Il 2026 sarà l’anno del tweed?
I brand di menswear più influenti guidano il ritorno contemporaneo del tessuto sartoriale più versatile di sempre.
Il tweed forse non è il primo tessuto che ti viene in mente quando immagini dove stia andando la moda oggi. Per alcuni può sembrare antiquato o ingessato, soprattutto da quando il menswear nel XXI secolo si è spostato in modo deciso verso comfort e praticità.
In effetti, il tweed non è affatto una novità. Questo tessuto fitto, solitamente di lana, affonda le sue radici nella Scozia dell’Ottocento. La leggenda vuole che gli scozzesi lo chiamassero originariamente “tweel” (come twill), ma un commerciante inglese lo confuse con “tweed” (come il fiume Tweed in Scozia).
Il tessuto è strettamente legato alle Isole Britanniche, dove generazioni di allevatori hanno tosato la lana delle proprie pecore per filarla e trasformarla in capi caldi e resistenti. Produttori storici come Lovat Mill a Hawick, in Scozia, che si avvicinano ai duecento anni di attività, continuano a realizzare alcuni dei migliori tweed al mondo.
Pur non essendo mai davvero sparito, il tweed sta vivendo una rinascita internazionale nelle collezioni dei designer più influenti, trovando nuove espressioni in forme e volumi diversi. Ma perché proprio ora?
Il ritorno alla sofisticatezza
Negli ultimi cinque anni circa, il pendolo della moda ha iniziato a oscillare di nuovo verso una vocazione sartoriale. Che sia per la stanchezza da fast fashion o per una reazione all’egemonia dei basic firmati, il baricentro dello stile maschile si sta spostando di nuovo sul saper fare.
Il tema del Met Gala 2025, “Superfine: Tailoring Black Style”, è stato un segnale forte, catalizzando un’attenzione senza precedenti sulla sartoria maschile tradizionale grazie al suo comitato di host stellare. A$AP Rocky, uno dei co-presidenti e Fashion Icon 2025 del CFDA, ha persino sfruttato l’occasione per promuovere l’apertura della sua AWGE Tailor Shop.
Anche gli altri premiati dal CFDA nel 2025, Ralph Lauren (American Womenswear Designer) e Thom Browne (American Menswear Designer), mettono in luce questa svolta stilistica con il loro gusto vicino al mondo preppy. Inoltre, i Fashion Awards nel Regno Unito hanno celebrato creativi in questa stessa direzione, nominando Jonathan Anderson Designer of the Year e Wales Bonner, nuova direttrice della moda uomo di Hermès, British Menswear Designer of the Year.
La conquista del tweed
Questo cambio di rotta è stato particolarmente favorevole al tweed, protagonista assoluto in molte delle collezioni 2026 presentate finora.
Impossibile parlare di questo tessuto senza citare l’impatto dell’iconica interpretazione del tweed per il womenswear firmata Coco Chanel agli inizi del Novecento. Nel solco della tradizione della maison, Matthieu Blazy ha proposto un’ampia varietà di tweed nei suoi recenti debutti attesissimi. Proprio alla sfilata Chanel Métiers d’Art 2026 A$AP Rocky è apparso con una giacca Chanel in tweed sfrangiato, nelle vesti di nuovo ambassador maschile.
Ma il tweed ha fatto parlare di sé ben oltre Chanel, comparendo nella Valentino di Alessandro Michele, in entrambe le collezioni di Glenn Martens per Diesel e Maison Margiela, e nel debutto di Jonathan Anderson da Dior.
Dopo aver presentato la sua collezione SS26 in ottobre, la linea menswear Dior di Anderson includeva diversi pezzi, dai blazer scolpiti in tweed Donegal ai cappotti bicolore in tweed. Il tweed rimane inoltre un materiale chiave anche nel suo brand omonimo. Sul suo sito Anderson ha sottolineato che la JW Anderson Pre-Fall 2026 pantaloni in tweed sono stati prodotti da un lanificio irlandese a conduzione familiare, giunto alla quinta generazione e fondato nel 1866. Il designer nordirlandese ha inoltre anticipato su Instagram nuove loafers realizzate in tweed verde a spina di pesce.
Dall’altra parte dell’Atlantico, anche i tastemaker del menswear americano stanno riscoprendo il fascino del tessuto. Tweed bouclé, puntinato e patchwork sono stati in prima fila nella collezione SS26 di Kith, declinati in blouson, biker jacket e cappotti. Noah, altra label della East Coast nota per la qualità dei materiali, ha puntato sul tweed nella proposta FW25/26, dedicando persino un editoriale di gennaio ai capi in tweed realizzati con i tessuti di Lovat Mill in Scozia. E mentre Jack Carlson di Rowing Blazers inaugura una nuova era da J. Press, è lecito aspettarsi che il tweed non manchi certo nel guardaroba di questo storico marchio preppy.
