Le mostre fotografiche imperdibili alle Rencontres d’Arles 2026
La tua guida al festival di fotografia numero uno al mondo, da Park Chan-wook a Ming Smith.
Sommario
Scopri le mostre da non perdere alle Rencontres d’Arles 2026, il festival di fotografia più famoso al mondo: nuovi talenti, grandi maestri e highlight da Park Chan-wook a Ming Smith.
Il mondo della fotografia è approdato nel Sud della Francia per Les Rencontres d’Arles. Considerato il migliore del suo genere, il festival internazionale di fotografia trasforma l’antica città in un grande spazio espositivo: ovunque, dalle chiese alle cripte, dagli edifici municipali ai luoghi simbolo della storia, persino il Monoprix locale, diventa una scenografia mozzafiato, per quanto inattesa, per alcune delle immagini più potenti al mondo.
L’amato appuntamento torna per la sua 57ª edizione con un ricco rinnovamento di prospettive e stili, dalle voci emergenti ai nomi già affermati. L’attenzione alla complessità e alle sfumature fa da cornice all’edizione di quest’anno, che punta a “non addolcire artificialmente la violenza della realtà, ma a farne emergere la profondità”, scrive Les Rencontres d’Arles. “Per affrontare un mondo talvolta destabilizzante, continuando a trovarvi bellezza, legami e libertà.”
Tra le attrazioni più attese del 2026 c’è il regista e fotografo Park Chan-wook, la cui On a Calm Morning alla galleria Lee Ufan Arles rivela un lato più introspettivo di quello che Soy Kim definisce “The Master of Dark Irony”. William Klein, uno dei grandi del dopoguerra, è celebrato nel centenario con This Way to Heaven al Museon Arlaten, una mostra incentrata sui suoi meno noti lavori a sfondo politico.
La fotografa americana Ming Smith è protagonista all’Eglise Sainte-Anne con la sua retrospettiva Wandering Light. Dalle distese di fenicotteri rosa all’inimitabile Sun Ra, le sue visioni spettrali e delicate dell’Europa assumono la calda foschia del ricordo più che del documento, e raccontano anche la sua stessa ascesa. Altrove, Harry Gruyaert propone il suo personale racconto della vita urbana attraverso colori vividi nella serie dal titolo quanto mai azzeccato Sense of Place alla Chapelle Saint-Martin Du Mejan.
In Photoromance, il festival torna anche sull’opera del fotografo ivoriano Paul Kodjo, i cui ritratti cinematografici dell’Abidjan degli anni Settanta raccontano la vita notturna, la moda e la cultura giovanile della città nel pieno del boom post-indipendenza della Côte d’Ivoire.
Ma oltre ai grandi nomi, come sempre, Les Rencontres d’Arles ci fa scoprire nuove voci da tenere d’occhio. L’artista franco-camerunense Charlotte Yonga spicca nella mostra del Discovery Award Louis Roederer Foundation con (Tsy) Possible, la sua serie in corso che esplora amore, intimità e senso di appartenenza in Madagascar. Aman Alam non passa inosservato neanche lui. Originario di Bengaluru, l’artista presenta la sua serie profondamente personale, ancora in corso, Ozymandias: una tenera meditazione sulla diagnosi di Alzheimer della nonna e sul lutto silenzioso che ne consegue.
Se c’è una collettiva da non perdere, è Come Together alla Fondation Manuel Rivera-Ortiz. Riunendo i progetti di Eric Bouvet, Regula Tschumi, Yuan Goang-Ming, Oleñka Carrasco & La Chica e Shelby Duncan, la mostra affronta in modo diretto i temi chiave del festival – connessione e frammentazione – attraverso immagini folgoranti che indagano migrazione, conflitti politici e crisi ecologiche.
Se la fotografia è la tua passione, non c’è posto migliore dove trascorrere l’estate. Oltre alle mostre, Les Rencontres d’Arles propone un fitto calendario di talk con gli artisti, performance e proiezioni, insieme all’annuale Arles Book Fair per tutto il mese. Dai un’occhiata al sito web del festival per il programma completo.

















