La scuola da superstar di Doechii
Riprende in mano il suo mixtape d’esordio – da vincitrice di un Grammy, per giunta – e impartisce una masterclass di storytelling.
La scuola da superstar di Doechii
Riprende in mano il suo mixtape d’esordio – da vincitrice di un Grammy, per giunta – e impartisce una masterclass di storytelling.
L’ultima volta che ho visto Doechii è stata durante il suo primo Alligator Bites Never Heal tour, quando lo scorso ottobre ha mandato in visibilio (e fatto registrare il sold out) il Webster Hall. Il pubblico non aveva ancora apprezzato davvero il mixtape: era uscito solo da pochi mesi. Ma l’autoproclamata “editorial rapper” ha comunque portato la palude in città – sfoggiando un total look Miu Miu, ovviamente.
Da quel concerto del 25 ottobre 2024, Doechii è decollata, collezionando premi e riconoscimenti a raffica. A febbraio ha vinto il suo primo Grammy per Miglior Album Rap, diventando, insieme a Lauryn Hill e Cardi B, la terza donna di sempre a ottenere il riconoscimento. Reduce dal grande trionfo, ha aggiunto un’altra tacca alla cintura aggiudicandosi il prestigioso Donna dell’Anno 2025 di Billboard.
Forte del peso del Grammy (e di una candidatura come Miglior Artista Emergente), insieme a una sfilza di altre candidature, collaborazioni e avalli raccolti dal suo primo ABNH Tour, Doechii avrebbe avuto tutte le carte in regola per mettere in piedi un tour solo negli stadi; invece ha scelto venue più raccolte. Niente Madison Square Garden: ha preferito il più piccolo e adiacente MSG Theater, circa 5.600 posti contro i 19.500 del Garden. Pur sempre ben oltre i 1.600 del Webster Hall.
In un momento emblematico della sua ascesa artistica, Doechii ha annunciato pubblicamente questo tour durante il set a Lollapalooza ad agosto. Le voci circolavano già da qualche giorno, e ci sembrava impossibile che la protetta di Top Dawg, in piena ascesa, non tornasse a farsi un altro giro a supporto del progetto, ora che il resto del mondo ne aveva finalmente colto la visione. Ce l’ha confermato poco prima di lasciare il palco, ufficializzando che il suo tour solista più grande di sempre sarebbe partito a ottobre, per la precisione il 14.
Annunciato come il Live From The Swamp Tour, la leg nordamericana di date si chiude il 10 novembre ed è ancora, tecnicamente, “a supporto” di Alligator Bites Never Heal, dato che Doechii ha pubblicato solo due singoli dall’uscita del mixtape: “Nosebleeds” e la versione ufficiale in studio della sua sessione di maggio 2020 Coven Studio Session freestyle di “Anxiety”.
Per questo nuovo giro di Alligator Bites Never Heal, la principessa della palude – oggi superstar globale – ha spinto il suo storytelling, già affilatissimo, a un nuovo livello. Incentrato sul tema della “Scuola di hip hop” di Doechii, l’intero show era costruito attorno a una serie di “lezioni” dell’artista: da “Wordplay” a “Sex Education”.
Il programma sonoro della serata era curato in modo impeccabile: la scaletta comprendeva quasi tutto Alligator Bites Never Heal, intervallata da deep cuts, classici e cover.
Proiettati su un maxi schermo al centro del palco e su due verticali ai lati, i visual sono stati fondamentali per la narrazione. Probabile che Doechii abbia preso spunto da Beyoncé, offrendo una miriade di interludi on-screen d’impatto, sorretti da brani tematici ad alto ottanaggio.
A proposito di Bey, ha regalato un freestyle su “America Has a Problem”, uno dei picchi del set. Ha anche remixato “360” di Charli XCX in “Persuasion” sotto una luce verde brillante, e ha citato il suo momento virale “Met Gala Umbrella” durante “Alter Ego”.
Se lo scorso anno la scenografia puntava forte sulla fisicità della palude, per questo tour ha scelto un impianto unico e più essenziale: un enorme boombox argentato al centro del palco. La struttura, slanciata e modulare, prevede uno scivolo per lato, una pedana sopra e un’apertura centrale. Doechii entra scivolando su un banco di scuola mobile, con i libri impilati sul ripiano.
DJ Miss Milan resta perlopiù appostata nell’apertura centrale, affiancando Doechii per il secondo tour di fila. La loro sintonia brilla – soprattutto nel suo cameo da terapeuta durante “DENIAL IS A RIVER”. A New York City ha condotto lo show completamente da sola; altrimenti, ha portato in scena un parterre del meglio di New York City a sedere al tavolo da pranzo durante “Crazy”, tra cui Julia Fox, Anok Yai e Ravyn Lenae.
Altri momenti clou dello show di New York City hanno incluso, ovviamente, il look curato da Sam Woolf. Gli outfit scelti variano nel corso del tour, mantenendo però un unico mood per sera.
“Swamp Bitches” ha fatto tremare la sala, mentre, sotto una luce verde brillante, su “Stressed” ha messo in mostra la voce, intrecciando riff di “Everybody Loves The Sunshine” di Roy Ayers. Così anche “Anxiety”, con il brano che entrava e usciva dal sample di “Somebody That I Used To Know”. Nel set di NYC è arrivato anche il debutto in tour di “What It Is”.
Anche mentre sfiora un livello di fama intoccabile, resta percepibile, quasi a portata di mano: non solo immerge il pubblico nella narrazione del tour, ma lo coinvolge direttamente. Proprio come aveva fatto con il primo Alligator Bites Never Heal tour, ci ha istruiti con una vera e propria style guide in forma di syllabus prima della partenza del tour.
Rende il suo status da superstar accessibile; mettere in dialogo la celebrità globale con la comunità locale è una dicotomia che solo Doechii sa decifrare – e lo fa dannatamente bene.


















