Voyager 1 della NASA, quasi al buio: restano attivi solo due strumenti scientifici dopo l’ultimo spegnimento di sistema
La storica pioniera dello spazio interstellare farà ora affidamento solo al magnetometro e ai sensori di onde di plasma per continuare a mappare il cosmo profondo.
Sommario
La sonda Voyager 1 della NASA si trova attualmente a oltre 15,8 miliardi di miglia dalla Terra e si prevede che raggiunga un ritardo di comunicazione pari a un intero giorno‑luce entro il 18 novembre 2026.
Di recente, gli ingegneri di missione del Jet Propulsion Laboratory hanno disattivato lo strumento Low-energy Charged Particles della sonda per gestire le ormai limitate riserve di energia nucleare.
L’agenzia sta preparando una manovra ad altissimo rischio, soprannominata "Big Bang", per riprogrammare i riscaldatori della sonda e potenzialmente prolungarne la vita operativa fino agli anni 2030.
La Voyager 1 della NASA fu lanciata nel 1977, prima ancora che alcuni membri dell’attuale team di volo nascessero. Oggi è ancora l’oggetto costruito dall’uomo più lontano dalla Terra. Pioniera dello spazio interstellare, continua a inviare dati scientifici dal cosmo profondo, mentre i suoi generatori termoelettrici a radioisotopi perdono circa quattro watt di potenza all’anno. Per mantenere operativa la sonda, ormai 49enne, i responsabili della missione del Jet Propulsion Laboratory hanno avviato una serie di drastiche manovre ingegneristiche.
Gli ingegneri hanno spento con successo lo strumento per le particelle cariche a bassa energia della sonda il 17 aprile 2026. Questo strumento ha operato quasi ininterrottamente dal lancio, fornendo dati essenziali sul mezzo interstellare. La difficile decisione lascia a bordo soltanto due strumenti scientifici attivi, che misurano i campi magnetici e le onde di plasma. Lo spegnimento dell’apparecchiatura è stato ritenuto strettamente necessario per stabilizzare livelli di potenza in rapido calo ed evitare l’attivazione di un sistema di sicurezza automatico che potrebbe porre fine alla missione.
Il recente spegnimento è il preludio a un’ambiziosa riconfigurazione soprannominata piano «Big Bang». Il centro spaziale californiano tenterà di sostituire contemporaneamente diversi riscaldatori e componenti alimentati elettricamente, per risparmiare circa 10 watt di potenza. Se la manovra avrà successo, le condutture dei propulsori della sonda resteranno abbastanza calde da non congelare. Perdere quei propulsori comprometterebbe definitivamente la capacità del veicolo di puntare l’antenna verso il nostro pianeta. La NASA prevede di testare prima la strategia su Voyager 2, per poi applicare la soluzione a Voyager 1 più avanti nel corso dell’anno.
Attualmente, i segnali radio della sonda impiegano circa 23 ore per raggiungere la sala di controllo. La sonda si allontana a 88.000 miglia orarie ed è destinata a raggiungere l’impressionante distanza di 16,1 miliardi di miglia il 18 novembre 2026. Questa distanza corrisponde esattamente a un giorno luce dalla Terra. Raggiungere questo punto segnerà la prima volta in cui un oggetto costruito dall’uomo si sarà spinto tanto lontano che un semplice controllo di stato richiederà 48 ore tra andata e ritorno. Il traguardo mette in luce la portata senza precedenti della più longeva impresa spaziale dell’umanità. Anche quando la sua energia diminuirà nei prossimi decenni, questa silenziosa ambasciatrice continuerà a portare tra le stelle il suo celebre disco d’oro.

















