McDonald’s nella bufera: causa federale accusa il McRib di non contenere vera carne di costine
Secondo la causa, il nome e il look del panino sarebbero un inganno studiato a tavolino.
Sintesi
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Una class action federale presentata in Illinois il 23 dicembre 2025 sostiene che le pratiche ingannevoli di McDonald’s inducano i clienti a credere che il McRib sia preparato con pregiati tagli di costine, quando in realtà, secondo le accuse, non ne conterrebbe affatto.
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I querelanti sostengono che sia il nome del panino sia la sua caratteristica forma con rilievi simili a ossa rappresentino un “trucco deliberato”, studiato per giustificare un prezzo premium per quello che, a loro dire, sarebbe carne di maiale di qualità inferiore, ristrutturata.
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McDonald’s ha respinto le accuse, affermando che la causa “distorce i fatti” e sostenendo che la carne utilizzata sia composta al 100% da vero maiale, proveniente da allevatori statunitensi e priva di frattaglie.
McDonald’s si ritrova al centro di una vera bufera legale per uno dei suoi prodotti più sfuggenti in menu. Una class action federale, depositata il 23 dicembre presso il Northern District of Illinois, accusa il colosso di Chicago di aver fuorviato per anni il pubblico sulla reale composizione del McRib. Il cuore della contestazione? Nonostante il nome e il marketing allusivi, i querelanti sostengono che il panino non contenga affatto vera carne ricavata dalle costine di maiale.
La sfida legale è stata guidata da quattro persone che sostengono che il branding sia una strategia di inganno calcolata. Secondo l’atto di citazione, un consumatore medio “ragionevolmente crederebbe che un prodotto chiamato ‘McRib’ contenga almeno una certa quantità significativa di vera carne di costine di maiale”. Invece, la causa sostiene che il “maiale disossato speziato” descritto sul sito di McDonald’s sia un abile escamotage linguistico per un prodotto che imita la forma di una costina senza alcun riscontro anatomico reale. La causa afferma inoltre che McDonald’s abbia “coltivato un senso di attesa intorno al McRib, sfruttandone la scarsità per spingere le vendite nelle sue numerose sedi”. E aggiunge: “In poche parole, i consumatori sono stati materialmente indotti in errore, su larga scala, dall’etichettatura e dal marketing ingannevoli di McDonald’s ad acquistare panini che altrimenti non avrebbero comprato, o per i quali avrebbero pagato meno, se avessero conosciuto la verità”.
Attualmente, McDonald’s descrive questo cult del menu come un mix di carne di maiale, salsa BBQ dal gusto deciso, cipolle affettate e cetriolini su un panino morbido tostato in stile casalingo. I querelanti sostengono però che, modellando la carne per farla sembrare una lastra di costine — completa di finte scanalature “a osso” — McDonald’s alimenti una narrazione fuorviante secondo cui la carne proverrebbe proprio dal taglio delle costine. La causa sottolinea anche che, pur non contenendo carne di costine, il McRib è tra i panini più costosi del menu della catena. In seguito alla causa, McDonald’s ha diffuso una dichiarazione ufficiale: “Questa denuncia distorce i fatti e molte delle affermazioni sono inaccurate. La qualità e la sicurezza degli alimenti sono al centro di tutto ciò che facciamo — per questo ci impegniamo a utilizzare ingredienti veri e di qualità in tutto il nostro menu. Il nostro amatissimo panino McRib è preparato con maiale al 100%, proveniente da allevatori e fornitori di tutti gli Stati Uniti. Siamo sempre stati trasparenti sugli ingredienti, così che i nostri ospiti possano fare la scelta più giusta per loro”. Man mano che il caso va avanti, si pone una domanda cruciale per il mondo del fast food: dove passa il confine tra branding creativo e frode ai danni dei consumatori?

















