Michael Jordan porta NASCAR in tribunale: maxi processo antitrust che può cambiare tutto

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Michael Jordan Sues NASCAR in High-Stakes Antitrust Trial 23xi racing ront row sports
Jordan Bank/Getty Images

Sintesi

  • Michael Jordan ha testimoniato in un processo antitrust contro NASCAR, dichiarando di essersi sentito in dovere di sfidare l’organizzazione per un modello di business che ritiene scorretto.
  • L’icona NBA ha criticato la ridotta quota di ricavi, sottolineando che era «di gran lunga inferiore a qualsiasi altro business di cui abbia mai fatto parte».
  • La causa è scattata quando NASCAR ha imposto alle squadre un ultimatum di sei ore per firmare un contratto che si rifiutava di rendere permanenti i team charter.

L’icona NBA Michael Jordan ha dato il via a un processo antitrust destinato a fare scuola, dichiarando in aula di essersi sentito in dovere di citare in giudizio NASCAR per un modello di business che, a suo avviso, penalizza ingiustamente team e piloti. Nella sua deposizione, Jordan ha spiegato perché il team di cui è co-proprietario, 23XI Racing, si è unito a Front Row Motorsports nel mettere in discussione la principale serie di corse automobilistiche degli Stati Uniti.

Il sei volte campione NBA è stato estremamente diretto sulle sue motivazioni, rivolgendosi alla giuria, «Qualcuno doveva farsi avanti e sfidare l’organizzazione. Ho partecipato a quelle riunioni con proprietari storici che per anni sono stati messi sotto pressione nel tentativo di ottenere cambiamenti. Io ero il nuovo, non avevo paura. Sentivo di poter sfidare NASCAR nel suo insieme». Jordan ha precisato di volere una vera partnership, sottolineando che la ripartizione dei ricavi era «di gran lunga inferiore a qualsiasi altro business di cui abbia mai fatto parte».

La causa nasce dal rifiuto di NASCAR di rendere permanenti i team charter (che garantiscono i ricavi delle gare), concedendo alle squadre solo sei ore, nel settembre 2024, per firmare una proroga vincolante. Jordan e 23XI, di cui è co-proprietario insieme a Denny Hamlin, hanno rifiutato l’accordo. Jordan ha elencato le sue obiezioni: «Primo, non lo ritenevo economicamente sostenibile. Secondo, prevedeva che non si potesse citare in giudizio NASCAR — a mio avviso una violazione antitrust. Terzo, ci hanno imposto un ultimatum che non giudicavo equo per 23XI. Io volevo una partnership, e la possibilità di rendere permanenti i charter non era nemmeno presa in considerazione. I pilastri richiesti dai team non sono stati oggetto di alcuna trattativa o compromesso da parte di NASCAR. Non erano nemmeno disposti ad aprirsi a quelle conversazioni, ed è così che siamo arrivati a questo punto». La sua testimonianza incornicia il processo come una battaglia per la stabilità dei ricavi e per un’equità fondamentale nello sport.

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