Un segno distintivo sartoriale
Il tweed nasce come uno dei primi tessuti “tecnici”, utilizzato soprattutto per capi sportivi destinati ai nobili benestanti. Grazie alle proprietà isolanti e idrorepellenti della lana, era perfetto per attività di svago come la caccia.
Considerando la sua storia sociale, il ritorno in auge del tweed si inserisce perfettamente nell’evoluzione dell’estetica contemporanea del “quiet luxury”. In opposizione ai loghi vistosi come segno di status, il tweed è un simbolo più discreto, apprezzato per le sue trame uniche e per le sue connotazioni culturali.
Esistono molti tipi di tweed, con armature come twill, chevron e pied-de-poule, e varianti come il Donegal, riconoscibile per le sue caratteristiche fiammature multicolore. Come vini e formaggi pregiati, alcuni tweed sono tutelati da specifici organismi di regolamentazione.
Per esempio, la Harris Tweed Authority vigila sui tessuti “tessuti a mano dagli isolani nelle loro case nelle Ebridi Esterne” e “realizzati con pura lana vergine tinta e filata nelle Ebridi Esterne”. Di recente la Harris Tweed Authority si è mostrata particolarmente innovativa, mettendo a disposizione la propria IP per collaborazioni footwear come le Harris Tweed x Nike Dunk Low e la collezione Vans Premium Authentic Harris Tweed.
Il futuro del tweed
Oggi il tweed ha superato di gran lunga i suoi tradizionali custodi occidentali. Proprio come il Giappone ha adottato il denim trasformando un tessuto casual in un materiale di lusso, esistono anche filature giapponesi contemporanee specializzate in tweed pregiati.
Il marchio luxury Auralee, con base a Tokyo, ha recentemente messo in primo piano nuovi modelli in tweed realizzati con tessuti prodotti da Nihon Homespun, un produttore con sede a Hanamaki City dotato di telai provenienti dalla Scozia. A differenza del tweed tradizionale, questo fornitore giapponese utilizza una gamma di fibre diverse, tra cui seta, rayon, poliestere riciclato e cotone biologico, ampliando ulteriormente le possibilità espressive del tessuto.
Altrove, la recente collaborazione di BEAMS Plus con Academy by Blackstock and Weber ruota intorno all’Harris Tweed, tradotto in un blazer Ivy-style e in un cappotto Balmacaan realizzati in tweed blu navy patchwork. Questa collaborazione tra un’etichetta americana di nuova generazione e un marchio giapponese leggendario, che utilizza autentico Harris Tweed, restituisce appieno la portata globale del tessuto.
Una sintesi interculturale analoga si ritrova nel lavoro dell’emergente designer anglo-pakistano Zain Ali, che ha trovato applicazioni semplici ma di grande impatto per tweed audaci nelle sue giacche e camicie. Ali fonde silhouette e dettagli dell’Asia meridionale con un tocco sartoriale tipicamente britannico. Dal pied-de-poule oversize ai tweed Donegal in versione technicolor, tessuti che altrimenti potrebbero sembrare signorili o demodé assumono invece un linguaggio contemporaneo, persino futuristico.
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Intessere nuovi significati
Affermare che “il 2026 sarà l’anno del tweed” può sembrare un’uscita azzardata. Qualcuno potrebbe storcere il naso, perché il tweed è meno una tendenza e più un tessuto senza tempo; qualcun altro potrebbe continuare a vederlo come un reperto storico, intriso di nostalgia e relegato al passato.
Al di là del rapporto personale che ognuno ha con questo tessuto, la sua rinascita risponde al desiderio di preservare il savoir-faire artigianale e di tornare alle fondamenta materiali del vestire. Il menswear del XXI secolo potrebbe finalmente essersi lasciato alle spalle gli effetti speciali della moda di superficie, diventando più esigente in fatto di tessuti e costruzioni.
La spiccata tattilità e tridimensionalità di tessuti come il tweed risultano ancor più seducenti in un’epoca in cui gran parte della nostra esperienza della moda è appiattita dalle immagini digitali. Proprio come la consistenza corposa del raw denim, l’intreccio denso del tweed ancora un look alla concretezza della materia.
Se il primo quarto di secolo è stato dominato dallo streetwear iper-logato e dall’athleisure rilassato portati all’estremo, quest’anno e quelli a venire potrebbero sancire il ritorno dell’artigianalità come vero motore di valore.

















