Depop ed eBay: cosa significa la fusione da 1 miliardo di dollari per il mercato del resale
Con la crescita del mercato del resale di abbigliamento, un ecosistema un tempo super diversificato si sta trasformando in un panorama dominato da megapiattaforme.
Il 18 febbraio, eBay ha annunciato un accordo per acquisire da Etsy la piattaforma mobile di rivendita di abbigliamento Depop per 1,2 miliardi di dollari USA. Questa maxi‑acquisizione dimostra l’enorme valore raggiunto dal mercato della moda second hand, sfiorando il prezzo di 1,3 miliardi di dollari USA che Prada Group ha sborsato per acquisire la maison di lusso Versace.
«Depop ha costruito un marketplace affidabile e fortemente orientato al social, con un grande slancio nella categoria della moda pre‑loved, e siamo certi che, come parte di eBay, sarà ancora meglio posizionata per una crescita di lungo periodo, beneficiando della nostra scala, dei servizi complementari e delle nostre capacità operative», ha dichiarato Jamie Ianonne, Chief Executive Officer di eBay, nel comunicato.
Il comunicato mette in luce le performance straordinarie di Depop: nel 2025 l’azienda ha registrato vendite lorde di merce (GMS) pari a 1 miliardo di dollari. Ma Depop non è l’unica realtà a ottenere risultati nel resale. Secondo il rapporto annuale sulla rivendita condotto da ThredUp, il mercato globale dell’abbigliamento di seconda mano è destinato a raggiungere i 367 miliardi di dollari entro il 2029, una previsione supportata da numeri già molto solidi. Nel 2024, la rivendita online è cresciuta al ritmo più sostenuto dal 2021, arrivando a rappresentare l’88% di tutta la spesa in resale. In definitiva, il resale è cresciuto otto volte più velocemente del settore dell’abbigliamento retail nel suo complesso.
Perché, esattamente, la moda di seconda mano è diventata un ramo così redditizio dell’industria, e in che modo sta evolvendo?
Ciò che era nato come un panorama variegato di piattaforme di resale, sbocciate tra i primi anni 2000 e i 2010, si sta lentamente trasformando in uno scenario dominato da mega‑piattaforme.
Nel corso dell’ultimo decennio (e oltre), il resale di abbigliamento è cresciuto di pari passo con l’ascesa delle piattaforme digitali che hanno reso thrifting e conto vendita facilmente accessibili a chiunque, ovunque si trovi. Inoltre, fattori come l’aumento dei prezzi retail e il calo della qualità hanno spinto molti clienti verso piattaforme come Depop ed eBay, alla ricerca non solo di occasioni migliori ma anche di una qualità superiore.
Se piattaforme come The RealReal e Fashionophile (nata originariamente come vetrina su eBay) si concentrano soprattutto sul lusso, vale la pena sottolineare che anche il segmento high‑end del resale è cresciuto parallelamente al mercato nel suo complesso.
I clienti del lusso avranno pure un potere d’acquisto più elevato, ma non sono rimasti immuni ai venti contrari di inflazione e dazi. Il “luxury slowdown” del 2024 ne è stata la prova. Tuttavia, oltre all’esigenza di risparmiare, una crescente nostalgia per il lusso d’archivio potrebbe essere un ulteriore fattore di attrazione verso queste piattaforme.
Il “2026 Marketplace Report” di Grailed ha mostrato che le ricerche delle epoche d’archivio di Hedi Slimane da Dior Homme e Saint Laurent sono aumentate del 38%, insieme ad altri nomi di designer di quell’epoca come Giuseppe Zanotti (+253%) e Jeremy Scott (+52%).
Oggi eBay segue il percorso tracciato dal canale di resale streetwear GOAT Group, che nel 2022 ha acquisito la concorrente Grailed. Quello che era nato come un panorama eterogeneo di piattaforme di resale esplose tra i primi anni 2000 e i 2010 si sta lentamente trasformando in uno scenario dominato da mega‑piattaforme. Depop potrà certamente beneficiare dell’infrastruttura tecnologica e finanziaria di eBay, ma questo cambiamento solleva interrogativi su come il resale potrebbe evolvere man mano che i canali indipendenti si assottigliano.
Tra tutti i canali di resale focalizzati sulla moda, Depop si è imposta come una delle piattaforme più appealing per la Gen Z. Alla fine di dicembre contava 7 milioni di acquirenti attivi, di cui il 90% sotto i 34 anni. Depop copre un ampio ventaglio di brand, fasce di prezzo e cluster di consumo. Con un potere d’acquisto inferiore rispetto a Millennial e Gen X, i prezzi più accessibili di Depop rappresentano un forte incentivo per gli shopper più giovani. Il CEO di eBay ha sottolineato che l’acquisizione permetterà all’azienda «di raggiungere una fascia demografica più giovane all’interno del crescente scenario del recommerce».
Il “2026 Trend Report” segnala anche un cambio di passo nel resale. Tra le considerazioni finali si legge: «I consumatori scelgono la qualità rispetto alla quantità, il legame emotivo rispetto alla novità e l’autorialità personale rispetto alla rotazione guidata dagli algoritmi». Il report di Depop evidenzia uno spostamento verso «silhouette affidabili e capi essenziali replicabili», «un mix di frammenti dei ’70, ’90 e primi 2000» e un «appetito per capi sportswear rielaborati e sofisticati».
Parallelamente, i brand casual stanno cercando di internalizzare il resale. GapVintage è stato lanciato all’inizio del 2025, scegliendo come curatore Sean Wotherspoon, fondatore e designer di Round Two. Proprio questa settimana il retailer giapponese BEAMS ha inaugurato la sua piattaforma “Digroo”, partendo con un drop di 1000 pezzi curato dai dipendenti BEAMS. Il tratto comune tra queste due iniziative è la centralità di una curatela esperta e in‑house.
A differenza di Depop ed eBay, dove spesso si acquista da perfetti sconosciuti, il resale DTC gode di una fiducia più forte nel controllo qualità e nell’appeal curatoriale garantito dai brand. Tuttavia, se le mega‑piattaforme di resale continueranno a guadagnare terreno, è plausibile immaginare che alcuni marchi riducano gli sforzi autonomi e scelgano di esternalizzare le operazioni di resale a un’azienda come eBay.
I segnali indicano che il resale potrebbe continuare a consolidarsi, oppure potremmo assistere al decollo dei canali in‑house man mano che più aziende sviluppano piattaforme proprie.
Il mercato online della rivendita di abbigliamento si trova in un momento cruciale, sospeso tra due direttrici principali. I segnali indicano che il resale potrebbe continuare a consolidarsi, oppure che il resale in‑house possa decollare via via che più aziende creano i propri canali. Al momento, entrambe le opzioni appaiono plausibili e potrebbero perfino convivere.
Non bisogna dimenticare che il resale è molto più antico di Internet, e i suoi benefici vanno ben oltre nostalgia e prezzi accessibili. C’è una magia nell’esperienza del thrifting “alla vecchia maniera”, tra le piccole boutique di quartiere e i negozi come Goodwill, più vivi che mai. C’è qualcosa di insostituibile nel prendersi il tempo di scorrere ogni singola gruccia senza alcun algoritmo a guidarti, potendo vedere e toccare una selezione non filtrata e provare l’emozione pura di scoprire qualcosa di nuovo.

















