio e lo spirito che definisce l’esperienza in campo.
La prossima edizione sta attirando un’attenzione particolare proprio grazie al trio di Paesi ospitanti. In che modo geografia, architettura o spirito culturale entrano in gioco in queste opere?
RM: Ho affrontato i miei lavori attraverso il filtro della diversità del Canada. Più che concentrarmi solo su luoghi o architetture, volevo riflettere la varietà di origini etniche che compongono la nazionale canadese e, per estensione, il Paese stesso. Questa diversità è diventata un filo narrativo centrale e, al tempo stesso, volevo che il lavoro risultasse inequivocabilmente radicato in Canada. Per farlo, ho attinto alla flora e alla fauna caratteristiche del Paese, usandole quasi come motivi visivi o texture simboliche.
CC: Il Messico ha un’identità fortissima, radicata nelle sue civiltà antiche, e attingiamo a enorme energia da quel patrimonio. Ci sentiamo quasi invincibili quando ci vediamo riflessi nella potenza dei nostri simboli. Volevo che quel senso di ancestralità e resilienza attraversasse il lavoro. Simboli come il giaguaro — che incarna forza, agilità e protezione spirituale — sono diventati un’àncora visiva in tutta l’opera.
«Nello sport, l’unità non riguarda solo i tifosi che si ritrovano insieme: è l’armonia tra mente e corpo, l’equilibrio tra talento individuale e sforzo collettivo.»
Il torneo in sé porta con sé archi emotivi enormi, per giocatori e tifosi: attesa, unità, trionfo, rivalità. Quale di questi temi ha risuonato di più con voi e come lo avete tradotto nel vostro lavoro?
CC: Il tema che sento più vicino è l’unità. Nello sport, l’unità non è solo i tifosi che si stringono insieme: è l’armonia tra mente e corpo, l’equilibrio tra abilità individuale e sforzo collettivo. Questa idea va oltre i giocatori in campo: riflette il modo in cui il Messico si unisce nella festa e come questo torneo crei un raro senso di unità tra i tre Paesi ospitanti. Per me era fondamentale convogliare proprio questa convergenza.
RM: Il tema che mi ha colpito di più è il trionfo. In particolare, quel momento esasperato appena prima che accada qualcosa di incredibile. Volevo catturare quella sensazione di bullet-time, quando tutto rallenta, la tensione arriva al massimo e puoi quasi percepire un gol o una vittoria che si materializzano davanti a te. Quei secondi sospesi sono diventati il motore emotivo dell’impianto visivo.
L’unità ha avuto un ruolo importante, soprattutto nel modo in cui ho affrontato la rappresentazione culturale. Mettendo in evidenza le diverse origini che compongono la squadra canadese, volevo che il lavoro riflettesse la forza collettiva e l’identità condivisa che stanno dietro a quei momenti di gloria.



















