La “424” di Guillermo Andrade trova la perfezione nell’imperfezione
«Le parti scartate sono quelle su cui mi sono concentrato. Se non è bello perché è rovinato, lasciami rovinarlo ancora un po’ e ridargli vita rovinandolo ancora.»
Nell’arena ad altissimo rischio della Paris Fashion Week, Guillermo Andrade si è ritagliato uno spazio assolutamente personale. Per la collezione 424 Fall/Winter 2026, il designer ha abbracciato una filosofia che lui stesso definisce “perfect imperfection”: un’idea di lusso grezzo, materico, che mette in discussione la patina asettica dell’alta moda tradizionale. In una conversazione esclusiva con Hypebeast, tra backstage e casting, abbiamo potuto osservare da vicino l’attenzione quasi ossessiva di Andrade per i dettagli. È un designer che tocca ogni singola cucitura, coinvolgendosi personalmente in ogni fase per assicurarsi che il “gritty pulse” di Los Angeles non si perda nella traduzione.
La collezione è una vera masterclass di opulenza filtrata attraverso una lente ribelle, che colma il divario tra lusso recuperato e sottocultura digitale. In questa stagione, Andrade ha ampliato il suo universo con una collaborazione di rottura con Azuki, portando in passerella a Parigi l’energia vibrante della cultura TCG e un immaginario ispirato agli anime. Questa fusione tra manipolazione materica e innovazione digitale si rifletteva anche nel casting dello show: Guillermo ha voluto in passerella gli streamer ad altissimo tasso energetico Ray (@raycondones) e JasonTheWeen, mentre Kai Cenat teneva il baricentro di una front row iper-rilevante.
Uno dei pezzi più chiacchierati dello show — un sorprendente cappotto di visone abbinato a denim vissuto “preso in prestito” — è rimasto il manifesto di questa visione. Quando abbiamo raggiunto Guillermo dopo la sfilata, il designer ha voluto mettere l’accento sulla pelliccia. Ha detto: «Le parti scartate sono quelle su cui mi sono concentrato. Se non è bello perché è rovinato, lasciami rovinarlo ancora un po’ e ridargli vita rovinandolo ancora.» Per ottenere quella texture volutamente disordinata che Andrade aveva in mente, ha coinvolto un barbiere professionista, che ha portato direttamente le sue forbici sui materiali, tagliando a mano con estrema cura per arrivare a quello sfuggente disordine “perfetto”. L’innovazione era lì, in piena vista: dalle pesanti coperte militari sovratinte a una giacca in pelle trattata per imitare il corduroy. Ma è sulle calzature che Andrade ha davvero lanciato il guanto di sfida. Riguardo agli stivali simbolo della collezione, ha rilanciato con una provocazione: «Vi sfido a copiarmi — non potete… Bisogna rendere le cose difficili da copiare.» Combinando pittura a mano artigianale e costruzioni multistrato, 424 sta erigendo una fortezza di individualità che resta intoccabile per la macchina del fast fashion.

















