Gli EP che hanno definito il nostro 2025

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Accanto agli album che hanno indubbiamente lasciato la loro impronta sulla personalità sonora del 2025, una pioggia di EP in formato ridotto ha accompagnato l’ondata di LP influenti, lasciando a sua volta un segno altrettanto forte.

Dalle uscite R&B rivoluzionarie che hanno spinto il genere verso il suo pieno potenziale contemporaneo a una lista fittissima di uscite indie intrise di hip hop.

Qui sotto trovi la lista completa degli EP che hanno definito il nostro 2025.


Odeal – The Summer That Saved Me


Colonna sonora di molte delle nostre estati, e lettera d’amore scritta in diretta da Lustropolis alle notti fonda, alle giornate scolorite dal sole e a tutto ciò che sta nel mezzo, la setosa e morbida The Summer That Saved Me ha consacrato il musicista anglo-nigeriano come una nuova voce credibile nell’etere R&B in continua evoluzione. Il feat di Leon Thomas sulla traccia d’apertura “Miami” è un ingresso etereo nella grandezza dell’EP.

Dean Blunt ed Elias Rønnenfelt – lucre


Il progetto di Dean Blunt ed Elias Rønnenfelt, lucre – che conta anche sulla produzione aggiuntiva di Vegyn – è uscito inizialmente su YouTube il 1° gennaio, per poi approdare sulle piattaforme di streaming a febbraio. Il progetto dura sette tracce numerate e si infila in una nuova nicchia della mood music di Blunt, abbracciando un sound più indie e alt‑rock. Con una durata di appena 16 minuti, lucre è un ascolto scorrevole che invita a un quarto d’ora di desiderio ininterrotto.

Jane Remover – ♡


Dopo essersi affermatə come una forza con cui confrontarsi con Revengeseekerz all’inizio dell’anno, Jane Remover è tornatə con ♡ a pochi secondi dallo scadere del tempo. Allontanandosi dal loro digicore di default, ♡ punta verso un temperamento decisamente più pop, rifinito dal giusto quantitativo di synth glitchati e persino da qualche influenza alt‑R&B; “Magic I Want U” campiona la stessa traccia di “Talk Down” di Dijon, la “Think (About It)” di Lyn Collins.

Leon Thomas – PHOLKS


In PHOLKS, Leon Thomas sfugge a qualsiasi etichetta. Pubblicato nel momento più alto della sua carriera finora – poco prima della pioggia di nomination ai Grammys 2026 – questo sfavillante progetto da sette brani ha inaugurato l’era più groovy del musicista. Prima uscita longform a cui abbiamo assistito nel post‑MUTT, PHOLKS ha continuato a far salire la stella di Thomas, mentre si afferma come artista duttile, capace non solo di piegarsi e spezzarsi creativamente, ma di farlo senza sacrificare nemmeno un briciolo del suo soulful swagger.

Samara Cyn – backroads


Mentre si fa poetica sulla sua crescita non convenzionale e sull’ascesa nella carriera, backroads è un’affermazione sonora audace, costruita sul suo modo di sputare rime, setoso e fluido. Articolato in cinque brani, backroads vede Cyn tirare la sua arte elastica fino al limite, mettendo in mostra dall’inizio alla fine sia la sua versatilità sia la sua schiettezza. Il brano d’apertura “summer’s turning” ne è l’emblema nei suoi circa quattro minuti e mezzo, divisi in due metà distinte e tonalmente opposte. L’unico altro feat arriva da Sherwyn in “pop n olive”.

Gabriel Jacoby – gutta child


Fuso con funk e quel certo flair tutto della Florida, l’EP di debutto di Gabriel Jacoby, gutta child, ci regala un’introduzione fresca e febbrile al talento R&B emergente. La selezione sinuosa e raffinata di otto tracce rilegge in chiave ipnotica i tropi sonori di Tampa, firmando per Jacoby un ingresso spudoratamente fedele a se stesso. Plasmato attorno all’ethos delle radici southern del musicista, gutta child apre la strada a un sapiente amalgama di melodie contagiosamente viscose e lirismo intelligente. Il veterano rapper di Tampa Tom G prende per un attimo il microfono in “Bootleg”, unico featuring dell’intero EP.

MAVI – The Pilot


Funzionando da introduzione al suo imminente album First in Flight in uscita nel corso del 2026, il mixtape di MAVI, The Pilot si impone come un preludio toccante all’album attesissimo. Anche se il wordplay del rapper vortica lungo le 10 tracce del progetto, MAVI non è interessato a sfoggiare qui la sua penna più complessa e meticolosa: è più diaristico, a flusso di coscienza, quasi a posta con la posta più bassa. I featuring portano The Pilot ancora più in alto, grazie ai quattro rapper underground perfetti che condividono lo stesso percorso dal fango alla ribalta: Earl Sweatshirt, MIKE, Smino e Kenny Mason.

Yeat – DANGEROUS SUMMER


Yeat è rimasto fedele al cuore del proprio suono per la sua ultima uscita longform, arrivata circa 81 ore dopo l’annuncio iniziale. Senza rollout e senza una deluxe prevista dopo, DANGEROUS SUMMER è il bilancio personale del rapper sul proprio regno nella scena rap contemporanea, forte di una corsia sonora tutta sua, di una fanbase fedele e di quella che sembra essere la visione creativa più focalizzata della sua carriera. Se LYFESTYLE è levigato, DANGEROUS SUMMER è grezzo, senza fronzoli e dritto al punto. Don Toliver compare in “2TONE”, SahBabii in “M.F.U.”, FKA twigs in “FLY NITË” e un emergente rapper del South Carolina in “OH I DID”.

xaviersobased – once more


La curatissima, concisa selezione che è once more è intrisa di synth e influenza shoegaze. Connesso da anni a una miriade di sottoculture hip hop, xaviersobased è diventato uno dei volti chiave che alimentano l’underground attuale. A soli 21 anni, il rapper/producer nato e cresciuto a New York City ha già in curriculum un numero a doppia cifra di mixtape, EP e album, ognuno dei quali – soprattutto once more nelle sue sole sei tracce – scolpisce ancora di più il suo sound distintivo: un patchwork grezzo e assemblato a mano di sottogeneri diversi, dal jerk e cloud rap al pluggnb fino all’hyperpop, sempre intriso della sua influenza originaria, figlia dell’era internet. Pur essendo nato come un’uscita d’impulso, once more suona più rifinito rispetto alle precedenti prove di Xavier.

Paris Texas – They Left Me With The Sword


A febbraio, Paris Texas ha pubblicato una coppia di EP passati ben troppo sotto il radar, almeno per i miei gusti. Il primo, e a mio avviso il più memorabile, è stato They Left Me With The Sword, che raccoglie sette tracce in totale e sfoggia un’energia un po’ più leggera rispetto al suo successore, They Left Me With A Gun. Un disco rap‑rock che certo non rompe gli schemi del sound ormai codificato di Paris Texas, dove una percussione incisiva si sposa alla perfezione con il tipico wordplay arguto dei rapper, cucito insieme da un botta e risposta inossidabile che attraversa ogni strofa.

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