Central Saint Martins 2026: la sfilata M.A. lancia 23 nuove menti visionarie del fashion
Scopri le collezioni finali dei designer del Master di CSM, tra cui la premiata Finnerty Mackay, che ha raccontato a Hypebeast il backstage dello show.
La celebre scuola di design londinese Central Saint Martins (CSM) ha formato alcuni dei designer più influenti del settore, da leggende come Lee Alexander McQueen e John Galliano a nomi contemporanei come Grace Wales Bonner e Sarah Burton. Ogni anno, l’intero sistema moda volge lo sguardo alla sfilata del Master CSM alla London Fashion Week per sbirciare nelle menti che stanno plasmando il futuro del fashion.
La scorsa settimana, CSM ha portato in passerella le collezioni di tesi di 23 studenti del Master, offrendo al pubblico un supercut dal vivo della meticolosa maestria artigianale e dell’ingegno creativo che i designer coinvolti hanno riversato nei loro progetti.
Per l’edizione di quest’anno, CSM ha dichiarato in una nota ufficiale: «L’atmosfera collettiva non è ossessionata dalla perfezione, ma abbraccia piuttosto un punto di vista attivo, dichiaratamente in divenire. C’è un rinnovato focus sulla manualità, sul fare a mano e sulla lettura, come strumenti per orientarsi in un’industria sempre più ansiosa riguardo al proprio ruolo. In che modo il fare e il significato si scontrano e si intrecciano?»
Le due vincitrici del premio annuale L’Oréal,Maxina Brewer e Ennis Finnerty Mackay, dimostrano chiaramente che le loro creazioni sono intrise non solo di espressione artistica, ma anche di un significato profondo. Parlando con Hypebeast nel backstage, Finnerty Mackay ha raccontato i temi che hanno ispirato la sua collezione.
«Mi interessava moltissimo affrontare il tema della dipendenza, considerandolo come una dinamica sociologica che ci riguarda tutti come esseri umani. Siamo tutti, in qualche modo, programmati per sperimentare una forma di dipendenza nel corso della nostra vita.» La collezione attraversa le quattro fasi chiave individuate dal designer: controllo, euforia, isteria e malinconia. Il corsetto incarna il controllo, il lattice l’euforia, mentre la lana punteggiata a mano con lattice liquido richiama con discrezione i “grippy socks” delle strutture per la riabilitazione.
«Euphoria» è anche la parola che Maxina Brewer ha usato per descrivere la sua collezione alla giurata del premio L’Oréal, Sophia Neophitou, editor-in-chief di 10 Magazine. Le costruzioni scultoree e le silhouette ultraterrene di Brewer raccontano la dualità dell’espressione del corpo, guidata dal contrasto tra euforia e «dysphoria». Nota per i suoi occhiali alien-like realizzati con lenti upcycled – già indossati da FKA Twigs – Brewer utilizza il materiale avanzato come decorazione sull’intera collezione, stratificandolo come fossero squame.
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Il riuso creativo è un filo conduttore trasversale. «Ho trovato estremamente stimolante spingere la mia ricerca sui materiali il più lontano possibile, e il lattice si comporta in un modo assolutamente unico», racconta Finnerty Mackay. Oltre al lattice liquido, il designer ha spiegato: «L’altro versante era l’utilizzo di condom mai usati ma scaduti, trasformati in un nuovo tessuto per rivendicarne il valore all’interno della community queer.»
Quanto a ciò che vorrebbe vedere di più nel settore, il designer ha dichiarato: «Mi piacerebbe vedere più onestà, soprattutto sui social. Penso che molte persone prendano a modello uno standard che per tanti non è raggiungibile, né economicamente né geograficamente. Molti hanno queste barriere, e i social possono colmarle, ma allo stesso tempo creano l’aspettativa che, se non lavori a quel livello, non vali. Credo davvero che questo possa essere piuttosto dannoso.»
Superare barriere e sfidare i gatekeeper è un sentire condiviso tra i giovani designer, e questo tema si traduce anche in una dichiarazione estetica. Un’altra collezione di spicco è firmata da Tito Crichton Stuart, dal titolo «American Sissy», che reinterpreta i codici del preppy americano con un tocco iperfemminile.
Altrove, Gemma Dolan, vincitrice della Alexander McQueen Scholarship, ha presentato «FEMALE SOPHISTICATION», una collezione che mira a mettere in discussione, per riflesso, le connotazioni di mascolinità e razionalità associate al minimalismo. Al contrario, stampe, colori e texture vibranti scardinano l’idea di una supremazia del minimalismo, dando vita a «uno spazio per la pienezza senza compromessi della femminilità contemporanea».
Per i talenti emergenti di CSM, la domanda ricorrente è cosa succederà dopo la scuola. Ma, come molti designer ricordano, l’apprendimento non finisce quando si esce dai corridoi dell’università. «Ho ancora tantissimo da imparare, e vorrei davvero trovare un’azienda e un team in cui sentirmi un pesce piccolo in un grande stagno, per poter assorbire quanta più conoscenza possibile e poi, da lì, solo Dio lo sa», racconta Finnerty Mackay.
Scopri l’intera collezione di diploma 2026 del Master CSM nella gallery in alto e resta connessə a Hypebeast per tutte le ultime insight sull’industria della moda.

















